I nazareni della Toscana
Alberto Asor Rosa
«Dai consiglieri di Pd e Fi gli interventi più distruttivi sulle regole per la tutela del paesaggio, a favore di una politica sfacciatamente ancorata agli interessi privati. Ferito ma non svuotato, alla fine il Piano paesaggistico è passato grazie alla battaglia unitaria delle associazioni ambientaliste». Il manifesto, 15 marzo 2015

Le vicende che hanno por­tato in Toscana all’approvazione, quanto mai dif­fi­cile e tor­men­tata (nel penul­timo giorno utile della legi­sla­tura!) del cosid­detto Piano pae­sag­gi­stico regio­nale, meri­tano una rifles­sione che tra­va­lica i con­fini del caso spe­ci­fico e s’allarga ine­qui­vo­ca­bil­mente a una dimen­sione nazionale.

In estrema sin­tesi (quindi, anche con qual­che ine­vi­ta­bile impre­ci­sione). Il Piano pae­sag­gi­stico è lo stru­mento che disci­plina il governo del ter­ri­to­rio: pro­teg­gendo più o meno carat­teri e mor­fo­lo­gia del pae­sag­gio e dell’ambiente; disci­pli­nando in forme più o meno chiare e defi­nite il con­sumo del suolo, pro­blema dive­nuto in que­sti anni in Ita­lia dram­ma­tico, anzi, ormai sull’orlo della catastrofe.

Nel governo regio­nale toscano, a mag­gio­ranza Pd, e sotto la pre­si­denza di Enrico Rossi, l’assessorato all’urbanistica, rico­perto da Anna Mar­son, tec­nico di valore, docente nella facoltà di archi­tet­tura di Vene­zia, ha ini­ziato da subito un minu­zioso lavoro di stu­dio e di defi­ni­zione (con l’ausilio anche delle com­pe­tenze espresse dalle prin­ci­pali uni­ver­sità toscane), il quale ha por­tato più o meno nell’estate scorsa ad un testo giu­di­cato una­ni­me­mente di grande valore ed effi­ca­cia. La supre­ma­zia deci­sio­nale della Regione sulle sin­gole rap­pre­sen­tanze locali e un sistema di regole chiare e ine­lu­di­bili ne costi­tui­vano il tes­suto cul­tu­rale e politico.

In que­sta lunga fase i rap­porti fra la pre­si­denza Rossi e le istanze ambien­ta­li­ste sono state gene­ral­mente (anche se non uni­for­me­mente) buoni. La Rete dei comi­tati per la difesa del ter­ri­to­rio, che allora pre­sie­devo, ha avuto nume­rosi incon­tri con Rossi e la sua Giunta, credo con reci­proco van­tag­gio. Tutto ciò si è allen­tato, fino a scom­pa­rire del tutto, dal momento in cui Rossi si è rican­di­dato alla pre­si­denza della Regione con l’esplicito avallo di Mat­teo Renzi (ma non intendo sta­bi­lire rap­porti troppo stretti da causa ed effetto tra le varie vicende nar­rate, le quali invece, come vedremo, si pre­stano a mol­te­plici e con­trad­dit­to­rie interpretazioni).

Vengo rapi­da­mente al dun­que. Il Piano, dopo aver rice­vuto nume­rosi rico­no­sci­menti e appro­va­zioni da parte delle forze che com­pon­gono l’attuale mag­gio­ranza, entra nella fase di discus­sione con­si­liare e del voto.

Emer­gono a que­sto punto le resi­stenze più acri e sel­vagge. A parte l’ostilità delle oppo­si­zioni in Con­si­glio, Fi e altri, in qual­che modo scon­tate, gli inter­venti più distrut­tivi in mate­ria di disci­plina ambien­tale e regole e tutela del pae­sag­gio, si mani­fe­stano tra le file del Pd. In nume­rose occa­sioni Pd e Fi ragio­nano e votano in maniera sor­pren­den­te­mente identica.

Due con­ce­zioni dell’ambiente e del ter­ri­to­rio, ma ancor più, due modi d’intendere la poli­tica e la società (come ebbe a dire più tardi l’assessore Mar­son) si fron­teg­giano con dura chia­rezza: non , come pre­ten­de­reb­bero gli avver­sari del Piano, fra una “idea di svi­luppo” e “una che rifiuta lo svi­luppo”, facen­dosi carico di un impro­ba­bile ritorno all’indietro; ma fra una poli­tica sfac­cia­ta­mente anco­rata agli inte­ressi pri­vati e una che assume come pro­prio punto di rife­ri­mento gli inte­ressi col­let­tivi e i biso­gni della cit­ta­di­nanza; e dun­que, a ben vedere, tra un modello di svi­luppo ormai ste­rile e auto­di­strut­tivo e un diverso e inno­va­tivo modello di svi­luppo (che è poi ovun­que, e sem­pre di più, la vera posta in gioco dello scontro).

