Difetto collaterale
Tommaso di Francesco
«Aumen­tano i deserti chia­mati pace e la dispe­ra­zione umana che fugge senza meta verso un imma­gi­na­rio Occi­dente, ricco ma cru­dele e respon­sa­bile delle tra­ge­die in corso». Articoli di Tommaso di Francesco ed Emanuele Giordano, e una dichiarazione di Gino Strada. Il manifesto, 15 ottobre 2015



DIFETTO COLLATERALE
di Tommaso di Francesco

«Scu­sate tanto, è stato un errore», così i comandi dell’aviazione Usa e Nato si sono rivolti all’opinione pub­blica afghana e inter­na­zio­nale e all’organizzazione Medici Senza Fron­tiere, dopo che i «nostri» cac­cia­bom­bar­dieri, della nostra coa­li­zione dei buoni, ha col­pito ieri una, due tre volte l’ospedale di Kun­duz che tutti cono­scono, visi­bile da chi­lo­me­tri e nelle mappe di ogni ammi­ni­stra­zione civile o mili­tare. Assas­si­nati 12 medici e 7 pazienti, anche bam­bini tra le vittime.

È la guerra afghana che dura più di quella del Viet­nam, giu­sti­fi­cata per ven­di­care l’11 set­tem­bre con decine di migliaia di vit­time e nella quale gli effetti col­la­te­rali, vale dire le vit­time civili dei raid aerei, sono stati un ele­mento strut­tu­rale del ter­rore «neces­sa­rio» dei bom­bar­da­menti aerei. Con risul­tati poli­tici deter­mi­nanti, come la dele­git­ti­ma­zione dell’alleato pre­si­dente Hamid Kar­zai, poi uscito di scena, che, dopo stragi con cen­ti­naia di morti e le pro­te­ste popo­lari sulle quali è cre­sciuto il ruolo dei tale­bani, si era sca­gliato con­tro il Pen­ta­gono, cioè l’ufficiale paga­tore che lo teneva al potere.

Torna il para­digma della guerra mai con­clusa. Un obiet­tivo della destra ame­ri­cana neo­con che appare più che rea­liz­zato. Il mondo torna a slab­brarsi lì dove «ci stiamo riti­rando, la pace è fatta».

C’è la Siria al cen­tro, no torna l’Afghanistan e di Iraq meglio tacere, com’è meglio oscu­rare lo smacco in primo luogo ita­liano in Libia. Aumen­tano i deserti chia­mati pace e la dispe­ra­zione umana che fugge senza meta verso un imma­gi­na­rio Occi­dente, ricco ma cru­dele e respon­sa­bile delle tra­ge­die in corso.

È così, gli «effetti col­la­te­rali» afghani river­be­rano sul pre­sente della crisi in Siria l’intero spec­chio delle stragi com­messe dall’alto di migliaia di piedi, dal cielo — è l’eroismo dei top gun, quello di non scen­dere sul campo con gli sti­vali dopo la pro­pa­ganda nega­tiva delle bare di rien­tro dei mili­tari occi­den­tali. Ma come si fa a rac­con­tare ancora la favola degli errori o meglio degli «effetti collaterali»?

Se per col­pire ipo­te­tici ter­ro­ri­sti — così ora «giu­sti­fica» l’alleato il governo di Kabul -– si bom­barda den­tro una città intera con mis­sili Cruise e mici­diali Clu­ster bomb? Ora Kun­duz resterà come una mac­chia, ancora impu­nita, sulla fedina sporca del mili­ta­ri­smo uma­ni­ta­rio, l’ideologia bel­li­ci­sta che domina l’Occidente demo­cra­tico. Con in più sta­volta l’evidenza di avere fatto strage dell’umanitario vero che legit­ti­ma­mente opera sul campo, come Medici Senza Fron­tiere o come è già acca­duto per Emergency.

Il fatto è che la guerra e le armi invece dell’effetto appa­iono sem­pre più come il difetto col­la­te­rale e nasco­sto di un Occi­dente impe­gnato nei dik­tat eco­no­mici per la gover­vance glo­bale del capi­ta­li­smo rimasto.

