Corbyn, il socialista che rischia di prendersi il Labour
Leonardo Clausi
«Regno Unito. Fine dei sonni tranquilli per l’establishment finanziario, per i centristi e per il "blairismo". L’outsider propone tasse ai ricchi, opere pubbliche finanziate dallo stato e una rivoluzione delle alleanze in politica estera». Il manifesto, 15 agosto 2015


Si chiama Jeremy pro­prio come Clark­son, la con­tro­versa cele­brità tele­vi­siva, ma le simi­li­tu­dini per for­tuna fini­scono qui. Poli­ti­ca­mente, somi­glia assai di più a Ken Living­stone, l’ex sin­daco di Lon­dra e anche lui famosa spina del fianco del par­tito labu­ri­sta: una mina vagante a sini­stra con grosso seguito per­so­nale, e quindi imba­razzo per la mag­gio­ranza centrista.

Depu­tato al par­la­mento nella cir­co­scri­zione lon­di­nese di Isling­ton North, entrato quasi con­tro­vo­glia nella rosa dei can­di­dati al posto di un altro tanto per far vedere che il par­tito era plu­ra­li­sta, Cor­byn pre­senta peri­co­lose ete­ro­dos­sie (a parte natu­ral­mente il socia­li­smo): dal repub­bli­ca­ne­simo, che dalla mag­gio­ranza paese è ancora visto come com­mo­vente e vel­lei­ta­rio, al più grave rifiuto di con­dan­nare l’Ira, visto come un gesto chia­ra­mente antinazionale.

Eppure que­ste pri­ma­rie per la lea­der­ship del par­tito labu­ri­sta che, aper­tesi venerdì, chiu­de­ranno il 10 set­tem­bre con lo spo­glio due giorni dopo, Jeremy Cor­byn rischia di vin­cerle davvero.

Almeno stando ai son­dag­gi­sti di You­Gov, che pre­ve­dono per lui una vit­to­ria del 53% addi­rit­tura al primo turno. Già il mese scorso, l’outsider Cor­byn godeva di ben 17 punti di van­tag­gio sul suo rivale, Andy Bur­n­ham, ex-ministro del tesoro nel governo di Gor­don Brown e attual­mente mini­stro ombra alla sanità. Ora ci si aspetta un suo trionfo.

Sin dalla disa­strosa scon­fitta del mag­gio scorso, il par­tito vagola in un caos calmo d’indeterminatezza. Gli altri tre can­di­dati cen­tri­sti — Liz Ken­dall, Andy Bur­n­ham e Yvette Coo­per — bizan­ti­neg­giano su linee alter­na­tive alla tre­me­bonda pro­pen­sione a sini­stra di Ed Mili­band che sono vir­tual­mente indi­stin­gui­bili. Ed è pro­prio la cre­scente insof­fe­renza della base per la per­ce­pita vacuità delle loro argo­men­ta­zioni, dif­fusa e ampli­fi­cata attra­verso i net­work sociali, ad aver inne­scato un con­senso a sla­vina per Cor­byn, i cui comizi e incon­tri con l’elettorato ormai lasciano pun­tual­mente cen­ti­naia di per­sone fuori per la capienza limi­tata degli spazi a disposizione.

È dun­que un ter­re­moto che sta scuo­tendo le fon­da­menta labu­ri­ste e man­dando un bri­vido gelido lungo molte schiene. Prima fra tutte quella del con­vi­tato di pie­tra Tony Blair, dalla repu­ta­zione a bran­delli eppure — gra­zie alla for­mi­da­bile tri­pletta di vit­to­rie che con­dus­sero alla più lunga per­ma­nenza Labour al timone del paese — con­si­de­rato da molti ancora un faro di realpolitik.

Sup­por­tato da dichia­ra­zioni altret­tanto cupe del suo fami­ge­rato ex spin doc­tor Ala­stair Cam­p­bell, Blair ha scelto le colonne del Guar­dian per lan­ciare un duro e acco­rato monito a diri­genti, iscritti e atti­vi­sti per­ché non seguano Cor­byn in quello che defi­ni­sce un vero e pro­prio rischio di estin­zione del par­tito. «Anche se mi odiate, vi prego di non votare per Cor­byn» ha scritto Tony nel suo appello gron­dante panico.

