Il ponte del Fontego
Paola Somma
Le fotografie del signor Rosso, padrone del marchio Only the Best, che si arrampica sorridente sulle impalcature del cantiere per il restauro del ponte di Rialto campeggiano... (segue)


Le fotografie del signor Rosso, padrone del marchio Only the Best, che si arrampica sorridente sulle impalcature del cantiere per il restauro del ponte di Rialto campeggiano in prima pagina. Il signor Rosso non è il direttore dei lavori, né un pubblico funzionario incaricato di verificarne l’andamento, è lo sponsor di un intervento che viene presentato come il prototipo della collaborazione fra pubblico e privato per rendere l’Italia più bella e appetibile.

I primi contatti fra Rosso e l’ex sindaco Giorgio Orsoni risalgono al 2011. Nel 2012 il costo del restauro era ipotizzato fra i 5 ed i 7 milioni di euro. Il comune ha quindi indetto un bando, con base d’asta di 5 milioni, ed è giustappunto per tale cifra che Rosso, convinto che “quando si crea profitto è giusto darne una parte ai beni culturali e alla società”, si è aggiudicato la gara per la sponsorizzazione.

Nelle numerose interviste che ha concesso in questi giorni, il nostro mecenate, che ha appena ricevuto una laurea honoris causa in economia aziendale e che certo non eccede in understatement, ha ribadito di non avere nulla in cambio della sua generosità. “Qui regaliamo bellezza ha detto! ma le controprestazioni previste nel contratto firmato nel 2013 (“non va dimenticato che stiamo parlando di imprenditori e quindi un tornaconto deve esserci”, spiegò l’allora assessore ai lavori pubblici Alessandro Maggioni) non sono poche, né di poco valore. Esse prevedono:

1. la “brandizzazione” dei vaporetti, cioè la facoltà di personalizzare la struttura (fiancate e tetto) di due vaporetti delle linee in servizio lungo il Canal Grande per 730 giorni;

2.  affissioni sull’assito di cantiere, nella parte affacciata verso l’esterno, cioè verso i due lati del Canal Grande, per i 18 mesi di durata dei lavori, per una superficie di 120 metri quadrati. La “personalizzazione” potrà interessare anche altre strutture di servizio pertinenti al cantiere, collocate nei dintorni del ponte, fino ad un totale di 180 metri quadrati;
3. proiezioni “artistiche”, anche personalizzate con logo ed elementi di comunicazione dell’azienda sulla struttura del ponte. Le proiezioni potranno essere effettuate in 4 turni di 7 giorni, anche in coincidenza con eventi pubblici della città o con eventi privati che l’azienda potrà organizzare a Venezia nel periodo considerato. La prima servirà a pubblicizzare una mostra allestita dall’azienda in occasione della prossima Biennale d’Arte;

4.  personalizzazione di 2 imbarcaderi dei vaporetti mediante l’installazione di 4 banner della dimensione di 200x260 centimetri ciascuno che potranno essere esposti in quattro turni di 14 giorni ciascuno;

5.  utilizzo, per l’organizzazione di eventi privati aziendali, delle seguenti “location”:
 - Ca’ Vendramin Calergi, sede del Casinò di Venezia: 4 volte;
-Teatro La Fenice: 2 volte; 
-Ca’ Rezzonico, sede del Museo del Settecento Veneziano: 2 volte;
- Palazzo Ducale: 2 volte;
- Piazza San Marco: 1 evento personalizzato e connotato da comunicazione dell’azienda, che, però, dovrà mantenere “una seppur parziale connotazione di evento pubblico”!

6. una serie di benefit durante i “grandi eventi veneziani” (Carnevale, festa del Redentore, Regata Storica, capodanno a Venezia), cioè la possibilità di allestire un “temporary store” della grandezza massima di 5 x 5metri in un luogo di massimo passaggio del centro storico, per una durata di 14 giorni in coincidenza con ognuno degli eventi e di godere di un certo numero di posti riservati, durante i grandi eventi.  Più in dettaglio, questa “hospitality” prevede:
-  a carnevale, 10 posti per una delle cene ufficiali (“dinner show”) presso Ca’ Vendramin Calergi e 10 accessi ogni giorno nell’area parterre del “Gran Teatro” di Piazza San Marco;
- alla festa del Redentore, 10 posti alla cena di gala ufficiale a Palazzo Ducale;
- alla Regata Storica, 10 posti per assistere alla manifestazione sulla tribuna delle autorità.

All’azienda viene, inoltre, concesso di utilizzare la definizione di “sponsor unico” dell’intervento di restauro, di utilizzare immagini del monumento, di installare permanentemente sulla struttura del ponte di Rialto una targa a imperitura memoria del mecenate.
Una stima del valore di mercato di queste controprestazioni non è allegata al contratto. L’ex sindaco Orsoni, che è anche ordinario di diritto commerciale del turismo, si è dimenticato di fare due conti e comunicarceli, né ci ha detto se e quanto il regalo ci costerà in futuro.

Nel novembre 2014, prima ancora dell’inizio dei lavori, il costo del restauro è “lievitato” a 5 milioni e 200 mila euro. Ciò comporterà “un piccolo prelievo per le casse pubbliche”, ha scritto con un tono di benevola comprensione il Corriere del Veneto. Proprio oggi, in contemporanea con l’inaugurazione in stile cafonal-chic del cantiere, il comune ha annunciato che quest’anno non ci sono risorse per i centri estivi. Mancano 150 mila euro e 4 mila bambini resteranno a casa.

Oltre che sulla iniqua distribuzione di costi e benefici fra pubblico e privato, che ormai non fa più notizia, il restauro del ponte dovrebbe far riflettere anche sul progetto di città al cui interno si situa e del quale è un importante elemento. Il cantiere, infatti, si trova a pochi metri da quello del Fontego dei Tedeschi che il gruppo Benetton sta trasformando in centro commerciale. La contiguità delle due operazioni non è solo fisica, come è bene messo in evidenza dai modelli predisposti dallo studio di Rem Koolhaas. Oggettivamente, l’intervento sul ponte non solo valorizza l’area intorno al Fontego, ma veicola l’immagine del ponte come suo accesso. Forse non l’ha chiesto Benetton, ad onor del quale va riconosciuto di non aver mai rivendicato l’etichetta di mecenate - il titolo gli era stato conferito a sua insaputa dall’ex sindaco Massimo Cacciari - ma è certo che ogni suo investimento immobiliare in città è stato accompagnato da una apposita opera pubblica, a partire dal ponte di Calatrava che collega la stazione, anch’essa trasformata in centro commerciale, al terminal automobilistico.

Ma, purtroppo su questi temi la città tace. Nessun candidato alle imminenti elezioni li menziona, né tanto meno si impegna a far affiggere all’ingresso del comune la targa “non si accettano regali”.
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