Draghi duro con l’Italia “Occupazione al palo Grecia meglio di voi”
Elena Polidori
«Draghi duro con l’Italia “Occupazione al palo Grecia meglio di voi”. “Due nuovi posti su tre sono precari”. “I conti pubblici deviano troppo e la vigilanza europea non funziona”». La Repubblica, 18 dicembre 2015

Nelle pieghe dell’ultimo Bollettino della Bce, sempre molto cauto sulla ripresa che è debole e piena di rischi, ci sono diverse brutte notizie sull’Italia e il lavoro. L’Eurotower è dura. Dice per esempio che, da noi, l’occupazione è al palo mentre altrove in Europa aumenta; che la Grecia ha fatto meglio; che 2 su 3 dei nuovi posti di lavoro il 63% - sono precari, o a tempo determinato, o stagionale.

«Questo accade quando si fanno i provvedimenti avendo la presunzione di conoscere e non avendo il coraggio di confrontarsi sulla realtà» accusa il leader della Cgil Camusso. In realtà il Bollettino, nel citare quest’ultimo dato- politicamente tra i più sensibili- mette a confronto il secondo trimestre 2013 con lo stesso periodo del 2015 e dunque non può tener troppo nel conto il Jobs Act che entra in vigore a marzo. Sconta invece la decontribuzione, cioè l’esonero contributivo per i nuovi assunti a tempo indeterminato, scattato invece il primo gennaio.

Ma al di là dell’impatto delle riforme, dall’analisi di questi esperti emerge una Italia a passo di lumaca sul fronte del lavoro, mentre per esempio Germania e Spagna hanno contribuito per quasi due terzi all’incremento del numero degli occupati nell’area euro nel secondo trimestre. E come se non bastasse, da noi come in Spagna frena pure la crescita dell’occupazione femminile.

Il Bollettino Bce arriva all’indomani del rialzo dei tassi deciso dalla Fed e salutato con una certa euforia dalle Borse europee. Le piazze finanziarie Ue volano, di fronte al primo aumento del costo del denaro dal 2006. I listini corrono tutti, come fosse un rally, per poi rallentare nel finale con Wall Street. Milano da sola guadagna l’1,48% .

Gli analisi s’aspettano tre rialzi dei tassi nel 2016 da parte della Fed, sicura sulla salute dell’economia americana e certa di non intravedere rischi di recessione all’orizzonte, secondo le rassicurazioni del presidente JanetYellen.

La Bce di Mario Draghi, invecce, scatta un quadro più cauto: ci sono ancora pericoli per la crescita, rischi geopolitici legati alle incertezze dell’economia mondiale. L‘afflusso dei rifugiati potrebbe pesare sui bilanci di alcuni paesi, quali l’Italia, con un impatto sui conti pubblici dello 0,2%.

Ed è duro il giudizio della Bce sui bilanci pubblici. Con l’Italia, accusata di deviare troppo dalle regole, come anche il Belgio. Ma pure con le autorità Ue: la clausola sulle riforme strutturali e sugli investimenti, per esempio,introdotte dalla Commissione a gennaio «può ridurre in maniera sostanziale i requisiti di aggiustamento strutturale », per i paesi ad alto debito. La stessa vigilanza Ue sui conti è giudicata al dunque poco trasparente e asimmetrica.

«Continua l’azione del governo a sostegno della crescita e dell’occupazione in un quadro di progressivo consolidamento della finanza pubblica per il 2016», puntaulizza il ministro Padoan. Dal suo osservatorio inoltre la ripresa dell’economia italiana si sta rafforzando, nonostante lo scenario internazionale sia più difficile. «Se guardiamo a 12 mesi fa la situazione è radicalmente diversa. Occorre ora rendere la ripresa robusta per trasformarla da ciclica a strutturale ».

Una modificazione che farebbe bene anche al lavoro, sia italiano che europeo. Il tasso di disoccupazione nell’area dell’euro «rimane elevato e, con l’attuale ritmo a cui si sta riducendo, occorrerà molto tempo prima che si torni ai livelli pre-crisi», è il monito del Bollettino. E più avanti: «Con circa 7 milioni di persone (5% della forza lavoro) che lavorano attualmente a tempo parziale per mancanza di un’occupazione a tempo pieno e con oltre 6 milioni di lavoratori scoraggiati (coloro che hanno rinunciato a cercare un’occupazione) il mercato del lavoro nell’area dell’euro rimane nettamente più debole di quanto indicato dal solo tasso di disoccupazione”.

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