New town e «vecchi» balconi
Serena Giannico
Gli errori truffaldini compiuti da malgovernanti  (in questo caso Berlusconi) ai danni del territorio e dei suoi abitanti qualcuno li paga: purtroppo mai cil maggiore colpevole. Il manifesto, 20 ottobre 2015


Espo­nenti della Pro­te­zione civile inqui­siti per aver truf­fato la Pro­te­zione civile. Espo­nenti della Pro­te­zione civile che tor­nano e ritor­nano pro­ta­go­ni­sti di inchie­ste nell’Aquila del disa­stro. Sta­volta è comin­ciata con un bal­cone crol­lato e, dopo poco più di un anno di accer­ta­menti e con­su­lenze, la Pro­cura dell’Aquila ha chiuso l’inchiesta sul tra­collo di quel bal­cone, in una palaz­zina del pro­getto Case (gli alloggi anti­si­smici prov­vi­sori tirati su nel post ter­re­moto) in loca­lità Cese di Pre­turo, sulle con­di­zioni di cen­ti­naia di altri bal­coni e sulle moda­lità che hanno por­tato alla loro realizzazione.

Gli inda­gati sono 37, sospet­tati di aver imbro­gliato e rag­gi­rato, per milioni di euro, Stato e Pro­te­zione civile. Le veri­fi­che hanno por­tato al seque­stro di 800 bal­coni in 494 appar­ta­menti (su 4.500) delle 19 new town esi­stenti, che hanno ospi­tato oltre 16 mila sfol­lati e che ancora oggi danno rico­vero a migliaia di cit­ta­dini. Le accuse, a vario titolo, sono di crollo col­poso, truffa in pub­bli­che for­ni­ture e una serie di falsi. Nei guai pro­get­ti­sti, inge­gneri, diri­genti del comune dell’Aquila, impren­di­tori di molte regioni d’Italia, collaudatori.

Secondo la magi­stra­tura il legno uti­liz­zato e for­nito per la costru­zione dei bal­coni non risulta con­forme alle pre­scri­zioni nor­ma­tive, non pre­senta alcuna cer­ti­fi­ca­zione in merito all’idoneità e i pan­nelli mul­ti­strato non hanno alcun tipo di col­lante, il che ne riduce la resi­stenza nel tempo (una parte di essi sta mar­cendo). Gli inda­gati, a vario titolo, avreb­bero indotto in errore la pre­si­denza del con­si­glio dei mini­stri, Dipar­ti­mento della Pro­te­zione civile, che avrebbe ero­gato più di 18 milioni di euro. I pm, inol­tre, con­te­stano il danno pro­cu­rato e di avere agito appro­fit­tando della situa­zione di neces­sità degli sfol­lati, del con­te­sto emer­gen­ziale, e di aver com­messo il fatto con abuso di potere. I resi­denti avreb­bero più volte segna­lato, agli uffici muni­ci­pali, l’inconsistenza e la scarsa tenuta di quei bal­coni, ma nes­suno li avrebbe mai presi in considerazione.

Tra gli inqui­siti “cele­bri” Gian Michele Calvi, pro­get­ti­sta e diret­tore dei lavori del pro­getto Case, e Mauro Dolce, diret­tore dell’Ufficio rischio sismico di Pro­te­zione civile e respon­sa­bile unico del pro­getto. I due sono impu­tati anche nel pro­cesso alla Com­mis­sione grandi rischi, riu­nita a L’Aquila il 31 marzo 2009, (in primo grado sono stati con­dan­nati a sei anni, in secondo assolti) per aver for­nito alla popo­la­zione, a una set­ti­mana dal deva­stante sisma, mes­saggi tran­quil­liz­zanti. Entrambi sono poi coin­volti nella vicenda degli iso­la­tori sismici fal­lati, le ’molle’ instal­late sotto le palaz­zine del pro­getto Case, risul­tate ina­datte allo scopo: Dolce è stato con­dan­nato a un anno, Calvi è ancora imputato.
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