La miseria morale della dirigenza neoliberista
Piero Bevilacqua
Europa e migranti. Finalmente una visione consapevole del dramma che stiamo vivendo: non è solo la Siria, non sono solo le guerre guerreggiate, è la guerra ostinata degli stati capitalisti del Nord e del Sud, dell'Est e dell'Ovest che ha generato per decenni miseria e oppressione, e prosegue ancora oggi. Il manifesto, 10 settembre 2015


Quando la glo­ba­liz­za­zione cessa di pre­sen­tarsi sotto forma di merci e di capi­tali, e assume l’aspetto di umani indi­vi­dui, addi­rit­tura di popoli in fuga, allora il pen­siero unico neo­li­be­rale pre­ci­pita in con­fu­sione. La libertà della sua assor­dante reto­rica riguarda i soldi e le cose, non gli uomini. Per le per­sone, la libertà di tran­sito non può essere uguale a quella delle merci. È fac­cenda più com­pli­cata. E dun­que la coe­renza teo­rica viene abban­do­nata e si passa all’uso delle mani.

Di fronte al feno­meno migra­to­rio il ceto poli­tico euro­peo, salvo rare ecce­zioni, è caduto negli ultimi mesi assai al di sotto dell’intelligenza nor­male delle cose, della capa­cità di cogliere non tanto la sovra­stante e incon­tra­sta­bile potenza di un pro­cesso sto­rico. In que­sto la mise­ria morale del suo atteg­gia­mento, che ha assunto la fac­cia truce dell’intransigenza con­tro i dere­litti del mondo, col tempo resterà incan­cel­la­bile più per il lato ridi­colo che per la fero­cia. Lea­der e uomini di governo ci sono apparsi nell’atto di voler svuo­tare l’oceano con il cuc­chiaino. Ma segno ancor più rile­vante di una medio­crità poli­tica senza pre­ce­denti è l’incapacità di rap­pre­sen­tare gli inte­ressi di lungo periodo dei rispet­tivi capi­ta­li­smi nazio­nali, di cui sono i solerti ser­vi­tori. Osses­sio­nati dalla con­ser­va­zione del loro potere, con l’occhio sem­pre fisso ai dati del con­senso per­so­nale, gover­nanti e poli­tici di varia taglia hanno di mira il solo scopo di vin­cere la com­pe­ti­zione elet­to­rale in cui sono peren­ne­mente impe­gnati con­tro avver­sari e sodali. E per­ciò sono spa­ven­tati dalle dif­fi­coltà dei pro­blemi orga­niz­za­tivi che l’arrivo dei migranti pon­gono nell’immediato.

La loro cam­pa­gna elet­to­rale può rice­verne solo danno. Se negli ultimi giorni le bar­riere sono cadute è per­ché – come è apparso chiaro – la vastità di massa e l’irruenza incon­te­ni­bile del movi­mento di popolo poteva, da un momento all’altro, pre­ci­pi­tare in un mas­sa­cro. Rischiava di rap­pre­sen­tare agli occhi del mondo, ancora in Europa, una nuova forma di olo­cau­sto nel glo­rioso terzo mil­len­nio. E la Ger­ma­nia, soprat­tutto la Ger­ma­nia, con il suo pas­sato, non poteva permetterselo.

Ma chi ha la testa sol­le­vata al di sopra della palude della nano­po­li­tica sa che il feno­meno migra­to­rio è di lunga data, è solo esploso a causa delle guerre recenti in Oriente e in Africa. L’Human Deve­lo­p­ment Report 2009, dedi­cato dalle Nazioni Unite a Human mobi­lity and deve­lo­p­ment, ricor­dava che «« Ogni anno, più di 5 milioni di per­sone attra­ver­sano i con­fini inter­na­zio­nali per andare a vivere in un paese svi­lup­pato.»» E i mag­giori e quasi esclu­sivi cen­tri di attra­zione erano e sono gli Usa e l’Europa.Una migra­zione immane che dalla metà del secolo scorso ha spo­stato circa 1 miliardo di per­sone fuori dai luo­ghi in cui erano nate. Come potrebbe essere diver­sa­mente? Il capi­ta­li­smo usa due potenti leve per sra­di­care i popoli dalle pro­prie terre.

