Pagheremo caro, pagheremo tutto
Paola Somma
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“Salta il bilancio del comune di Venezia. Il commissario Zappalorto vara un piano lacrime e sangue fino al 2018” e “Il comune cede alla Biennale l’uso perpetuo dell’Arsenale Sud” sono i due odierni dispacci dal fronte veneziano. Domenica arriverà Renzi e avrà modo di congratularsi con il commissario che, non potendo far rinviare ulteriormente la data delle elezioni, sta accelerando la sua missione, che è di lasciare terra bruciata e nessuna possibilità di scelte politiche autonome al prossimo sindaco.

Le cifre circa l’entità del buco nel bilancio del comune cambiano in continuazione perché, forse, per avere i dati veri bisognerebbe disarticolare le varie voci da cui hanno origine i “nostri” debiti, prime fra tutti sprechi e rischiosi investimenti in derivati, grandi opere e grandi regali ai mecenati. Invece si preferisce comunicare il totale, che oggi ammonterebbe a 65 milioni di euro. E’ solo una coincidenza, ma poche settimane fa, propagandando il carnevale “il brand italiano più conosciuto al mondo, un valore aggiunto che ha il preciso obiettivo di valorizzare l’economia della città in periodo invernale”, Piero Rosa Salva, il presidente di Vela s.p.a (società partecipata del Comune e del Casinò per organizzare eventi e il marketing cittadino) ha detto che il flusso di denaro speso dai turisti durante il carnevale è “un affare da 70 milioni in due settimane” e che gli pareva quindi “anacronistico pensare ad una eventuale abolizione di eventi di questo genere”. Il presidente Rosa Salva, che nel 2014 ha avuto un premio aggiuntivo di 10 mila euro, può stare tranquillo. Nessun contributo di solidarietà verrà chiesto ai beneficiari dei 70 milioni del carnevale.

Secondo il piano del commissario, infatti, per sanare il debito bisognerà che i costi dei servizi siano interamente coperti dagli utenti, il che da un lato significa che chi paga le tasse pagherà i servizi due volte, dall’altro che chi incamera il denaro speso da milioni di turisti continuerà a godere di un regime di “vacanza” fiscale. Al commissario questo non interessa, lui è qui per “sanare” il bilancio, e del resto nemmeno i candidati sindaco osano mettere in discussione lo slogan secondo il quale il turismo è la nostra (?) industria più preziosa. Ammesso che sia un’industria, bisognerebbe almeno specificare che si tratta di un’industria estrattiva, che di per sè non produce nulla, se non materiale di scarto. E che il suo successo, come quello di una qualsiasi industria estrattiva, si basa sulla disponibilità di materie prime a costo zero- che sia carbone, caffè o una città d’arte fa poca differenza purché distribuisca dividendi agli azionisti - lavoro poco qualificato e poco retribuito, e licenza di scaricare le esternalità negative, ambientali e sociali, sul territorio. Nel migliore dei casi, gli aspiranti sindaco ventilano l’ipotesi di far pagare “qualcosa in più” ai turisti (cioè di alzare il prezzo del prodotto per l’acquirente finale) ma nessun serio piano di contrasto all’evasione fiscale del settore è previsto. Far affiggere il reddito dichiarato alla vetrina di bar e ristoranti o suonare i campanelli alle migliaia di strutture ricettive non autorizzate, tutte agevolmente localizzabili nei siti internet, sono operazioni tecnicamente fattibili; il problema è che le “categorie” locali votano e le multinazionali sono esentasse, per definizione.

Oltre ad aumenti di tributi e tariffe, il piano di rientro del debito prevede una nuova tornata di svendite e cessioni di immobili e beni comunali. È un ramo nel quale il commissario si è già molto impegnato nei mesi scorsi con una serie di iniziative, dalla consegna del Lido al fondo immobiliare Hines al cambio d’uso delle Procuratie Vecchie in piazza San Marco a vantaggio delle Generali, che avranno ripercussioni pesanti e non reversibili per la città. Oggi, ignorando le motivate proteste dei molti comitati a difesa dell’Arsenale bene pubblico, ha rinnovato e ampliato la concessione alla Biennale. Non solo la durata della concessione diventa, di fatto, perpetua, ma la Biennale potrà concedere in uso a terzi gli spazi avuti dal comune. Ovviamente, nessun corrispettivo verrà alla città, a parte qualche milione di turisti.

Privatizzazione dei beni pubblici, regali ad astuti investitori e sedicenti benefattori, tagli e tasse per i cittadini annichiliti non si verificano solo a Venezia. Qui, però, la sproporzione tra il flusso di denaro in transito e la miseria delle casse del comune ha raggiunto dimensioni tali da farne un caso da “manuale”, una best practice di una prospera economia di rapina.




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