Gli ha fatto eco Yvette Coo­per rom­pendo un silen­zio dei can­di­dati cen­tri­sti sul feno­meno Cor­byn, man­te­nuto finora per timore di un’escalation delle divi­sioni interne. «Jeremy pro­pone solu­zioni vec­chie a pro­blemi vec­chi», ha detto Coo­per che, al pari di Blair non si cura del pos­si­bile effetto boo­me­rang di simili attacchi.

Que­sto Cin­cin­nato socia­li­sta di vec­chia scuola sta dun­que togliendo il sonno all’establishment eco­no­mico finan­zia­rio. Potrebbe can­cel­larne la finora idil­liaca fre­quen­ta­zione con i ver­tici del par­tito, dovuta alla sapiente tes­si­tura di Blair il quale, coa­diu­vato da Gor­don Brown e Peter Man­del­son, ne comin­ciava entu­sia­sti­ca­mente a fre­quen­tare i pan­fili negli anni Novanta. Quando lui, Jeremy, al mas­simo fre­quen­tava il salotto di Tony Benn, di cui era gio­vane seguace negli anni in cui il grande vec­chio della sini­stra Labour fal­liva la pro­pria sca­lata alla leadership.

Ma è lo «spo­sta­mento fon­da­men­tale» in poli­tica eco­no­mica da lui pro­pu­gnato l’incubo per l’ortodossia neo­li­be­ri­sta: che potrebbe addi­rit­tura por­tare al ripu­dio dell’emblematica clau­sola IV che impe­gnava il par­tito alla nazio­na­liz­za­zione dell’industria, quella di cui Blair si liberò pre­ci­pi­to­sa­mente vent’anni fa onde ren­dere il par­tito «eleg­gi­bile» e «di governo». E che lo vin­cola a rea­liz­zare dav­vero la pro­prietà comune dei mezzi di produzione.

Posi­zioni di sini­stra socia­li­sta clas­sica non dis­si­mili da quelle del par­tito por­tato al potere nel 1945 da Cle­ment Attlee: fine dell’austerity, più tasse ai ric­chi, più cor­po­ra­tion tax, pro­te­zione dello stato sociale, un giro di vite sull’evasione fiscale e soprat­tutto una ven­tata di opere pub­bli­che finan­ziate con denaro stam­pato dalla Banca d’Inghilterra ribat­tez­zato «quan­ti­ta­tive easing popolare».

Resta il pro­po­sito di ridurre il defi­cit, ma a un ritmo dal volto umano, e non attra­verso tagli selvaggi.

Ancora più ambi­ziose le scelte in poli­tica estera. Le sue posi­zioni su Putin, con­si­de­rate esa­ge­ra­ta­mente soft, gli hanno imme­dia­ta­mente attratto le accuse di essere l’utile idiota del grande orso russo; in medio oriente rac­co­manda un dia­logo equi­li­brato tra le parti; ces­se­reb­bero gli attac­chi aerei all’Isis e in Siria e le posture muscolar-militari di cui la Gran Bre­ta­gna è stata assi­dua pra­ti­cante sin dal dopo­guerra, qua­lun­que fosse la mag­gio­ranza al governo.

La pub­blica istru­zione tor­ne­rebbe dav­vero pub­blica: via le «free schools» e le aca­de­mies; sal­te­reb­bero le asfis­sianti tasse uni­ver­si­ta­rie e le scuole pri­vate per­de­reb­bero i pro­pri finan­zia­menti pri­vi­le­giati. Il diritto alla casa sarebbe difeso cal­mie­rando i prezzi del mer­cato immo­bi­liare lon­di­nese, in per­pe­tua levi­ta­zione fino al pros­simo crash.

Tutte misure che improv­vi­sa­mente si vedono resti­tuire lo sta­tus di pos­si­bi­lità dopo essere state a lungo rele­gate a dibat­titi sull’archeologia delle idee. E pro­prio per que­sto enor­me­mente destabilizzanti.

