Egemonia, declino e il poco che resta di Italia Nostra.
Vezio De Lucia
L’associazione compie sessant’anni, a me pare che abbia esaurito il suo ciclo vitale e sia avviata a una sopravvivenza inutile, forse dannosa. La speranza è davvero esigua e le prossime votazioni (segue)

L’associazione compie sessant’anni, a me pare che abbia esaurito il suo ciclo vitale e sia avviata a una sopravvivenza inutile, forse dannosa. La speranza è davvero esigua e le prossime votazioni per il rinnovo del consiglio direttivo nazionale sono l’ultima occasione per un’inversione di senso. Credo che sia impossibile tornare all’età dell’oro, quando Italia Nostra fu l’indiscussa protagonista della salvezza di Firenze, di Venezia, dell’Appia Antica, della Costiera Amalfitana, senza sconti per nessuno. La mostra “Italia da salvare” fece il giro del mondo.

Dalla fondazione, per mezzo secolo, è stata in prima linea nella difesa della capitale dagli assalti speculativi. “Roma sbagliata”, del 1974 (“un’impressionante radiografia della capitale dopo un secolo di malgoverno”, scrisse Antonio Cederna), insieme alle denunce di Dom Franzoni e della Caritas di Luigi Di Liegro, aprì la strada alle amministrazioni di Argan e Petroselli. Quanti ricordano che fu Italia Nostra alla fine degli anni Ottanta a far esplodere lo scandalo per il famigerato progetto Fiat Fondiaria, primo caso di urbanistica contrattata (ancor oggi tenuto in vita dal comune di Firenze)?

A mano a mano, con il passare degli anni, sempre di più hanno prevalso il piccolo cabotaggio, la prudenza, il buonsenso. L’urbanistica di rito ambrosiano, che ha aperto la strada in tutt’Italia alla controriforma e agli energumeni del cemento armato, come Maurizio Lupi, Italia Nostra non l’ha affatto combattuta con l’energia e la determinazione necessaria. E negli anni più recenti gli episodi di regressione si sono infittiti.

Nel 2010 Italia Nostra della Lombardia ha addirittura tentato un’inaudita operazione di revisionismo proponendo di “aggiornare” il pensiero di Antonio Cederna. E infine sono costretto a ricordare che Italia Nostra tiene a distanza Desideria Pasolini dall’Onda, ultima esponente di quel glorioso drappello che fondò l’associazione nel 1955, e che è stata la Bianchi Bandinelli, nel febbraio scorso, a ricordare e premiare Desideria (“una vita per la tutela”).
Non si può tornare all’età dell’oro, ma credo che abbiamo il dovere – per quanto mi riguarda è l’ultima volta – di cercare intanto di riannodare i fili di una vicenda non ancora del tutto consunti.

Voterò per Ilaria Agostini, Luigi De Falco, Raffaella Di Leo, Maria Pia Guermandi, Giovanni Losavio, Tomaso Montanari, Emanuele Montini, Francesco Vallerani. Non sono gli unici candidati meritevoli di fiducia, nella lunga lista a disposizione degli elettori ce ne sono almeno altrettanti che possono contribuire alla difficile impresa.
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