A domi­nare, per chi vuole vedere, è lo spec­chio delle male­fatte che si rifran­gono una den­tro l’altra. Che impe­di­sce per­fino ad Obama di par­lare sere­na­mente e stra­te­gi­ca­mente della guerra in Siria, ancora rac­con­tata come il campo dei raid nostri «buoni» (che tutt’al più fanno appunto «effetti col­la­te­rali») e quelli cat­tivi, russi (che ucci­dono civili); dove ci sarebbe un ter­ro­ri­smo «com­bat­tente e buono», orga­niz­zato dalla Cia e che quindi non va col­pito, e quello cat­tivo del «nemico» Isis, ormai tar­get comune. Dimen­ti­cando che per entrambi c’è stata la coa­li­zione degli «Amici della Siria» che gra­zie ai fondi dell’Arabia sau­dita e delle petro­mo­nar­chie del Golfo, ha acceso il fuoco di quel con­flitto da almeno tre anni. E infatti Obama non ci rie­sce, non rie­sce ad uscire dal mili­ta­ri­smo uma­ni­ta­rio ed è costretto a subire l’intervento russo che — sem­pre san­gui­noso è, non dimen­ti­chia­molo — spa­ri­glia almeno la par­tita e si muove per una solu­zione che non può essere, nem­meno in Siria, mili­tare. E men­tre è all’ordine del giorno la Siria, Obama è costretto a vedere che c’è in casa, negli Stati uniti, un nemico che fa più vit­time del Calif­fato: il ter­ro­ri­smo dome­stico di una guerra civile stri­sciante ame­ri­cana che fa 11mila morti l’anno.

Meglio non vedere que­sto difetto col­la­te­rale allora. E silen­ziare — avete visto un gior­na­lone ancor­ché giu­sti­zia­li­sta che ne parli? — il fatto che da ieri l’Italia, con Spa­gna e Por­to­gallo, sia per un mese il «campo di bat­ta­glia»» delle più grandi mano­vre mili­tari Nato — la stessa dei raid sull’ospedale di Kun­duz — dalla caduta del Muro di Ber­lino. Pronto a nuove avven­ture, distru­zioni e spese mili­tari. Fin­ché c’è guerra c’è speranza.

«La guerra è crudeltà senza regole né rispetto per nessuno e dunque senza regole e rispetto per gli ospedali o per i feriti» È il commento a caldo che Gino Strada, un chirurgo che l’Afghanistan ce l’ha nel cuore, affida a il manifesto. Ma c’è soprattutto il disprezzo per la guerra in sé nel cuore e nelle parole del fondatore di Emergency, e il primo italiano ad aver appena vinto per la sua attività umanitaria il Right Livelihood Award del Parlamento svedese (il cosiddetto Nobel alternativo).
«Sì - aggiunge - pura crudeltà: un ospedale viene bombardato dalle forze Nato in Afghanistan. Per errore, certo, come per errore in questi anni sono stati uccisi più di 19 mila civili! In realtà - dice Strada riferendosi al recente caso di Msf a Kunduz - non esistono convenzioni e non esiste diritto umanitario che possa impedire alla guerra di rivelarsi per quello che è: un massacro di civili, donne, bambini, medici e infermieri. Nessuno viene risparmiato. Il bombardamento di un ospedale è l’evidenza stessa della brutalità della guerra».

Quando gli chiediamo se ritenga che il bombardamento dell’ospedale di Medici senza frontiere a Kunduz sia o meno un atto deliberato, risponde così: «Non voglio nemmeno entrare in considerazioni di questo tipo per un fatto che è comunque inaccettabile: se poi si è trattato di un atto deliberato o se invece è stato un errore, se si è trattato di una scelta fatta a tavolino da un gruppo di idioti o se è invece stato uno sbaglio, tutto questo mi sembra totalmente irrilevante quanto inaccettabile. Tutto – conclude – è già nella guerra ed è inutile stupirsi. È inutile svegliarsi improvvisamente per una cosa che è sempre successa, succede e succederà se c’è una guerra. La guerra non si può umanizzare, si può solo abolire».


GINO STRADA: «CRUDELTÀ SENZA REGOLE NÉ RISPETTO»
di Emanuele Giordano

«La guerra è cru­deltà senza regole né rispetto per nes­suno e dun­que senza regole e rispetto per gli ospe­dali o per i feriti» È il com­mento a caldo che Gino Strada (nella foto), un chi­rurgo che l’Afghanistan ce l’ha nel cuore, affida a il mani­fe­sto.

Ma c’è soprat­tutto il disprezzo per la guerra in sé nel cuore e nelle parole del fon­da­tore di Emer­gency, e il primo ita­liano ad aver appena vinto per la sua atti­vità uma­ni­ta­ria il Right Live­li­hood Award del Par­la­mento sve­dese (il cosid­detto Nobel alternativo).

«Sì – aggiunge — pura cru­deltà: un ospe­dale viene bom­bar­dato dalle forze Nato in Afgha­ni­stan. Per errore, certo, come per errore in que­sti anni sono stati uccisi più di 19 mila civili! In realtà – dice Strada rife­ren­dosi al recente caso di Msf a Kun­duz — non esi­stono con­ven­zioni e non esi­ste diritto uma­ni­ta­rio che possa impe­dire alla guerra di rive­larsi per quello che è: un mas­sa­cro di civili, donne, bam­bini, medici e infer­mieri. Nes­suno viene rispar­miato. Il bom­bar­da­mento di un ospe­dale è l’evidenza stessa della bru­ta­lità della guerra».

