Marino nemico di ogni criminalità
Giovanni Caudo

Finalmente qualcuno che racconta come stanno ifatti, e per quali ragioni si sia scatenato un attacco concentrico control'unico sindaco che abbia concretamente lavorato contro le mafie che da qualchedecennio operano indisturbate nel Comune di Roma. Corriere della Sera, ed,Roma, 1settembre 2015

L’indagine di Mafia Capitale è una opportunità per la città che spetta alla politica cogliere. Sono le parole di Pignatone nei giorni degli arresti del dicembre scorso. Il sindaco Marino è «l’Antimafia Capitale» da molto prima di Mafia Capitale, dalle primarie, dalla campagna elettorale. Quando governi e cambi sui rifiuti, nel modo di fare il bilancio, nell’urbanistica, nel personale, sei il nemico di ogni forma di mafia. Ma nessuno discute nel merito i cambiamenti intrapresi; la critica interessata amplifica la polemica sui risultati non ancora raggiunti per minare il consenso del sindaco. Acqua, energia, rifiuti e urbanistica sono da sempre i mercati monopolistici radicati a Roma che valgono miliardi di euro e su cui poteri locali «tutt’altro che forti», si sono accomodati ed esercitano con il potere di veto quello che Sorrentino ne «La Grande Bellezza» ha colto benissimo: a Roma il potere non si vede nelle feste esclusive, il vero potere sta nel non farle fare.

Quando da una buca dove gettare la spazzatura si passa alla raccolta differenziata e si progettano gli ecodistretti, dai debiti sistematici si passa al risanamento del bilancio, dalle varianti di piano per rendere edificabile l’Agro Romano alla trasformazione dell’esistente, quando crei le condizioni perché gli investitori esteri tornino, hai messo in campo una visione di città di respiro internazionale. Questo è il modo più efficace per combattere Mafia Capitale. Con Marino lo stiamo facendo dall’inizio del mandato perché lo abbiamo promesso ai romani e perché Roma è la Capitale. Cogliere l’opportunità di mafia capitale vuol dire impegnarsi per il lavoro. Roma non è più solo la città dei ministeri, ma non ha ancora ridefinito la nuova base economica. Nelle trasformazioni urbane Roma accusa un ritardo di almeno venti anni, altre città che hanno avuto mutazioni profonde del loro modello di sviluppo economico, penso a Torino, hanno affrontato per tempo la crisi, a Roma si è balbettato e per anni si è ignorato il problema (mi chiedo come possano molti protagonisti responsabili di questo ritardo sentenziare sul presente?).

Bisogna dare continuità al «cantiere del cambiamento di Roma» insieme a tutte le forze sociali ed economiche per l’oggi e il domani della Capitale. Cogliere l’opportunità è innovare. Il modello organizzativo del Campidoglio è obsoleto. La questione del salario, del personale, dei dirigenti, si intreccia con il modello organizzativo. Bisogna aprire le porte alle nuove leve; sono centinaia i tecnici nelle graduatorie in attesa, il governo con un intervento legislativo ad hoc ci consenta di assumerli, prendiamo i migliori e formiamo i nuovi dirigenti. È la «rotazione» più efficace contro la collusione e la corruzione. Lavoriamo perché l’azione di rinnovamento, tanto riformista quanto radicale, che abbiamo messo in campo dall’inizio non si affievolisca.

Dobbiamo contrastare il rischio, se non le tentazioni,di una deriva burocratica/amministrativa che risponde alle sole esigenze contingenti e alla banalizzazione dell’istantaneo. L’amministrazione Marino è stata scelta dai romani nel 2013 con un programma e un mandato di cambiamento. È l’opportunità di cui parla Pignatone. Siamo ora ad un passaggio di fase importante, e dobbiamo scongiurare il rischio di una paralisi o di una mutazione programmatica che ne snaturerebbe il profilo rinnovatore. La Politica si pratica, e sono convinto che il sindaco Marino ha ancora un capitale politico di innovazione e di cambiamento da spendere con i romani. Basta spiegare le cose, non nascondere le verità, tornare a fare politica coinvolgendo la città.
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