Neet e Expat: i giovani che stiamo perdendo
Alessandro Rosina
«Su Marte vive una popolazione di circa tre milioni di under 35 italiani. Sono abitanti di un mondo a parte, molto eterogeneo, lontano dalle politiche del nostro Paese». La Repubblica Milano, 2 ottobre 2015

È difficile fare politiche mirate ed efficaci se mancano dati basilari sulla realtà su cui si vuole intervenire. Un chiaro esempio riguarda la condizione dei giovani. Ne abbiamo sempre meno e ne perdiamo sempre di più, nel senso che proprio non sappiamo dove sono e cosa fanno. Ci riferiamo in particolare a due categorie in forte crescita di under 35, identificate con termini non utilizzati nelle generazioni precedenti a testimonianza delle specificità che le caratterizzano. Si tratta dei Neet e gli Expat.

In entrambi i casi sappiamo che non sono più a scuola e non sono nemmeno all’interno del mondo del lavoro italiano. Sono altrove, finiti fuori dal radar del sistema Paese. I Neet sono soprattutto giovani con istruzione medio-bassa che conclusi con più o meno successo gli studi non riescono a trovare pieno inserimento nel mercato del lavoro. Nei Paesi con sistemi informativi e politiche più efficienti, chi cerca lavoro è in larga parte registrato nei servizi pubblici per l’impiego e chi abbandona precocemente gli studi viene inserito in una base dati apposita ed entra in un programma specifico di monitoraggio e supporto. In Italia solo una piccola quota si iscrive ai centri per l’impiego e dopo un anno e mezzo dall’avvio, anche il Piano Garanzia giovani è riuscito solo in minor parte a raggiungerli.

Il dato più recente indica circa 800 mila registrati su un totale di circa due milioni e quattrocento mila Neet. Ci sono quindi oltre un milione e mezzo di giovani che non studiano e non lavorano che, per quanto ne sanno le istituzioni italiane, potrebbero trovarsi su Marte.
Andrebbero poi aggiunti anche gli inattivi tra i 30 e i 34 anni dei quali il progetto GaranzIa giovani non si occupa ma che rappresentano almeno un altro milione di persone.
Gli Expat sono invece i giovani dinamici e intraprendenti, spesso con alto capitale umano, che hanno lasciato l’Italia per cercare qualche opportunità di ulteriore formazione o miglior lavoro all’estero. Secondo l’Istat nei soli ultimi cinque anni hanno lasciato l’Italia, formalizzando tale scelta con il trasferimento di residenza, quasi 100mila giovani tra i 15 e i 34 anni. Secondo l’Aire (Anagrafe degli italiani residenti all’estero) in tale fascia d’età i connazionali che risiedono in un altro Paese sono nel complesso oltre un milione.

Come ben noto l’Anagrafe estera da un lato contempla anche i nati all’estero da cittadini italiani, d’altro lato sottostima fortemente gli Expat. Va sottolineato che negli anni più recenti i flussi di uscita riguardano le regioni più avanzate, come la Lombardia, e le persone più qualificate. Sempre secondo l’Istat la percentuale di dottori di ricerca emigrati è quasi raddoppiata, dal 7 per cento di chi ha conseguito il titolo nel 2006 al 13 per cento di chi si è dottorato nel 2010. Non esiste però un registro che individualmente ci dica chi sono, dove si trovino e cosa stiano facendo. Molti di loro sarebbero interessati e disponibili a instaurare rapporti di collaborazione con il Paese di origine, ma anch’essi, per quanto ne sanno le istituzioni italiane, potrebbero trovarsi su Marte. Di fatto su Marte vive una popolazione di circa tre milioni di under 35 italiani. Sono abitanti di un mondo a parte, molto eterogeneo, lontano dalle politiche del nostro Paese e sconnessi dal modello di sviluppo italiano. Potenziali risorse ignorate e inutilizzate.
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