Acqua Marcia
Paola Somma
Il commissario prefettizio che governa il comune di Venezia ha annunciato che il prossimo sindaco dovrà adottare misure “lacrime e sangue” per pagare i “nostri debiti”. Contestualmente ha fatto un grande regalo >>>


Il commissario prefettizio che governa il comune di Venezia ha annunciato che il prossimo sindaco dovrà adottare misure “lacrime e sangue” per pagare i “nostri debiti”. Contestualmente ha fatto un grande regalo, a nostre spese, ai padroni di Acqua Marcia, che non è un logo, inventato da una agenzia di marketing per migliorare l’immagine della città in vista delle imminenti elezioni, ma la denominazione di una società immobiliare che per molti anni ha operato in profonda sintonia con gli amministratori locali.

La vicenda, come molte di quelle da cui ha origine il dissesto finanziario del comune di Venezia, è iniziata vent’anni fa, durante il primo mandato del sindaco Cacciari, quando la zonizzazione degli affari, cioè l’assegnazione di un’area o di un settore di attività ad un privato “mecenate”, è diventata l’obiettivo verso cui far convergere piani, progetti e decisioni.

All’Acqua Marcia, di Francesco Caltagirone Bellavista, venne allora attribuita la porzione dell’isola della Giudecca che comprende il Mulino Stucky e alcuni terreni adiacenti, uno dei tasselli più appetibili del cosiddetto “progetto Giudecca”, inventato dall’assessore all’urbanistica, Roberto d’Agostino.

Le tappe della successiva trasformazione del Mulino Stucky nell’albergo Hilton sono note (vedi i molti articoli apparsi su Eddyburg). Meno si è parlato, invece, della zona a sud, affacciata sulla laguna, nella quale negli anni ’40 i fratelli Scalera avevano costruito gli omonimi studi cinematografici. L’area è all’interno dello stesso piano particolareggiato che riguarda lo Stucky.

Nel 2001 il sindaco Paolo Costa siglò una convenzione che rendeva più vantaggioso il “restauro” dello Stucky a fronte di un impegno di Acqua Marcia a realizzare e cedere gratuitamente al comune alcune unità abitative nell’area ex Scalera.

Nello stesso periodo, nel 2002 il comune inserì nel suo project financing un tunnel tra il mulino Stucky e le Zattere, sotto il canale della Giudecca. Secondo D’Agostino, nel frattempo diventato assessore alla pianificazione strategica «l’inserimento nel project financing del tunnel è il modo migliore per verificare se sia un’ipotesi praticabile…. se un operatore ci dimostra che è in grado di realizzare il tunnel con finanziamenti propri (senza pericoli per il geotessuto e l'ambiente lagunare), e poi di aprirlo alla cittadinanza giorno e notte, non vedo perché non si dovrebbe fare».

Il tunnel non è stato realizzato, ma i rapporti tra comune e Acqua Marcia sono rimasti ottimi. Nel 2007, Cacciari, rieletto sindaco, inaugurando lo Stucky Hilton alla presenza del ministro ai Beni Culturali Francesco Rutelli, disse: «lo Stucky, che vede congiunte le volontà e le sinergie del pubblico e del privato… ha riacquistato il valore di simbolo della possibile rinascita della Giudecca e della costruzione della Venezia del futuro…. la collaborazione con Caltagirone non è finita qui… Ci sono altre aree da sviluppare in chiave di una intelligente collaborazione pubblico-privata, unica strada possibile per il rilancio della città… Caltagirone è un imprenditore che vuole investire a Venezia, che ci crede in un turismo, quello che ci serve, convegnistico, congressistico, con il quale abbiamo fatto delle importanti operazioni nel campo dell'edilizia convenzionata».

In realtà, la realizzazione dell’edilizia convenzionata è iniziata solo tra il 2010 e il 2011, ed i lavori sono stati interrotti prima del completamento degli alloggi.

Alcuni consiglieri comunali del PDL hanno inoltrato un esposto alla Corte dei Conti chiedendo di accertare responsabilità per danno erariale a carico degli amministratori comunali «per la stipula di una convenzione in cui gli obblighi derivanti dall’approvazione non sono stati assolti da parte della proprietà e perché… non si sono attivati in alcun modo per far rispettare i doveri derivanti dalla convenzione». Nell’esposto si ricordava anche che i lavori del cantiere sono stati definitivamente bloccati a causa dell’insolvenza della proprietà nei confronti dell’impresa di costruzione, la ditta Tasca, che anch’essa ha inutilmente sollecitato l’intervento del comune: «vorremmo che il Comune prendesse una posizione, perché può riscuotere i 4 milioni di polizze fideiussorie».

Per effetto di queste sollecitazioni, l’assessore comunale alla casa ha infine comunicato l’intenzione di promuovere un’azione legale per chiedere il rispetto della convenzione, ma poi nulla è stato fatto nemmeno per recuperare le fidejussioni stipulate da Acqua Marcia a garanzia del completamento dell’intervento.

Nel 2013 Acqua Marcia è stata sciolta, il suo compendio immobiliare e fondiario è stato messo in vendita e il comune ha rinunciato a qualsiasi iniziativa, abbandonando l’intervento di social housing e con esso i teorici assegnatari degli alloggi.

Leggiamo ora, sulla stampa quotidiana che il commissario Zappalorto ha deciso non solo di rinnovare la convenzione con Acqua Marcia, così raddoppiando il valore della proprietà rispetto a quello che avrebbe senza la concessione ad edificare, ma di estendere l’edificabilità alla parte dell’area che era destinata ad attività artigianali e cantieristiche e rendere possibile anche la costruzione di una darsena turistica.

L’atto del commissario, che alcuni commentatori trovano poco comprensibile, è in realtà perfettamente coerente con il suo compito, che è quello di velocizzare la privatizzazione di tutto il privatizzabile prima delle elezioni. Fare terra bruciata prima dell’arrivo del nemico, cioè di qualcuno votato dai cittadini, è il mandato che ha avuto dal governo e che sta svolgendo perfettamente, anche stroncando sul nascere le domande che finalmente alcuni cittadini cominciano a porsi sulle origini e le cause del dissesto finanziario di Venezia.

Non a caso, nello stesso giorno in cui è stato reso noto il regalo ad Acqua Marcia il commissario ha detto che il deficit «è colpa di tagli e sanzioni, non delle precedenti giunte» ed il Gazzettino ha titolato: “ex sindaci, tutti assolti”.

Al cittadino non resta che sentirsi come Pinocchio, quando si reca dal giudice per denunciare il gatto e la volpe che l’hanno derubato e viene messo in prigione.
Riferimenti

In eddyburg vedi in particolare: Sulle macerie dello Stucky , di eddyburg, 
Lo Stucky ritrova l’ala bruciata, di Enrico Tantucci con postilla.
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