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Vittorio Emiliani
Renzi sulla Rai, la Thatcher sulla Bbc. Due esempi opposti
12 Agosto 2015
Articoli del 2015
Matteo Renzi che della Tatcher condivide l'ideologia neoliberista, lo schierarsi sul versante destro, la subalternità ai poteri economici, ha però una marcia e un'ambizione in più.
Matteo Renzi che della Tatcher condivide l'ideologia neoliberista, lo schierarsi sul versante destro, la subalternità ai poteri economici, ha però una marcia e un'ambizione in più.

Huffington post, blog , 10 agosto 2015, con postilla

Margaret Thatcher al colmo del potere dichiarò: "So che la Bbc mi attacca ma non posso farci niente". E non mosse un dito contro la Bbc. Matteo Renzi invece partecipa attivamente alle scelte del nuovo CdA della Rai e prima di partire per il Giappone riceve a Palazzo Chigi il candidato al ruolo di amministratore unico Antonio Campo Dall'Orto protagonista della Leopolda renziana. Una investitura personale, chiaramente. Il direttore generale di Bbc rimane in carica anni scelto per meriti professionali dai 12 "governors" della Fondazione i quali tutelano l'autonomia della Tv pubblica.

Renzi continua a parlare di Fondazione tipo Bbc e fa l'esatto contrario. Il CdA della Rai viene nominato con una accurata spartizione partitica, anzi correntizia. Lo stesso accade per la presidente che al Tg1 fu paladina della svolta di centrodestra del suo direttore Minzolini. E sì che aveva promesso: "Fuori i partiti dalla Rai!".

In tutte le principali emittenti radiotelevisive d'Europa esiste un organismo di garanzia che mette al riparo radio e tv pubblica dalle ingerenze dell'esecutivo e dei partiti tant'è che il direttore generale della rete pubblica tedesca ZDF, Dieter Stolte, è durato vent'anni in carica.

In Italia no. Però esisteva anni fa un primo filtro rappresentato dalla nomina di 5 consiglieri da parte dei presidenti di Camera e Senato e fra essi il CdA eleggeva il presidente. Sistema travolto da Berlusconi con la legge Gasparri.

Con Renzi il presidente lo nomina il governo e gli mette accanto come consigliere del Tesoro (proprietario dell'azienda) il suo suggeritore per la comunicazione. L'omologazione fra presidente/segretario e radio e tv pubblica appare totale. Si sono levate critiche per un CdA di basso profilo. Infatti il Consiglio conterà assai poco e il rapporto strategico sarà quello che correrà fra Matteo Renzi e Antonio Campo Dall'Orto. Il resto è figura. Succede in qualche alto Paese di democrazia compiuta? Non mi pare. E pensare che nel 1945 venne nominato dal CLN alla presidenza della Rai, ex Eiar, un personaggio del livello politico e culturale di Carlo Arturo Jemolo.

C'è il precedente della nomina diretta dei vertici dell'ente per l'informazione e la comunicazione: nel 1927 quando il fascismo creò l'Ente Italiano per le Audizioni Radiofoniche (EIAR), Benito Mussolini nominò al vertice il principale collaboratore di Guglielmo Marconi, il professor Marchesi, però ci mise suo fratello Arnaldo in qualità di vice-presidente. Arnaldo Mussolini era già presidente dell'Istituto di Previdenza nato dalla fusione delle Casse Pie e dell'Albo dei giornalisti e pubblicisti al quale potevano associarsi soltanto quelli iscritti al PNF. Delle agenzie di stampa ne rimase una sola, la Stefani, presieduta e diretta da quel Manlio Morgagni forse l'unico amico fedele del duce (il solo a suicidarsi dopo il 25 luglio 1943).

postilla

Matteo Renzi che condivide l'ideologia neoliberista della Tatcher, ha però l'ambizione di fare un passo più deciso verso passato. Vuole costruire (e sta costruendo) una strutturs statale neofeudale nella quale in ogni settore della vita pubblica (la scuola, la salute, la cultura, l'informazione, l'uso dei beni culturali e in generale del territorio) ove non sia di stretta competenza dei potentati economici, sia assoggettato al Monarca tramite una catena di comando di vassalli, valvassori e valvassini, gerarchicamente ordinati e da lui prescelti. Ci sta riuscendo, e giàsi potrebbero individuare i nomi dei feudatari da lui già investiti.

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