Bye Bye Pisapia
Maria Cristina Gibelli
Per i molti cittadini che avevano votato Pisapia, attendendosi anche una svolta radicale rispetto al modello neoliberista e mercatistico...>>>



Per i molti cittadini che avevano votato Pisapia, attendendosi anche una svolta radicale rispetto al modello neoliberista e mercatistico dell’urbanistica milanese inventato da Maurizio Lupi quando era assessore allo Sviluppo del Territorio, quelli del suo governo sono stati anni deludenti. Il capitale di speranza e di fiducia costruito attraverso una campagna elettorale lungimirante e partecipata è stato in parte sperperato, se non dal Sindaco dalla sua Giunta. Certamente delusione c’è stata per quanto riguarda le promesse riformatrici non mantenute in materia di pianificazione e di messa sotto controllo della rendita immobiliare/finanziaria.

La prima disillusione è arrivata con la mancata discontinuità con il Piano urbanistico approvato dall’amministrazione di Letizia Moratti. Si è preferito approvare e adottare in tutta fretta un Piano di Governo del Territorio, e soprattutto un Piano delle Regole, del tutto simile a quello firmato Moratti/Masseroli, preferendo un processo decisionale per molti aspetti opaco e non partecipato, e una sostanziale conferma dello status quo nelle scelte di fondo. Ma anche la capacità di regia e negoziazione nelle decisioni in merito ai contenuti funzionali dei ‘grandi progetti urbani’ è stata debole: la finanza immobiliare ha continuato a dettar legge.

La seconda delusione l’ha suscitata la sostanziale inerzia, l’adattività del governo milanese rispetto alla sedicente macchina da guerra predisposta in ambito regionale per la realizzazione dell’effimera EXPO 2015. Totalmente abbandonato nella mani del governo lombardo e dei suoi affaristi, il progetto ha, come ben noto, dato luogo all’ennesimo intreccio di interessi illeciti e di atti corruttivi arginati soltanto dall’intervento della magistratura. E questi eventi hanno sicuramente gettato un’ombra, sia pure di riflesso, anche sull’immagine di Milano e del governo municipale.

E ancora, deludente e inspiegabile è stato il protratto silenzio dell’amministrazione milanese nella fase di dibattito relativa alla istituzione della Città Metropolitana: debole l’ascolto e l’interazione con i comuni della cintura; poche le idee su come rafforzare lo Statuto Metropolitano all’interno di una legge (la Delrio) banale e senza coraggio; e, soprattutto, nessuna iniziativa volta a sollecitare e scuotere il governo regionale da una apatia e un interesse manifestamente antimetropolitano.

Altra promessa mancata, su un tema specifico ma non meno rilevante: la realizzazione della Grande Moschea, ai primi posti nel programma elettorale del Sindaco in quanto doveroso esercizio di repubblicana non discriminazione religiosa in una città sempre più multietnica. La decisione, dilazionata fuori tempo massimo politicamente accettabile, è oggi ulteriormente indebolita e procrastinata da una legge lombarda che irride alla Costituzione.

A completare questo bilancio pieno di ombre (oltre che di alcune luci, ad esempio in materia di contenimento del traffico e di politiche sociali) è arrivato, proprio nella fase di avvio del nuovo ente di governo metropolitano, quando occorrerà grande capacità di visione strategica oltre che lungimirante innovazione amministrativa, il gran rifiuto a ricandidarsi.

Pisapia rinuncia di fatto alla opportunità di promuovere, finalmente, strategie e politiche più determinate e coerenti con il suo programma elettorale quando, con un secondo mandato che avrebbe consentito maggiori spazi di autonomia e di iniziativa, sarebbe stato più agevole farlo. Un secondo mandato che, con tutta probabilità, i cittadini gli avrebbero confermato, soprattutto per la fiducia nella persona più che nei risultati ottenuti fin qui.

I cittadini di Milano e della sua area metropolitana possono da oggi attendersi un anno di navigazione a vista con un Sindaco che si è auto-delegittimato e indebolito, mentre si addensano sulla metropoli i rischi di un flop di EXPO, malgrado i “camouflages” dell’ultima ora.

Ma anche se andasse tutto liscio, rimane la totale incertezza sul dopo EXPO. Le esperienze internazionali relative ai cosiddetti ‘grandi eventi’ ci insegnano che le (poche) storie di successo sono state quelle in cui era ben chiaro sin dall’inizio il progetto relativo al ‘che fare’ a festa terminata; in cui le aree sono state acquisite al pubblico pagandone un giusto prezzo (a valore agricolo, se tale era la loro destinazione precedente). Alcuni di noi avevano segnalato, ancor prima che la candidatura di Milano vincesse su quella di Smirne, che questi erano i problemi e le sfide cruciali. Le cose sono andate in altra direzione e a tutt’oggi rimane aleatorio il contenuto funzionale del progetto per il riuso del sito dell’evento: perché le aree di Cabassi e Fondazione Fiera sono state strapagate da Arexpo, grazie alla edificabilità comunque concessa a favore della proprietà dalla allora sindaca Moratti e perché i costi sono enormemente lievitati. In questa situazione di incertezza, nella quale gli enti pubblici vogliono a tutti i costi rientrare dallo scriteriato investimento e il rischio è l’ennesima cementificazione senza qualità (peraltro in una situazione di stallo del mercato edilizio), la voce di Pisapia avrebbe forse finalmente potuto esprimersi con maggiore coerenza e forza.

Chi sarà il nuovo Sindaco?

Forse (ma il ‘forse’ nel nostro paese è sempre una cautela realistica), una candidatura temibile del centrodestra - quella di Maurizio Lupi, del quale abbiamo sempre criticato l’ascesa sin dalla sua iniziale esperienza milanese - non sarà più sostenibile, dopo la gestione disinvolta del Ministero delle Infrastrutture. Ma, purtroppo, all’orizzonte si profilano molti lupacchiotti pronti a conquistare Milano e a distruggere ciò che di buono è stato realizzato dalla giunta arancione. C’è solo da sperare che la risposta della sinistra sia all’altezza.

Bye bye Pisapia, con grande disillusione e probabile futuro rimpianto da parte dei cittadini onesti.



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