La bat­ta­glia è duris­sima, e a un certo punto sem­bra per­duta. Rossi, ina­spet­ta­ta­mente, la porta a Roma, dove trova un soste­gno nel Mibact, e più pre­ci­sa­mente nelle per­sone del mini­stro Fran­ce­schini e, in modo par­ti­co­lare, del sot­to­se­gre­ta­rio Bor­letti Bui­toni. Ma il Mibact non fa parte del governo di Mat­teo Renzi, i cui pasda­ran nel con­si­glio regio­nale toscano hanno azzan­nato il Piano come lupi affa­mati? Mah… sì. Evi­den­te­mente non tutto cor­ri­sponde ancora a una logica rigi­da­mente for­male (que­sta con­si­de­ra­zione deter­mi­nerà una parte delle conclusioni).

Il Piano, ferito in più punti ma non svuo­tato, viene ripor­tato in Con­si­glio regio­nale e appro­vato. Io la con­si­dero una grande vit­to­ria, e vor­rei che que­sto, nono­stante tutto, sia posto alla base del ragio­na­mento futuro.

Le con­si­de­ra­zioni che vor­rei fare sull’accaduto sono le seguenti.

La mobi­li­ta­zione a difesa del Piano è stata impo­nente. Quando tutte le asso­cia­zioni ambien­ta­li­ste, tal­volta divise da qui­squi­lie o da ragioni di ban­diera, si coa­liz­zano, com’è acca­duto pron­ta­mente que­sta volta, è dif­fi­cile per chiun­que far finta di niente. Que­sta una­ni­mità di pro­po­siti ha tra­sci­nato con sé anche la grande stampa nazio­nale, oltre che i gior­nali amici per defi­ni­zione come il mani­fe­sto. Que­sto spi­rito di coa­li­zione (per restare nel voca­bo­la­rio di que­sti giorni) andrebbe secondo me col­ti­vato sem­pre di più.

Se si mette in campo un fronte come que­sto, nes­suna bat­ta­glia ambien­ta­li­sta può esser con­si­de­rata per­duta in par­tenza. Vale per il pre­sente, ma anche per il futuro. Lo dico per i molti com­pa­gni buoni com­bat­tenti ma troppo scettici.

L’amara lezione della ser­rata discus­sione sul Piano è che il Pd toscano sem­bra per­duto a qual­siasi pos­si­bile moti­va­zione di etica ambien­ta­li­sta e ter­ri­to­riale. Non solo, infatti, sin­goli con­si­glieri regio­nali iscritti a quel par­tito si dedi­ca­vano alle furi­bonde scor­re­rie di cui abbiamo detto. Ma nes­suno degli orga­ni­smi isti­tu­zio­nali di tale par­tito è mai inter­ve­nuto, come avrebbe facil­mente potuto, per impe­dirle o almeno sedarle. Que­sto, di con­se­guenza, rap­pre­senta il prin­ci­pale pro­blema poli­tico oggi in Toscana.

Prima, durante e dopo la fase di discus­sione deli­rante, di cui abbiamo par­lato, il ruolo dell’assessore Mar­son è apparso deci­sivo. Nell’intervento pro­nun­ciato dopo il voto di appro­va­zione, Anna Mar­son ha dimo­strato di essere in grado di tra­sfe­rire la pro­pria sapienza tec­nica e disci­pli­nare in quel che lei stessa ha giu­sta­mente chia­mato un atteg­gia­mento «diver­sa­mente poli­tico». Biso­gna dire fin d’ora, con chia­rezza e one­stà intel­let­tuali e poli­ti­che, che, se l’approvazione del Piano pae­sag­gi­stico ora non è una burla, il ruolo dell’assessore all’urbanistica nella giunta regio­nale di domani, quale che essa sia, non può esser messo in discussione.

Infine. In Toscana si vota per le ele­zioni regio­nali a mag­gio. Dun­que, esi­ste un corto cir­cuito rav­vi­ci­na­tis­simo fra gli avve­ni­menti che hanno riguar­dato l’approvazione del Piano in con­si­glio regio­nale e il voto del pros­simo mag­gio. La Rete dei comi­tati non ha mai preso posi­zione a favore di que­sta o quella for­ma­zione poli­tica in sede di voto, e penso che debba con­ti­nuare a farlo (o non farlo, a seconda dei casi). Ma non riter­rei disdi­ce­vole oggi che essa esprima una pre­fe­renza di mas­sima a favore di tutte quelle for­ma­zioni che oggi si dichia­rino per i valori del ter­ri­to­rio e della sal­va­guar­dia e dello svi­luppo dei beni ambien­tali. Con­stato che c’è in giro, in Toscana, sia a livello regio­nale sia a livello locale, una buona aria di lotta e di riscatto, che va aiu­tata e confortata.