La prima è quella dello “svi­luppo”, la tra­sfor­ma­zione delle eco­no­mie agri­cole in primo luogo, la distru­zione della pic­cola pro­prietà col­ti­va­trice a favore delle grandi aziende mec­ca­niz­zate, la nascita di poli indu­striali, lo svuo­ta­mento delle cam­pa­gne, la for­ma­zione di mega­lo­poli e di scon­fi­nate bidon­ville. E lo svi­luppo, che in tanti paesi avanza attra­verso vasti dibo­sca­menti e la rot­tura di equi­li­bri natu­rali seco­lari, il sac­cheg­gio neo­co­lo­niale delle risorse, genera anche altre migra­zioni: quella dei pro­fu­ghi ambien­tali, che fug­gono da inon­da­zioni o da pro­lun­gate siccità.

L’altra leva, sem­pre più attiva, è il potere incon­te­ni­bile di attra­zione che le società pro­spere dell’Occidente eser­ci­tano sulle menti delle popo­la­zioni immi­se­rite, depor­tate, segre­gate che si agi­tano nei vari angoli del mondo. Occorre tenerlo bene in mente: ogni giorno, anche nel più remoto vil­lag­gio afri­cano, gra­zie a un’antenna satel­li­tare va in onda lo spet­ta­colo della più fla­grante ingiu­sti­zia che lacera il destino delle genti sul nostro pia­neta. Uno spet­ta­colo gran­dio­sa­mente tra­gico che i dan­nati della Terra non ave­vano mai visto nei secoli e nei decenni pas­sati. I mise­ra­bili, gli affa­mati, gli inva­lidi, i reclusi, le donne segre­gate, pos­sono vedere dall’altra parte del mondo i loro simili, uomini e donne come loro, ric­chi, sazi, sani, liberi. E que­sto spet­ta­colo genera due scelte, ormai ben evi­denti: l’estremismo ter­ro­ri­sta o la fuga di massa.

Ma il ceto poli­tico euro­peo, che vive alla gior­nata – non quello gover­na­tivo ame­ri­cano, che dispone di cen­tri di ana­lisi stra­te­gica e di pro­ie­zioni di lungo periodo – non com­prende, per spe­ci­fica mise­ria intel­let­tuale, nep­pure l’interesse del capi­ta­li­smo che ha scelto di rap­pre­sen­tare. Dimen­tica, ad esem­pio, che l’immigrazione di popo­la­zione “latina” negli Usa è stata una delle grandi leve del boom eco­no­mico degli anni ’90 in quel paese. Ma soprat­tutto non com­prende quali van­taggi una forza lavoro gio­vane e abbon­dante pro­cu­rerà alle imprese euro­pee nei pros­simi anni. E qui è evi­dente che il pro­blema riguarda tutti noi, la sini­stra poli­tica, il sin­da­cato. Siamo stati cer­ta­mente enco­mia­bili nel difen­dere i diritti dei migranti, il valore di civiltà del libero spo­sta­mento delle per­sone oltre le frontiere.



Ma l’arrivo di tanta forza lavoro a buon mer­cato non solo ci impone di vedere le per­sone umane, i tito­lari di diritti intan­gi­bili, oltre le brac­cia da fatica – cosa che in Ita­lia abbiamo ben fatto, anche se solo a parole e senza alcuna mobi­li­ta­zione — ma di cogliere per tempo la sfida che tutto que­sto ci pone. Sfida di orga­niz­za­zione, di pro­po­ste, di solu­zioni, di poli­ti­che. O fac­ciamo un ulte­riore salto di civiltà, tutti insieme, secondo le logi­che della nuova sto­ria del mondo, o regre­diamo tutti insieme. Per strano che possa sem­brare, la sini­stra, in Ita­lia, ha la pos­si­bi­lità, la pos­si­bi­lità teo­rica, di for­nire delle rispo­ste stra­te­gi­che con cui rispon­dere allo sce­na­rio tur­bo­lento e dif­fi­cile che si apre. Ci ritor­nerò pros­si­ma­mente in maniera mirata.
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