Tanto che, com­plice un mec­ca­ni­smo elet­tivo che per­mette teo­ri­ca­mente a chiun­que di iscri­versi al voto (nelle ultime 24 ore prima della chiu­sura ci sono state ben 160.000 domande d’iscrizione ) si è tor­nato a par­lare di entri­smo, la stra­te­gia di infil­tra­zione del Labour party da parte di frange radi­cali trotz­ki­ste a cavallo fra gli anni Set­tanta e Ottanta. Insomma, che anche il rischio scis­sione sia pal­pa­bile è suf­fra­gato dalle voci di un putsch per esau­to­rare Cor­byn. E sem­pre venerdì il Guar­dian si è pro­dotto in un endor­se­ment a Yvette Coo­per entu­sia­smante come solo quelli scritti sotto la minac­cia delle armi sanno essere.
Sullo stesso tema
Gianni Ferrara
Una visione ottimistica della proposta di "modifica ragionevole" della Costituzione. Se son rose fioriranno, e a noi le rose piacciono.
Stefano Rodotà
«Il premier Renzi governa come se ci fossero già l’Italicum e la nuova Costituzione. Il presidente Mattarella non distoglierà lo sguardo da questa situazione. Il bipolarismo crolla ma non c’entra il populismo. I partiti non sanno più leggere la società» Intervista di Andrea Fabozzi.
Alfonso Gianni
Tra le cose nelle quali Renzi eccelle, e supera di gran lunga i suoi predecessori, è l'arte di sparare balle. I picchi della menzogna sono più alti. Ma più profonde ci sembrano le valli della credulità. Qualcuno che sa vedere dietrio il fumo per fortuna c'è ancora: gli auguriamo lunga vita
Ultimi post
Eddyburg
Sono passati due anni dalla scomparsa di Edoardo Salzano. Un urbanista che non ha mai smesso di analizzare le trasformazioni urbane. Un intellettuale libero e coraggioso che con determinazione guardava avanti e non si arrendeva davanti alle ingiustizie. Un maestro. Lo ricordiamo ripubblicando uno dei suoi scritti, ancora profondamente attuale, sul mestiere dell'urbanista.
Eddyburg
Un iniziativa per ragionare sulla questione della casa a cinquant’anni dall’approvazione della prima legge per l’edilizia residenziale pubblica. Il progressivo abbandono delle politiche di edilizia residenziale ha determinato nuove disuguaglianze, aggravato i problemi pregressi, amplificato i divari territoriali, che il Covid ha accentuato e reso ancora più evidenti. Vogliamo discuterne in questo seminario organizzato in due sessioni, che riprende le vertenze che portarono all’approvazione della legge, racconta la parabola inversa delle politiche pubbliche fino al loro sostanziale azzeramento, per poi ricollegarsi all’attualità toccando attraverso alcuni casi emblematici della questione della casa in Italia.
Eddyburg
Cliccando nella barra in alto potete accedere a tutti gli articoli inseriti in oltre diciotto anni di attività e impegno per una cultura dell'abitare fruire e governare il territorio che sia suscettibile di assicurare condizioni di vita soddisfacenti sotto il profilo dell'equità e della libertà di accesso ai beni comuni, della capacità e possibilità di partecipare al governo della cosa pubblica. E' ancora una versione provvisoria del sito, perciò alcune cose funzionano male o presentano degli errori. Ci stiamo adoperando per sistemare tutto nel più breve tempo possibile.
Eddyburg
Il programma definitivo della prima edizione dei seminari di eddyburg
Redazione di eddyburg
Nell’anniversario della scomparsa di Eddy Salzano il 23 settembre abbiamo organizzato un’iniziativa per ricordare l’importanza e l’attualità del suo pensiero e della sua attività. Qui le videoregistrazioni della I Sessione del convegno “Eddy Salzano: le tappe di un percorso politico e culturale per una città più giusta” con gli interventi di Mauro Baioni, Giulio Tamburini, Vezio De Lucia, Paolo Berdini, Roberto Camagni, Anna Marson, Maria Pia Guermandi, Giancarlo Storto, Giancarlo Consonni, Paolo Baldeschi.
CopyrightMappa del sito
© 2021 Eddyburg