La povertà è esplosiva
Claudio De Fiores
 «Il progetto costituzionale dell’uguaglianza, un libro a cura di Chiara Giorgi, per Ediesse. Come la crisi ha eroso la democrazia e i diritti sociali». Il manifesto, 9 aprile 2015

Nell’età del capi­ta­li­smo trion­fante, segnata dalla reto­rica del merito e dalle virtù della com­pe­ti­zione, le ragioni dell’eguaglianza sem­brano non avere più ragione di esi­stere. Eppure tutti noi sap­piamo che una demo­cra­zia non può vivere senza egua­glianza e che lo stesso costi­tu­zio­na­li­smo rischie­rebbe fatal­mente di depe­rire sem­mai dovesse rinun­ciare ad affer­mare le ragioni dell’éga­li­berté, come defi­nita da Etiénne Bali­bar in un suo recente volume. Di qui, il biso­gno di rilan­ciare nell’immediato «il pro­getto costi­tu­zio­nale dell’uguaglianza».

È que­sto l’appassionato appello con­te­nuto nel volume col­let­ta­neo, curato da Chiara Giorgi, docente di Sto­ria delle Isti­tu­zioni poli­ti­che all’Università di Genova (Il pro­getto costi­tu­zio­nale dell’uguaglianza, pre­fa­zione di Ste­fano Rodotà, Ediesse, euro 13). Un appello dive­nuto tanto più urgente quanto più la crisi eco­no­mica tende dram­ma­ti­ca­mente ad abbat­tersi su vaste aree della società can­cel­lando, giorno dopo giorno, diritti, garan­zie sociali, lavoro.

Siamo in pre­senza di una dram­ma­tica e irri­solta esten­sione delle aree del disa­gio sociale che ha, in que­sti anni, deter­mi­nato un’inedita e dila­niante «esplo­sione delle dise­gua­glianze» (così come defi­nita da Laura Pen­nac­chi). Eppure la povertà — avverte Enrico Pugliese – con­ti­nua ad essere la grande «que­stione rimossa». Né vi è da sor­pren­dersi: ci tro­viamo a vivere una fase sto­rica che ha fatto della com­pe­ti­zione il motore dell’organizzazione sociale e del mer­cato il modello etico sul quale costruire le rela­zioni umane.

Una vera e pro­pria offen­siva poli­tica e cul­tu­rale che ha le sue ori­gini agli inizi degli anni Ottanta quando, in nome del dogma libe­ri­sta, si diede vita (con gli ese­cu­tivi That­cher e Rea­gan) a una nuova fase del governo dell’Occidente. È da que­sta svolta neo­con­ser­va­trice, teo­riz­zata sin dagli anni Set­tanta dalla Tri­la­te­ral, che trarrà forza quel lento (ma per­va­sivo) pro­cesso di dis­so­lu­zione del costi­tu­zio­na­li­smo demo­cra­tico che rischia di oggi di con­su­marsi sotto nostri occhi. Ber­sa­glio pri­vi­le­giato di que­sta offen­siva sarà, non a caso, l’idea costi­tu­zio­nale di egua­glianza e la con­vin­zione, ad essa sot­tesa, che «senza egua­glianza la libertà si chiama privilegio».

Di qui l’esigenza — espressa con toni mar­xiani da Gae­tano Azza­riti — di ripren­dere «la lotta rivo­lu­zio­na­ria per l’uguaglianza di ognuno come con­di­zione neces­sa­ria per il libero svi­luppo di tutti», coin­vol­gendo in que­sto movi­mento sto­rico non solo i cit­ta­dini, ma anche i migranti. Per il costi­tu­zio­na­li­sta Azza­riti, l’eguaglianza — per inve­rarsi nuo­va­mente nella sto­ria — ha per­tanto biso­gno di tor­nare ad essere il ter­reno prio­ri­ta­rio di azione di tutti gli esclusi, gli stra­nieri, i discri­mi­nati per sesso, razza, lin­gua, reli­gione, opi­nioni poli­ti­che, con­di­zioni per­so­nali e sociali. Sono que­sti, d’altronde, i sog­getti a cui si rivolge l’art. 3 della Costi­tu­zione repub­bli­cana: il «capo­la­voro isti­tu­zio­nale» di Lelio Basso.

