Viva l’Esposizione abbasso l’Esposizione
Paolo Hutter
Un bilancio preventivo del Grande Evento Expo che, senza strafare, molto probabilmente e saldamente ancorato a un approccio empirico, ci azzecca. La Repubblica Milano, 11 febbraio 2105

C’è stato il messaggio del Papa, quello di Lula, si elaborerà la Carta di Milano per il cibo sostenibile e per tutti, nutrire il pianeta: Viva Expo. Si sono cementificati ettari ed ettari agricoli per costruire nuove autostrade inutili. E per fare un enorme villaggio espositivo su terreni privati non urbanizzati mentre si poteva fare su terreni pubblici già urbanizzati: Abbasso Expo. Mai si è parlato e si parlerà così tanto di spreco di cibo e di come produrlo e distribuirlo in modo sostenibile: Viva Expo. Nulla è ancora cambiato nei cicli del cibo, neanche nell’area milanese nei mesi precedenti l’Esposizione: il tema dell’Expo è solo un pretesto. Non è vero, abbi fede, intanto Milano Ristorazione ha distribuito sacchetti salva-cibo nelle scuole milanesi, così i bambini portano a casa pane e frutta.

Expo è un traino. Sì, ma le multinazionali che lo sponsorizzano sono quelle degli Ogm o della privatizzazione dell’acqua e dei semi. Era ed è molto meglio Terra Madre. E qua i contadini dove sono (chiede Petrini)? Abbasso l’Expo, fiera alimentare, scatola vuota. E delle aree comprate a caro prezzo che ne faremo? Finiranno abbandonate con padiglioni cadenti come a Siviglia. No, ci potrebbe andare l’Università, un meraviglioso campus, ci faranno anche gli orti. E così via, potremmo continuare col botta e risposta.

Le ragioni dei No Expo, se sommiamo quelle critiche a priori nei confronti di questo tipo di grandi eventi internazionali con le ragioni contrarie alla impostazione impressa soprattutto dal Formigonismo al concreto svolgersi di Expo 2015, sembrano robuste. Se poi consideriamo i cosiddetti scandali, tangenti e turbative d’asta, e l’assurda opera fine a se stessa del canale Vie d’acqua potremmo addirittura vedere l’impopolarità circondare Expo. Eppure, eppure... Il richiamo commerciale turistico su cui ha sempre fatto conto il progetto Expo sta crescendo grazie alla pubblicità e alla copertura mediatica. E forse anche a qualcosa di più, al bisogno che ogni tanto emerge di avere qualcosa di unificante e facile a cui aggrapparsi per risollevarsi dalla crisi. Vorrei fare una previsione, poi se sbaglio pazienza.
È probabile che crescerà un misto di curiosità misto a tifo, per cui nonostante alcuni ritardi nei lavori, Expo andrà «bene». Un clima di festa nazionale accompagnerà l’inaugurazione, mettendo un po’ in un angolo le contestazioni. La dialettica critica sull’incoerenza di Expo con la sua dichiarata missione continuerà ma contribuendo, volente o nolente, ad aumentare l’attenzione, quindi anche un po’ il successo di Expo. Ogni tanto qualcosa andrà in tilt, ma anche questo sarà segno di tante presenze. Chi scommettesse la sua «ragione sociale» su una bandiera No Expo rischia di avere poche soddisfazioni. Perlomeno quest’anno. Poi non si sa. Sull’eredità materiale (i padiglioni e le aree) e etico-culturale — nuove politiche del cibo — invece è più difficile fare previsioni. Una cosa è certa: chi vuole nuove frontiere di sostenibilità nel cibo, o attraverso il cibo, farà meglio a concentrarsi sul pezzo, più che dividersi tra expottimisti, exposcettici e No Expo.


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