Le que­stioni ancora pen­denti sono del resto nume­rose e tal­volta sull’orlo della cata­strofe. Si pensi, per fare un esem­pio ecla­tante, alla scia­gu­rata intra­presa, per dimen­sioni ed esiti, del sot­toat­tra­ver­sa­mento fer­ro­via­rio di Firenze, risol­vi­bile in tutt’altro modo, come ormai tutti sanno, con spesa infi­ni­ta­mente minore e senza l’inevitabile debito con­tratto con la cor­ru­zione. Si voti per chi è con­tra­rio al sot­toat­tra­ver­sa­mento. O con­tro la seconda pista all’aereoporto di Firenze. O è per la ragio­ne­vole solu­zione dei pro­blemi geo­ter­mici regio­nali, ecc. ecc. ecc.

Invece di chiac­chiere, impe­gni con­creti e facil­mente indi­vi­dua­bili e defi­ni­bili. Se così acca­desse, invece di una cam­pa­gna elet­to­rale a senso unico, — come sem­pre, dall’alto verso il basso, — ce ne sarebbe una bifronte. Si voti per chi s’impegna a fare le cose che noi chie­diamo. Nes­sun impe­gno, niente voto. Così un even­tuale Piano pae­sag­gi­stico, o quant’altro di simile, cor­rerà la pros­sima volta all’approvazione trion­fal­mente, senza gli osta­coli che ora abbiamo cono­sciuto, e come avrebbe meri­tato che anche que­sta volta accadesse.
Sullo stesso tema
Paolo Baldeschi
Scritto per eddyburg: denuncia e analisi di un'ulteriore legge «ad civitatem» di invenzione renziana la cui vittima è ancora Firenze.
Tomaso Montanari
Enrico Rossi e Dario Nardella non discutono nel merito le decisioni del Tar che ha bocciato l'aeroporto nella piana, si sono limitati a dire: il potere lo abbiamo noi. Prima o poi pagheranno un prezzo.
Anna Marson
I ratti del PD toscano proseguono nel rosicchiare la migliore delle leggi di contrasto al consumo di suolo emanata in Italia. La rottamazione del territorio e del ruolo delle istituzioni sembra l'impegno maggiore del partito di Renzi.
Ultimi post
Eddyburg
Cliccando nella barra in alto potete accedere a tutti gli articoli inseriti in oltre diciotto anni di attività e impegno per una cultura dell'abitare fruire e governare il territorio che sia suscettibile di assicurare condizioni di vita soddisfacenti sotto il profilo dell'equità e della libertà di accesso ai beni comuni, della capacità e possibilità di partecipare al governo della cosa pubblica. E' ancora una versione provvisoria del sito, perciò alcune cose funzionano male o presentano degli errori. Ci stiamo adoperando per sistemare tutto nel più breve tempo possibile.
Eddyburg
Il programma definitivo della prima edizione dei seminari di eddyburg
Redazione di eddyburg
Nell’anniversario della scomparsa di Eddy Salzano il 23 settembre abbiamo organizzato un’iniziativa per ricordare l’importanza e l’attualità del suo pensiero e della sua attività. Qui le videoregistrazioni della I Sessione del convegno “Eddy Salzano: le tappe di un percorso politico e culturale per una città più giusta” con gli interventi di Mauro Baioni, Giulio Tamburini, Vezio De Lucia, Paolo Berdini, Roberto Camagni, Anna Marson, Maria Pia Guermandi, Giancarlo Storto, Giancarlo Consonni, Paolo Baldeschi.
Redazione di Eddyburg
L'incontro ha come scopo la presentazione della versione italiana del toolkit anti-gentrification di Sandra Annunziata, e vedrá la partecipazione di esperti e rappresentanti dei movimenti di lotta per la casa che discuteranno assieme del manuale e della sua applicazione nel contesto italiano. Sarà possibile seguire l'evento in streaming live sulla pagina facebook di ETICity
Redazione di eddyburg
Nell’anniversario della scomparsa di Eddy Salzano il 23 settembre abbiamo organizzato un’iniziativa per ricordare l’importanza e l’attualità del suo pensiero e della sua attività. Qui le videoregistrazioni della II Sessione del convegno "Una comunità di intenti" con testimonianze di Maria Cristina Gibelli, Marco Borghi, Federica Ruspio, Tomaso Montanari, Ilaria Agostini, Anna Maria Bianchi, Maria Paola Morittu, Elisabetta Forni, Piero Cavalcoli, Lidia Fersuoch, Oscar Mancini, Paolo Cacciari e Ilaria Boniburini.
CopyrightMappa del sito
© 2021 Eddyburg