Ed è pro­prio all’impegno costi­tuente di Basso e al suo «capo­la­voro» che Chiara Giorgi dedica il suo sag­gio, disve­lan­done accu­ra­ta­mente, pagina dopo pagina, genesi e svi­luppi di que­sta norma-principio. Norma dalla quale trar­ranno con­si­stenza, a par­tire dalla fine degli anni ses­santa, non solo i diritti sociali, ma più in gene­rale, i pro­cessi di costru­zione dello Stato democratico-sociale (sulla «por­tata rivo­lu­zio­na­ria del prin­ci­pio dello Stato sociale», con par­ti­co­lare rife­ri­mento alla Legge fon­da­men­tale tede­sca, il volume con­tiene un inte­res­sante con­tri­buto di Erhard Denninger).

Ma il ten­ta­tivo di coniu­gare libertà ed egua­glianza, diritti e demo­cra­zia è espres­sione di un’asfittica (in quanto di matrice esclu­si­va­mente occi­den­tale) e ora­mai deca­dente pre­tesa del costi­tu­zio­na­li­smo o può tor­nare, anche nel mondo glo­ba­liz­zato, ad assu­mere pre­gnanza poli­tica e legit­ti­mità cul­tu­rale? Quale è la forza pro­pul­siva di cui dispone oggi il «pro­getto costi­tu­zio­nale dell’uguaglianza» in Europa e nel resto del mondo?

A que­ste tema­ti­che il libro dedica la sua parte cen­trale, ospi­tando un «con­fronto tra le espe­rienze costi­tu­zio­nali dell’Unione euro­pea e dell’America Latina»: dalla vicenda costi­tu­zio­nale bra­si­liana, rico­struita da Mar­celo Cat­toni a par­tire dall’art. 3 della Carta che affida alla Repub­blica fede­rale il com­pito di «sra­di­care la povertà e l’emarginazione e ridurre le dise­gua­glianze sociali e regio­nali», al caso argen­tino alle prese con la «muta­zione anti­e­gua­li­ta­ria» e la «seces­sione degli ultra­ric­chi» (rico­struito da Isi­doro Cheresky).

Il volume con­tiene, altresì, due pre­ge­voli saggi di Pie­tro Costa e di Luigi Fer­ra­joli. Costa, dopo aver rico­struito i tra­guardi sto­rici del prin­ci­pio di egua­glianza, si con­fronta con le dram­ma­ti­che con­se­guenze pro­dotte dalla crisi eco­no­mica sui diritti sociali, sulla cre­scita delle dise­gua­glianze e, più in gene­rale, sulla tenuta degli assetti costi­tu­zio­nali. Sulla stessa scia, si col­loca anche il con­tri­buto di Luigi Fer­ra­joli che vede nel prin­ci­pio di egua­glianza sociale il con­no­tato fon­da­men­tale del costi­tu­zio­na­li­smo, l’asse di con­tatto che ha sem­pre legato e «lega le tre clas­si­che parole della Rivo­lu­zione fran­cese: liberté, éga­lité, fra­ter­nité, rive­lan­dosi così, allo stesso tempo, pre­sup­po­sto dei diritti di libertà e fon­da­mento del prin­ci­pio di fra­tel­lanza (inteso soprat­tutto come soli­da­rietà sociale).

Il signi­fi­cato rivo­lu­zio­na­rio del motto dell’89 fran­cese è però pro­gres­si­va­mente depe­rito nel corso degli anni. Anche per­ché que­ste parole sono state, nel tempo recente, sur­ret­ti­zia­mente uti­liz­zate l’una con­tro l’altra dalle poli­ti­che libe­ri­ste e dalla tra­vol­gente avan­zata della cul­tura delle destre. Gli esiti sono sotto i nostri occhi: com­pres­sione degli spazi demo­cra­tici di libertà, esplo­sione delle disu­gua­glianze e delle aree di povertà, rigur­giti anti­so­li­da­ri­stici con forti con­no­tati raz­zi­sti e neo­fa­sci­sti.



A fronte di tale con­te­sto, spetta per­tanto alla sini­stra ten­tare di sta­bi­lire un nuovo ter­reno di con­nes­sione tra que­sti prin­cipi, rifon­dan­done coe­ren­te­mente le istanze, sal­va­guar­dan­done i valori, modu­lan­done gli obiet­tivi. Dal per­se­gui­mento del «pro­getto costi­tu­zio­nale dell’uguaglianza» dipende anche il suo futuro.
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