Il premier israeliano conferma la linea
Michele Giorgio
«Il premier israeliano conferma la linea dura. Non ha capito che i pale­sti­nesi non accet­tano la nor­ma­liz­za­zione dell’occupazione israe­liana. Rifiu­tano che i coloni israe­liani pos­sano svol­gere nei ter­ri­tori che occu­pano quell’esistenza nor­male che a loro viene negata». Il manifesto, 8 ottobre 2015 (m.p.r.)


«Abbiano vis­suto periodi più dif­fi­cili di que­sti. Supe­re­remo que­sta ondata di ter­ro­ri­smo gra­zie alla nostra deter­mi­na­zione, alla respon­sa­bi­lità e alla coe­sione nazio­nale». Benya­min Neta­nyahu non ha dubbi sulla linea por­tata avanti sino ad oggi. Resterà quella del pugno di ferro. Il pre­mier israe­liano non ha com­preso che più si farà pesante e san­gui­nosa la repres­sione e più gli sfug­girà di mano la situa­zione. Non ha capito che i pale­sti­nesi non accet­tano la nor­ma­liz­za­zione dell’occupazione israe­liana di Geru­sa­lemme Est e della Cisgior­da­nia. Rifiu­tano che i coloni israe­liani pos­sano svol­gere nei ter­ri­tori che occu­pano ille­gal­mente quell’esistenza nor­male che a loro viene negata sotto il regime mili­tare.
Gli omi­cidi di quat­tro israe­liani com­piuti da pale­sti­nesi nell’ultima set­ti­mana sono davanti agli occhi di tutti, sono stati rac­con­tati e ampia­mente con­dan­nati. Invece meno spa­zio tro­vano gli omi­cidi e le ucci­sioni di pale­sti­nesi. Chi ricorda la morte orri­bile del pic­colo Ali Dawab­sha, bru­ciato vivo poco più di due mesi fa, e che i suoi assas­sini sono sem­pre liberi? I pale­sti­nesi autori delle ucci­sioni dei quat­tro cit­ta­dini israe­liani al con­tra­rio sono stati cat­tu­rati o uccisi. In que­ste ore in cui i governi occi­den­tali si strin­gono intorno al primo mini­stro Neta­nyahu espri­mendo soli­da­rietà a Israele e alle fami­glie delle vit­time degli ultimi atten­tati, dovreb­bero anche doman­darsi quale strada poli­tica, oltre l’inutile “nego­ziare per nego­ziare” che va avanti da 22 anni, è stata lasciata ai pale­sti­nesi per rag­giun­gere la libertà e l’indipendenza.

Anche per que­ste ragioni il pre­si­dente dell’Anp Abu Mazen appare più iso­lato dopo l’appello alla fine delle pro­te­ste che ha lan­ciato due giorni fa e che ha riba­dito ieri in una inter­vi­sta al quo­ti­diano Haa­retz. Quasi tutte le orga­niz­za­zioni pale­sti­nesi, a par­tire dalla sini­stra gui­data dal Fronte Popo­lare, hanno igno­rato le sue parole e con­ti­nuano a mobi­li­tare la popo­la­zione con­tro coloni e sol­dati israeliani.

Si mol­ti­pli­cano gli attac­chi con­tro i coloni israe­liani che per­cor­rono le strade della Cisgior­da­nia e anche le rap­pre­sa­glie e le aggres­sioni dei coloni con­tro i vil­laggi pale­sti­nesi, troppo spesso igno­rate o sot­to­va­lu­tate. E le azioni indi­vi­duali di pale­sti­nesi armati di col­tello si allar­gano al ter­ri­to­rio israeliano. Un 17enne di Yatta, Amjad Jundi, ha attac­cato a Kiryat Gat (a est di Ash­qe­lon) un mili­tare pro­vando a pren­der­gli l’arma ma è stato ucciso. Poco dopo un altro gio­vane di Hebron ha col­pito alcuni israe­liani a Petach Tikva ed è stato ferito dal fuoco di agenti pre­senti in zona. Una dina­mica simile all’attacco avve­nuto ieri mat­tina alla Porta dei Leoni, uno degli ingressi della città vec­chia di Geru­sa­lemme, dove una ragazza di 18 anni, Shu­roq Dwa­yat, è stata ferita da un colono che aveva ten­tato di col­pire con un col­tello. Poco dopo ingenti forze di poli­zia hanno lan­ciato un raid nel sob­borgo di Sur Baher per per­qui­sire l’abitazione della gio­vane inne­scando vio­lente pro­te­ste e inci­denti. Una colona, Rivi Ohayon, dell’insediamento di Tekoa (a sud di Betlemme) ha denun­ciato alla poli­zia di aver subito un ten­ta­tivo di lin­ciag­gio di parte di gruppi di gio­vani pale­sti­nesi che, nei pressi di Beit Sahour, ave­vano bloc­cato e dan­neg­giato a colpi di pie­tra la sua auto­mo­bile (la donna è rima­sta ferita). Il fuoco dei sol­dati israe­liani ha ferito due palestinesi.

Per tutto il giorno sono girate voci dell’uccisione da parte dei sol­dati israe­liani, vicino Ramal­lah, di uno stu­dente pale­sti­nese ma in serata il gio­vane era ancora vivo anche se gra­ve­mente ferito. In rete è cir­co­lato un fil­mato girato da una tv locale pro­prio durante gli scon­tri che hanno coin­volto lo stu­dente ferito e che mostra mili­tari israe­liani che si fin­gono pale­sti­nesi per infil­trarsi fra di loro. All’inizio della sequenza si nota un gruppo di pale­sti­nesi col volto coperto che lan­ciano sassi con­tro un’unità dell’esercito e scan­dire slo­gan. A un certo punto que­sti “pale­sti­nesi” si rive­lando degli infil­trati e si sca­gliano con­tro quelli che sem­bra­vano essere loro com­pa­gni e li tra­sci­nano a forza verso i sol­dati. Subito dopo i mili­tari infie­ri­scono su un dimo­strante - a terra, iso­lato - e lo pren­dono a calci ripetutamente.
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