Eddytoriale 165. La strage
Eddyburg
La tragedia delle centinaia di migranti scomparsi nei flutti del Mare nostrum alle soglie della salvezza ha riproposto con forza un tema al quale i nostri tempi non possono sfuggire. I commenti spaziano dalla ragionevolezza preoccupata di molti osservatori che non hanno rinunciato a usare il cervello e il cuore, fino alle più barbariche espressione  del “razzismo sociale” (se è lecito definire così il pregiudiziale disprezzo per i più poveri) di chi ragiona solo con le viscere. (segue)

Questi ultimi, è ovvio, chiedono che le barriere sul Mediterraneo siano le più ferme possibili, meglio se armate. L’italiano Salvini si schiera decisamente tra questi. Il nostro presidente del consiglio sembra distaccarsene, ma invoca anche lui, a botta calda, un blocco navale: portaerei, fregate e cacciatorpediniere schierati tra il piede della Penisola e le coste nord dell’Africa. Ma dai giornali di oggi apprendiamo che ha scoperto che il blocco navale è impossibile e ha individuato il suo obiettivo: bisogna colpire gli scafisti.

Qualche giorno fa ha detto che non conosceva Pompei. Oggi mostra che non ha capito che cos’è il fenomeno tragico delle migrazioni di questi anni. Come non sembrano averlo capito molti che da Bruxelles, dove si dovrebbe decidere, additano i trafficanti come la causa della tragedia. Costoro non si rendono conto che gli scafisti e gli altri trafficanti, come ha denunciato Barbara Spinelli qualche giorno fa,«non fanno che riempire un vuoto: non esistono vie legali di fuga, quindi l’illegalità si installa e prospera». Dovrebbe essere evidente a tutti che si riuscirà a eliminare il “servizio” criminale che gli scafisti forniscono alla disperazione dei migranti solo affrontando il problema alle radici. Senza un’analisi corretta nessuna soluzione è adeguata.

Occorre allora innanzitutto essere consapevoli che l’onda migratoria che spinge milioni di persone dalle aree a sud del Mediterraneo non è arrestabile nel breve periodo. Trasformare il Mediterraneo in una barriera (è la risposta che danno i neonazisti italiani ed europei) non significa solo diventare complici di uno sterminio di massa, di fronte al quale l’Armenia e la stessa Shoa impallidiscono. Che lo sterminio che avviene nel Mediterraneo non sia volontario e programmato come quello dei “giovani turchi” e quello dei nazisti trasforma il crimine dell’Unione europea da doloso a colposo, ma non ne riduce la gravità.

Occorre poi ricordare che, se l’Africa e il Medio Oriente sono diventate un inferno dal quale centinaia di persone tentano di fuggire a prezzo della vita, una responsabilità pesante risiede nelle politiche, antiche e recenti, del Primo mondo. A partire dal colonialismo dei secoli più lontani della storia europea, proseguendo con il colonialismo altrettanto rapace (sebbene camuffato nelle sue forme) della globalizzazione capitalista, concludendo - dopo l’attentato alle Twin Towers - con la destabilizzazione dei complessi equilibri politici e sociali nel Medio oriente. E come non mettere nel conto delle responsabilità anche il crescente squilibrio tra le grandi ricchezze e le profonde ed estese povertà provocato dal neoliberalismo, che ha spento in grandissima parte del mondo la speranza per un futuro migliore?

Le responsabilità del primo mondo richiedono un impegno serio e di lunga durata, non la recitazione di qualche giaculatoria. Non serve certamente assumere a bersaglio delle politiche europee i trafficanti di schiavi che noi stessi abbiamo contribuito a rendere tali. Così come serve a poco voler interporre (come sembrano proporsi i politici dell’UE) filtri alle frontiere dei paesi d’esodo per selezionare tra i fuggiaschi quelli che migrano perché soggetti al rischio di persecuzioni per ragioni politiche, o etniche o religiose, e quindi hanno diritto d’asilo, e chi fugge per la disperazione della miseria e della fame, e può essere ricacciato nel suo inferno quotidiano.

Occorre garantire vie d’accesso sicure a chi vuole evadere dal terrore e dalla miseria. E occorre creare condizioni di vita soddisfacente nelle regioni oggi sicure e consentire ai migranti di trovarvi la loro nuova patria. Il lavoro degli uomini e le donne è una risorsa preziosa per l’umanità. Se l’attuale sistema economico-sociale non è in grado di utilizzarlo, ecco una ragione in più per impiegare l‘intelligenza e la creatività nella costruzione di un sistema meno disumano.



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