Coalizione sociale, per unire un nuovo soggetto politico plurale
Gianni Ferrara
«Un forte richiamo a non dimenticare il senso della parola "politica" e a comprendere qual'è il focus di una nuova sinistra: a  upe­rare le con­trad­di­zioni che divi­dono le sini­stre non può che essere la lotta con­tro l’incarnazione attuale del capi­ta­li­smo, il neo­li­be­ri­smo». Il manifesto, 2 aprile 2015
Dalla pole­mica aperta su che cosa dovesse essere la “coa­li­zione sociale” e che cosa non dovesse essere o diven­tare è emersa una que­stione che è di fondo. Nien­te­meno che quella di … che cosa sia la poli­tica, fin dove si estenda, chi debba farla e chi no. Ed è scon­for­tante che sul signi­fi­cato, la por­tata, il deno­tato del ter­mine la sini­stra si possa dividere.

Scon­for­tante per­ché rivela che si è lasciata per­va­dere da una grossa misti­fi­ca­zione Quella che rita­glia la poli­tica, la spezza, ne recinge l’estensione, il campo, ne limita l’oggetto per ride­fi­nire il sog­getto. E, con­se­guen­te­mente, ne sce­glie i con­te­nuti defi­nen­doli leciti e li separa da quelli che con­danna come ille­citi, per poi det­tare le forme attra­verso cui solo la poli­tica può dispie­garsi, sele­zio­nando in tal modo gli attori. Li divide, li separa, e, sepa­ran­doli, fra­ziona insieme l’oggetto e il sog­getto della poli­tica. Sog­getto ed oggetto che da Ari­sto­tele a Gram­sci cento volte è mutato nei modi di con­fi­gu­rarsi, mai nella sua essenza di plu­ra­lità umana acco­mu­nata da una sto­ria e da un destino. La cui com­po­si­zione ed il modo come si con­fi­gura è l’oggetto della poli­tica così come il suo sog­getto. È chi, con chi e per chi e come gesti­sce, ripro­duce o modi­fica la con­fi­gu­ra­zione di tale oggetto.

Sap­piamo che dire sog­getto e oggetto della poli­tica è lo stesso che dire forma di stato e di governo. Sap­piamo anche che da due secoli almeno la sog­get­ti­vità della poli­tica ha var­cato le soglie che la rin­chiu­de­vano negli ambienti pros­simi ai troni e non è più pre­ro­ga­tiva esclu­siva dei re, dei loro mini­stri e cor­ti­giani, dei “con­si­gli delle corone”. La bor­ghe­sia se ne impa­dronì ma fu poi costretta ad accet­tare che que­sta sog­get­ti­vità si esten­desse, in modo più o meno ampio, fino a com­pren­dere tutti i desti­na­tari delle scelte che la poli­tica avrebbe potuto compiere.
Esten­sione che poteva però essere vir­tuosa o truf­fal­dina, quanto a forma, quanto cioè a sua reale e leale cor­ri­spon­denza all’universo dei sog­getti. Quell’universo che, nel defi­nire il suf­fra­gio, ne com­prende la com­po­si­zione. Com­po­si­zione che è plu­rale sì, ma di una plu­ra­lità arti­co­lata, se reale, effet­tiva, auten­tica, e per­ciò rive­la­trice delle dif­fe­renze, le tante dif­fe­renze, da quella di classe, a tutte le altre rile­vanti in una società com­plessa. Meno una sola, quella indi­vi­duale. Per­ché è quella che disar­ti­cola la sog­get­ti­vità, la smi­nuzza, per neu­tra­liz­zarla, liqui­darla, dissolverla.

Smi­nuz­zata, neu­tra­liz­zata, liqui­data e dis­solta è oggi la sog­get­ti­vità popo­lare in Ita­lia. Le leggi elet­to­rali vigenti da venti anni (e con esse quella che Renzi sta impo­nendo all’Italia) non sol­tanto hanno distorto la rap­pre­sen­tanza, hanno dis­solto il “rap­pre­sen­tato”. La tra­sfor­ma­zione è stata duplice. Da stru­mento di espres­sione dei biso­gni, delle aspet­ta­tive, dei pro­getti di vita delle donne e degli uomini, la rap­pre­sen­tanza è stata con­ver­tita in dispo­si­tivo di appro­pria­zione del potere di governo per uno uomo solo. Ne è deri­vata irri­me­dia­bil­mente la disper­sione del rap­pre­sen­tato e la sua con­danna alla soli­tu­dine nel subire o il ricatto nelle fab­bri­che, o la degra­da­zione nel pre­ca­riato, o la dispe­ra­zione nella disoc­cu­pa­zione permanente.

La soli­tu­dine ha pro­dotto la rot­tura del legame sociale. Il ricatto ha neu­tra­liz­zato l’istanza a riven­di­care nel luogo di lavoro con­di­zioni di dignità. La degra­da­zione e la dispe­ra­zione hanno gene­rato o ras­se­gna­zione e rinun­zia a lot­tare per una pro­spet­tiva di uscita dallo sta­dio di depres­sione o con­cor­renza tra i degra­dati e i dispe­rati nell’offrire forza-lavoro al prezzo più basso.

È que­sto lo sta­dio di regres­sione della con­di­zione umana in Ita­lia. Si sa che a deter­mi­narla con­tri­bui­sce enor­me­mente l’Europa della sovra­nità dei mer­cati. Ma è dal sog­getto della poli­tica e per­ciò della demo­cra­zia che biso­gna par­tire rico­struen­dolo nella sua auten­ti­cità plu­rale e rifon­dan­dolo alla base della società come tito­lare di una rap­pre­sen­tanza che si imponga nel quo­ti­diano della poli­tica, rap­pre­sen­tan­dosi dove si decide. Ad unire, a supe­rare le con­trad­di­zioni che divi­dono le sini­stre non può che essere la lotta con­tro l’incarnazione attuale del capi­ta­li­smo, il neo­li­be­ri­smo, domi­nante in Europa ed attuato in Ita­lia. Il com­pito, la ragion d’essere della coa­li­zione sociale dovrebbe essere pro­prio que­sto, la rifon­da­zione nella società del sog­getto che si oppone al capi­ta­li­smo neo­li­be­ri­sta e lo sfida
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