Centraline diesel truccate, lo sapeva anche la Ue
Antonio Sciotto
«Il primo report alle autorità è del 2013. L’incapacità delle auto­rità rego­la­to­rie in tutta la Ue di denun­ciare que­sti truc­chi porta alla luce il potere delle lobby dell’industria auto­mo­bi­li­stica euro­pea che ha scom­messo molto sui die­sel». Il manifesto, 27 settembre 2015 (m.p.r.)


Le auto­rità Ue sape­vano degli stru­menti per truc­care le misu­ra­zioni delle emis­sioni auto fin dal 2013: lo afferma il quo­ti­diano bri­tan­nico Finan­cial Times, in una rico­stru­zione pub­bli­cata ieri. Tesi, peral­tro, già anti­ci­pata due giorni fa da un arti­colo di Gior­gio Fer­rari su il mani­fe­sto.

Il gior­nale inglese spiega che un rap­porto del Joint Research Cen­ter dell’Ue era stato messo a dispo­si­zione dei ver­tici comu­ni­tari già due anni fa (ma i primi dati risal­gono al 2011), e con­te­neva il sug­ge­ri­mento di effet­tuare i test sui gas inqui­nanti su strada e non “in labo­ra­to­rio”: le offi­cine attrez­zate, cioè, dove si simula l’andatura delle auto. Indi­ca­zione che arriva anche, da almeno un anno, dall’Inter­na­tio­nal Coun­cil on Clean Trans­por­ta­tion (Icct), ente finan­ziato dalle fon­da­zioni create da Bill Hew­lett e David Pac­kard (noti magnati dell’elettronica): è l’Icct, isti­tuto ame­ri­cano, ad aver sve­lato i truc­chi di Volk­swa­gen sul Nox, e ad aver spie­gato che le emis­sioni omo­lo­gate sono supe­rate da quelle su strada addi­rit­tura nell’ordine del 40%.

Il soft­ware, come è noto, era instal­lato nei motori die­sel, e atti­vava una sorta di blocco — o meglio, di forte limi­ta­zione - delle emis­sioni nocive solo quando la mac­china era sot­to­po­sta a dei test: rico­no­sci­bili per­ché la mac­china ha un’andatura più rego­lare e soprat­tutto non effet­tua curve, muo­ven­dosi sem­pre in una sorta di ret­ti­li­neo vir­tuale (la vet­tura è in realtà ferma, si muove su dei rulli, come un tapis rou­lant). Una volta in strada, l’emissione veniva di nuovo “libe­ra­liz­zata”: e via a un inqui­na­mento che, come detto, poteva supe­rare anche del 40% quello misu­rato sul per­corso del test.

Il Finan­cial Times punta il dito sulla lobby dei costrut­tori auto­mo­bi­li­stici, col­pe­vole a suo parere di aver truc­cato il sistema di rile­va­mento dei dati: «L’incapacità delle auto­rità rego­la­to­rie in tutta la Ue di denun­ciare que­sti truc­chi porta alla luce il potere delle lobby dell’industria auto­mo­bi­li­stica euro­pea che ha scom­messo molto sui die­sel - scrive l’Ft - Circa il 53% delle nuove auto ven­dute nella Ue sono die­sel, rispetto al circa 10% dei primi anni ’90».

Quindi, insomma, il die­sel è un grande affare, e così si com­pren­dono gli inte­ressi - e oggi i “drammi” indu­striali e finan­ziari - che gli girano intorno. E il potere delle lobby, a Bru­xel­les, è for­tis­simo, si sa: Green­peace indi­vi­dua una vera e pro­pria “lobby del die­sel”, che avrebbe inve­stito solo nel 2014 ben 18 milioni e mezzo di euro per soste­nere la pro­pria azione e difen­dere il pro­prio “credo”.

La Com­mis­sione Ue, dal canto suo, risponde a que­ste accuse tra­mite un por­ta­voce: spetta ai sin­goli stati, dicono a Bru­xel­les, sco­vare even­tuali truc­chi come quelli messi in piedi da Volk­swa­gen (e in effetti è vero che la rego­la­zione su que­sto ter­reno è lasciata molto agli Stati mem­bri, in par­ti­co­lare ai governi e ai mini­stri dell’Ambiente). Dall’altro lato, le stesse auto­rità della Ue spie­gano di aver voluto intro­durre i test su strada fin dal pros­simo anno: come dire, noi, il nostro, lo abbiamo fatto.

Dal fronte ita­liano ieri ha par­lato il mini­stro dell’Economia, Pier Carlo Padoan: «Temo - ha detto - con­se­guenze che mi auguro siano limi­tate. A catena ci potreb­bero essere effetti sull’industria ita­liana che non ha colpa». Il pro­blema, ha sot­to­li­neato Padoan, «non è solo tede­sco ma anche euro­peo, oltre che ame­ri­cano. In que­sto momento l’Europa sta facendo molta fatica a uscire dalle con­se­guenze della reces­sione e se la fidu­cia viene intac­cata, la pro­pen­sione all’investimento si inde­bo­li­sce», men­tre «l’azione di poli­tica eco­no­mica di que­sto governo è volta a con­so­li­dare la fiducia».

Ma inie­zioni “ren­ziane” di fidu­cia o meno, sono comun­que circa 1 milione le auto con la cen­tra­lina truc­cata in Ita­lia, a fronte dei 2,8 milioni di vet­ture tede­sche. In tutto, Volk­swa­gen si pre­para a effet­tuare un maxi-richiamo, scri­vendo per­so­nal­mente a tutti i clienti, che poi potranno effet­tuare una revi­sione, ovvia­mente gratuita.

«Sono in corso i con­trolli per veri­fi­care il danno pro­vo­cato anche in Ita­lia da Volk­swa­gen — ha spie­gato ieri il vice­mi­ni­stro ai Tra­sporti, Ric­cardo Nen­cini — La pre­vi­sione è di chiu­dere que­sta inda­gine entro pochi mesi. C’è una stima di mas­sima che parla di circa 1 milione di vei­coli coinvolti»
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