Quando gli chie­diamo se ritenga che il bom­bar­da­mento dell’ospedale di Medici senza fron­tiere a Kun­duz sia o meno un atto deli­be­rato, risponde così: «Non voglio nem­meno entrare in con­si­de­ra­zioni di que­sto tipo per un fatto che è comun­que inac­cet­ta­bile: se poi si è trat­tato di un atto deli­be­rato o se invece è stato un errore, se si è trat­tato di una scelta fatta a tavo­lino da un gruppo di idioti o se è invece stato uno sba­glio, tutto que­sto mi sem­bra total­mente irri­le­vante quanto inac­cet­ta­bile. Tutto – con­clude – è già nella guerra ed è inu­tile stu­pirsi. È inu­tile sve­gliarsi improv­vi­sa­mente per una cosa che è sem­pre suc­cessa, suc­cede e suc­ce­derà se c’è una guerra. La guerra non si può uma­niz­zare, si può solo abolire».
Sullo stesso tema
Gianni Ferrara
Una visione ottimistica della proposta di "modifica ragionevole" della Costituzione. Se son rose fioriranno, e a noi le rose piacciono.
Stefano Rodotà
«Il premier Renzi governa come se ci fossero già l’Italicum e la nuova Costituzione. Il presidente Mattarella non distoglierà lo sguardo da questa situazione. Il bipolarismo crolla ma non c’entra il populismo. I partiti non sanno più leggere la società» Intervista di Andrea Fabozzi.
Alfonso Gianni
Tra le cose nelle quali Renzi eccelle, e supera di gran lunga i suoi predecessori, è l'arte di sparare balle. I picchi della menzogna sono più alti. Ma più profonde ci sembrano le valli della credulità. Qualcuno che sa vedere dietrio il fumo per fortuna c'è ancora: gli auguriamo lunga vita
Ultimi post
Eddyburg
Sono passati due anni dalla scomparsa di Edoardo Salzano. Un urbanista che non ha mai smesso di analizzare le trasformazioni urbane. Un intellettuale libero e coraggioso che con determinazione guardava avanti e non si arrendeva davanti alle ingiustizie. Un maestro. Lo ricordiamo ripubblicando uno dei suoi scritti, ancora profondamente attuale, sul mestiere dell'urbanista.
Eddyburg
Un iniziativa per ragionare sulla questione della casa a cinquant’anni dall’approvazione della prima legge per l’edilizia residenziale pubblica. Il progressivo abbandono delle politiche di edilizia residenziale ha determinato nuove disuguaglianze, aggravato i problemi pregressi, amplificato i divari territoriali, che il Covid ha accentuato e reso ancora più evidenti. Vogliamo discuterne in questo seminario organizzato in due sessioni, che riprende le vertenze che portarono all’approvazione della legge, racconta la parabola inversa delle politiche pubbliche fino al loro sostanziale azzeramento, per poi ricollegarsi all’attualità toccando attraverso alcuni casi emblematici della questione della casa in Italia.
Eddyburg
Cliccando nella barra in alto potete accedere a tutti gli articoli inseriti in oltre diciotto anni di attività e impegno per una cultura dell'abitare fruire e governare il territorio che sia suscettibile di assicurare condizioni di vita soddisfacenti sotto il profilo dell'equità e della libertà di accesso ai beni comuni, della capacità e possibilità di partecipare al governo della cosa pubblica. E' ancora una versione provvisoria del sito, perciò alcune cose funzionano male o presentano degli errori. Ci stiamo adoperando per sistemare tutto nel più breve tempo possibile.
Eddyburg
Il programma definitivo della prima edizione dei seminari di eddyburg
Redazione di eddyburg
Nell’anniversario della scomparsa di Eddy Salzano il 23 settembre abbiamo organizzato un’iniziativa per ricordare l’importanza e l’attualità del suo pensiero e della sua attività. Qui le videoregistrazioni della I Sessione del convegno “Eddy Salzano: le tappe di un percorso politico e culturale per una città più giusta” con gli interventi di Mauro Baioni, Giulio Tamburini, Vezio De Lucia, Paolo Berdini, Roberto Camagni, Anna Marson, Maria Pia Guermandi, Giancarlo Storto, Giancarlo Consonni, Paolo Baldeschi.
CopyrightMappa del sito
© 2021 Eddyburg