Podemos, la base boccia la lista unitaria con Izquierda Unida
Jacopo Rosatelli
Podemos ha scelto di presentarsi da sola, senza il partito di sinistra nato, alla fine degli anni 80, dalle vecchie formazioni di sinistra. L'unione fa la forza, o accentua le debolezze? Non c'é una verità per tutte le latitudini. Il manifesto, 26 luglio 2015

Alleanze regio­nali sì, ma nes­suna intesa a livello sta­tale con Izquierda unida (Iu): così si è espressa la «base» di Pode­mos. Il risul­tato della con­sul­ta­zione on line, dif­fuso ieri pome­rig­gio, non lascia spa­zio a dubbi: l’85% dei votanti (45 mila in totale) ha aval­lato la stra­te­gia pro­po­sta dal lea­der Pablo Igle­sias e dalla mag­gio­ranza del gruppo dirigente.

Tra­monta quindi – salvo sor­prese – l’opzione soste­nuta dal gio­vane numero uno di Iu, Alberto Gar­zón: una lista di «unità popo­lare» sul modello di quelle pre­sen­tate, con suc­cesso, alle scorse ele­zioni comu­nali (con la rile­vante ecce­zione di Madrid, dove Iu non c’era).

Casua­lità vuole che l’annuncio dell’esito della con­sul­ta­zione degli iscritti di Pode­mos abbia coin­ciso con la dif­fu­sione di un son­dag­gio dell’autorevole isti­tuto Metro­sco­pia, pub­bli­cato sulla pagina web del quo­ti­diano El País.

Se si votasse oggi, il Par­tito socia­li­sta (Psoe) otter­rebbe il 23,5%, in lieve van­tag­gio sul Par­tido popu­lar (Pp) del pre­mier Mariano Rajoy, al 23,1%. Più distanti, Pode­mos (18,1%) e i cen­tri­sti di Ciu­da­da­nos (16%), a chiu­dere Iu con il 5,6%. Salta agli occhi che la somma di Pode­mos e Iu situe­rebbe l’ipotetica lista di «unità popo­lare» davanti a tutti gli altri, sep­pur di pochis­simo, con il 23,7%.

Occorre chie­dersi, tut­ta­via, se una lista di tal genere otter­rebbe real­mente la stessa quan­tità di con­sensi deri­vante dall’addizione delle pre­fe­renze otte­nute sepa­ra­ta­mente. La que­stione è vec­chia come la poli­tica stessa: unirsi sotto le stesse inse­gne porta bene­fici o, al con­tra­rio, allon­tana poten­ziali elet­tori? Ogni situa­zione fa sto­ria a sé, e nes­suno, ovvia­mente, può essere sicuro di avere la rispo­sta giusta.ù

E dun­que, Igle­sias e com­pa­gni sono con­vinti che pre­sen­tarsi alle urne insieme a Iu non gio­ve­rebbe, men­tre Gar­zón è dell’opinione oppo­sta. Natu­ral­mente, la spro­por­zione fra Pode­mos e Iu con­di­ziona nega­ti­va­mente il con­fronto, dal momento che il dise­gno di Iu è anche inter­pre­ta­bile come un mal­de­stro ten­ta­tivo di «salire sul carro dei vin­ci­tori»: ed è esat­ta­mente così che la vede Iglesias.

In ogni caso, i media main­stream già suo­nano la gran­cassa della «crisi di Pode­mos», dal momento che a gen­naio i son­daggi attri­bui­vano alla nuova for­ma­zione il 28% dei suffragi.

Fra le spie­ga­zioni addotte, il senso di rifiuto che genera il lea­der Igle­sias, che è per­ce­pito – secondo le ana­lisi dei son­dag­gi­sti di Metro­sco­pia – come figura inca­pace di acqui­stare con­sensi tra­sver­sali: un per­so­nag­gio «divi­sivo», si direbbe nel les­sico poli­tico ita­liano delle lar­ghe intese. Più apprez­zati – sem­pre stando alle ana­lisi demo­sco­pi­che divul­gate da El País – il socia­li­sta Pedro Sán­chez e Albert Rivera di Ciu­da­da­nos, per­ché tra­smet­te­reb­bero l’idea di essere più dispo­ni­bili a cer­care i neces­sa­rie com­pro­messi con altre forze. Boc­ciato senza appello il pre­mier Rajoy, che sem­bra ormai irri­me­dia­bil­mente avviato sul viale del tra­monto. Non prima, però, di avere dato gli ultimi vele­nosi colpi di coda.

A set­tem­bre entrerà in vigore – salvo che il Senato, a sor­presa, la bocci – la «legge per la sicu­rezza nazio­nale»: una norma che pre­oc­cupa molto le opposizioni.



Uffi­cial­mente, deve ser­vire a dotare il governo cen­trale di poteri spe­ciali in casi di pan­de­mie, disa­stri natu­rali o gravi minacce ter­ro­ri­ste. In realtà, sono in molti a sospet­tare che Rajoy voglia uti­liz­zarla anche con­tro even­tuali azioni «sepa­ra­ti­ste» del governo di Bar­cel­lona. Il 27 set­tem­bre ci saranno le cru­ciali ele­zioni regio­nali in Cata­lo­gna, da cui potrebbe emer­gere una volontà mag­gio­ri­ta­ria di sepa­rarsi dal resto della Spa­gna. Per l’indipendentista Joan Tardá, depu­tato di Esquerra repu­bli­cana de Cata­lu­nya (Erc), «il pre­mier potrebbe porre al pro­prio diretto ser­vi­zio i Mos­sos (la poli­zia auto­noma cata­lana, ndr) e tutti i fun­zio­nari della Gene­ra­li­tat cata­lana con un sem­plice decreto». Pre­oc­cu­pati per l’eccesso di potere che la norma con­fe­ri­sce al governo sono anche i nazio­na­li­sti baschi del Pnv (centro-destra non indi­pen­den­ti­sta) e Iu. Favo­re­voli, con qual­che riserva, i socia­li­sti, con­vinti che non metta in peri­colo le auto­no­mie regionali.
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