Francesco, pericoloso «femminista»
Bia Sarasini
«Appena eletto, disse "mi chia­mano comu­ni­sta". Viene da pen­sare che dichia­rarsi "un po’ fem­mi­ni­sta" in un’istituzione che da due mil­lenni è fatta da soli uomini, sia per­fino più pericoloso».Il manifesto, 18 settembre 2015

Ieri per defi­nirsi papa Fran­ce­sco ha usato una parola proi­bita e quasi temuta, in ambito eccle­siale: «Per­do­na­temi se sono un po’ fem­mi­ni­sta». Par­lava a brac­cio a un’udienza ai gio­vani con­sa­crati, e voleva rin­gra­ziare «la testi­mo­nianza delle donne con­sa­crate».

Due giorni fa invece, nel con­clu­dere una set­ti­mana dedi­cata alla fami­glia, ha demo­lito un mito tenace, Eva e il suo ser­pente che cor­rom­pono Adamo, l’uomo: «Esi­stono molti luo­ghi comuni, alcuni anche offen­sivi, sulla donna ten­ta­trice» ha detto nell’omelia.

In pas­sato aveva già par­lato della «brutta figura che ha fatto Adamo, quando Dio gli ha detto: ’Ma per­ché hai man­giato il frutto dell’albero?’ E lui: ’La donna me l’ha dato’». Ma c’è un orien­ta­mento, una dire­zione, o meglio un’intenzione in tutte le parole che dall’inizio del suo pon­ti­fi­cato papa Ber­go­glio ha dedi­cato alle donne?

In verità non è facile orien­tarsi, e que­sto è sor­pren­dente, in un pon­te­fice che mostra una straor­di­na­ria chia­rezza di pre­di­ca­zione, di pasto­rale e di politica.

Nell’omelia di due giorni fa la rifles­sione in realtà non era col­lo­quiale, come altre sue bat­tute. «Invece c’è spa­zio per una teo­lo­gia della donna che sia all’altezza di que­sta gene­ra­zione di Dio». Un pas­sag­gio signi­fi­ca­tivo, anche se non si può dimen­ti­care che da anni tante teo­lo­ghe lavo­rano in que­sta dire­zione, con risul­tati di altis­sima qualità.

Come impor­tante è stata una con­si­de­ra­zione di qual­che tempo fa, quando ha detto che nulla può giu­sti­fi­care la dispa­rità di retri­bu­zione tra uomo e donna. «Per­ché si dà per scon­tato che le donne deb­bano gua­da­gnare di meno degli uomini? Si tratta di maschi­li­smo», ha com­men­tato senza tanti di giri di parole, applau­dito dalla folla di San Pietro.

Non c’è mate­riale suf­fi­ciente per deli­neare una “dot­trina” del papa sulle donne, forse, ma abba­stanza per accor­gersi di un cam­bia­mento pro­fondo, che più che sui prin­cipi, si muove sui com­por­ta­menti, sul senso comune, sulla pra­tica quotidiana.

Certo, biso­gna essere cat­to­lici, pra­ti­canti o per­lo­meno for­mati in quel con­te­sto, per “sen­tire” quanto que­ste parole siano forti, incon­grue, fuori da qua­lun­que tra­di­zione pre­ce­dente. Papa Fran­ce­sco non è magni­lo­quente, non pro­clama l’elogio del «genio fem­mi­nile» come fece Woi­tyla, ma ha deciso che con il Giu­bi­leo si «per­doni» il pec­cato di aborto. Anche que­sta deci­sione ha fatto molto discu­tere. A molte — e anche molti laici — è sem­brata un’ insop­por­ta­bile offesa, la riaf­fer­ma­zione di un prin­ci­pio. È com­pren­si­bile, ma è evi­dente che si tratta del con­tra­rio. Si tratta della deru­bri­ca­zione della colpa asso­luta, demo­niz­zata, e imper­do­na­bile che ha agi­tato non solo lo stretto ambito del mondo cat­to­lico in que­sti ultimi anni. Si potrebbe dire che a poco a poco, discorso dopo discorso, ome­lia dopo ome­lia, ven­gono ridotti — deco­struiti per essere pre­cisa — tutti gli ele­menti che fanno della donna un essere spe­ciale e peri­co­loso. In una visione non solo cat­to­lica, non solo teo­lo­gica, e non solo mitica, su un ter­reno in cui ha senso richia­marsi alle radici cri­stiane dell’Europa e del mondo occi­den­tale, per­ché è que­sta visione che ancora ne nutre l’immaginario.

Anche nella rela­zione con le donne papa Fran­ce­sco ha por­tato la forza di una lin­guag­gio quo­ti­diano, sem­plice, diretto. È un uomo del nostro tempo e risulta evi­dente, da quello che dice e che fa, che cono­sce la vita, il mondo. Cono­sce gli uomini e le donne. È suf­fi­ciente a scio­gliere la dif­fi­denza, se non l’ostilità delle donne nei suoi con­fronti? Anzi, meglio sarebbe dire la delu­sione, impos­si­bile com­pren­dere il giu­di­zio duris­simo da lui espresso sulle «teo­rie del gen­der», che ha defi­nito «espres­sione di una fru­stra­zione», una forma di «colo­niz­za­zione ideologica».

Il 4 otto­bre comin­cia il Sinodo ordi­na­rio, quello che dovrà ope­rare le scelte pasto­rali sulla fami­glia. Divor­ziati, omo­ses­suali sono i prin­ci­pali temi sul tap­peto. Nulla che riguardi le donne, nep­pure la con­trac­ce­zione è stata discussa, l’anno scorso.

Papa Fran­ce­sco è un uomo corag­gioso. Abbiamo ammi­rato tutti la forza con cui pro­pone alla sua Chiesa una pra­tica che cor­ri­sponda agli inse­gna­menti del Van­gelo. L’accoglienza, met­tere a dispo­si­zione ciò che si pos­siede, il rispetto delle leggi. Appena eletto, disse « mi chia­mano comu­ni­sta». Viene da pen­sare che dichia­rarsi «un po’ fem­mi­ni­sta» in un’istituzione che da due mil­lenni è fatta da soli uomini, sia per­fino più pericoloso.
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