Il caso Milano fa scuola: aule aperte fuori orario anche nel resto d’Italia
Tiziana De Giorgio
Come intuiscono alcuni urbanisti, la cosiddetta crisi delle periferie deriva da distorsioni novecentesche, come quella di avere privilegiato aspetti fisici su alcuni obiettivi sociali che ne avrebbero modificato gli equilibri. La Repubblica Milano, 9 aprile 2015, postilla (f.b.)

Il modello milanese di “scuola aperta” da esportare negli istituti di tutta Italia. Con le aule dove di mattina studiano i bambini messe a disposizione la sera per incontri culturali e cineforum, le palestre che accolgono lezioni di danza e yoga, e le biblioteche che diventano un luogo di studio anche per i più grandi. Sarà ascoltato oggi alla Camera, in commissione Istruzione, Giovanni del Bene, l’ex preside del comprensivo Cadorna ora a capo dell’ufficio “Scuole aperte”, il quartier generale nato l’anno scorso a Palazzo Marino in collaborazione con l’Ufficio scolastico regionale con l’obiettivo di aiutare asili, elementari e medie a organizzarsi per trasformare i propri spazi in luoghi di incontro per la città quando gli alunni non sono in classe.

Un progetto nato nel 2012 che ora potrebbe diventare un esempio da estendere a livello nazionale. A oggi, a Milano, sono una trentina gli istituti coinvolti: oltre alla Cadorna — che ha fatto da apripista per tutti con le sue aule aperte da anni fino a tardi, anche durante le vacanze di Natale, per attività di ogni tipo — ci sono per esempio la Rinnovata Pizzigoni e la Calasanzio, la Casa del Sole e il comprensivo Mameli. «Non esiste un modello unico in questo momento — spiega Del Bene — ma l’obiettivo per tutti è diventare un punto di riferimento per la vita del quartiere». Dietro al progetto, l’assessorato al Benessere e al Tempo libero di Chiara Bisconti in collaborazione con quello all’Istruzione di Francesco Cappelli. «Abbiamo deciso di partire dal basso, andando a studiare quelle scuole che già in città sono sinonimo di apertura quasi permanente, per poi introdurre un cambiamento culturale che renda loro repli- modelli culturali in altri plessi scolastici », spiega la Bisconti in un documento che verrà letto oggi alla Camera. Fra i Comuni che hanno già manifestato interesse per seguire le orme di Milano, quello di Roma.

Per le scuole milanesi, il passo successivo è un “patto territoriale” che coinvolga i presidi delle scuole, i consigli d’istituto, le associazioni del terzo settore, e i Consigli di Zona per stabilire insieme i bisogni del singoli quartieri. «Un attore fondamentale, poi, sono i genitori — precisa Del Bene — che possono costituire associazioni legalmente riconosciute e diventare un partner privilegiato per la promozione di queste attività: in questo modo l’utenza può affiancare la scuola e creare un valore aggiunto, sia come risorsa di carattere materiale, sia come ampliamento dell’offerta formativa». Per coinvolgere gli istituti che ancora non si sono mossi, poi, il Comune pubblicherà a breve un bando che utilizza parte dei fondi ministeriali della legge 285 per la promozione dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, per aiutare le scuole elementari e medie ad aprirsi al territorio.

postilla
Come forse qualcuno si ricorderà, le scuole aperte sono una delle idee di punta del programma presentato alle primarie da sindaco di Stefano Boeri, nella cui biografia oltre ai noti progetti da archistar ci sono anche anni da redattore di “Urbanistica”, e certamente un’ottima cultura internazionale sul tema del quartiere. Cultura che in un modo o nell’altro ricorda quanto il concetto di Unità di Vicinato, alla base della conformazione fisica di gran parte delle periferie contemporanee, vede al centro (fisico, funzionale, identitario) proprio la Scuola, intesa non solo come fabbrica part time di istruzione dell’obbligo, ma vero e proprio nodo sociale, attorno al quale ruotano spazi e tempi della città. Era l’idea fondatrice delle
teorie di Clarence Perry, e speriamo che possa resuscitare, dopo tanti decenni di abbandono o quasi (f.b.)
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