La sinistra alla prova regionale
Tommaso Nencioni
«La dia­let­tica tra locale e nazio­nale  assu­me con­torni vir­tuosi, se si incarna in can­di­da­ture legate a movi­menti di resi­stenza dispie­gati sui ter­ri­tori, e uni­fi­cate da un dise­gno com­ples­sivo di cam­bia­mento politico»Il manifesto, 27 febbraio 2015
La sfida por­tata dal ren­zi­smo è a tutto campo, e a poco serve la denun­cia, è più che mai urgente la ride­fi­ni­zione del campo dell’alternativa. Magari comin­ciando, in pros­si­mità di un’importante tor­nata di ele­zioni ammi­ni­stra­tive, pro­prio dal livello locale. Il potere eser­ci­tato dal par­tito unico delle classi diri­genti, e dai suoi cacic­chi, sugli enti locali è infatti uno dei pun­telli prin­ci­pali del nuovo assetto del potere cen­trale. Da lì si eser­cita l’arte del bastone e della carota. Il potere eser­ci­tato dal par­tito unico delle classi diri­genti, e dai suoi cacic­chi è uno dei pun­telli del nuovo assetto del potere centrale.

Da lì si eser­cita l’arte del bastone e della carota. Il bastone delle pri­va­tiz­za­zioni, degli appalti anti-economici, della pre­ca­rietà e delle sue forme estreme, che Anto­nio Bevere di recente rifor­mu­lava come nuove schia­vitù (il “lavoro gra­tis”). E la carota del clien­te­li­smo, della “con­su­lenza” maxi e mini come scor­cia­toia alla ri-creazione di un blocco sociale in via di pro­gres­sivo sfa­ri­na­mento. Anche appro­fit­tando del bat­tage pub­bli­ci­ta­rio delle “archi­star” ami­che, chia­mate a dar lustro al regime tra­mite opere di dub­bio impatto sociale.

Troppo a lungo le forze di alter­na­tiva si sono illuse di poter lucrare un qual­che van­tag­gio dalla par­te­ci­pa­zione subor­di­nata alla gestione locale del potere, a meno di con­si­de­rare tali le ren­dite di posi­zione di mini-apparati buro­cra­tici auto­re­fe­ren­ziali. La risco­perta del valore popo­lare e con­te­sta­tivo delle auto­no­mie locali dovrebbe entrare di diritto a far parte di un più vasto dise­gno di ripresa dell’alternativa politica.

E sì che la sto­ria del movi­mento ope­raio del nostro Paese sarebbe in tal senso ricca di fer­menti da ripro­porre, aggior­nati alla nuova sta­gione di lotte. Non solo di “buona ammi­ni­stra­zione” si sta qui par­lando. Anche di que­sto, certo: l’orgoglio che anche i subal­terni potes­sero dar prova di sapienza ammi­ni­stra­tiva, appren­dendo a farsi classe diri­gente attra­verso la pale­stra del “comune demo­cra­tico”, costi­tuì una potente leva per il muni­ci­pa­li­smo socia­li­sta e poi comu­ni­sta. Ed un pro­fondo rin­no­va­mento del per­so­nale ammi­ni­stra­tivo si rende neces­sa­rio ancor oggi, a fronte del più sfre­nato tra­sfor­mi­smo e dell’infeudamento dei gruppi diri­genti locali al partito-dello-Stato e agli inte­ressi delle élite economico-finanziarie che lo sosten­gono. 

Ma, più in gene­rale, è la teo­riz­za­zione delle auto­no­mie locali come contro-potere a pre­starsi ad un’opera di attua­liz­za­zione. Oggi come allora infatti, per usare le parole di Filippo Turati, l’ente locale appare «servo dello Stato, qual­che volta servo rilut­tante e non mai ribelle; pre­cet­tore, ammi­ni­stra­tore, poli­ziotto, in gran parte per conto dello Stato, quasi tenesse il potere per tol­le­ranza di que­sto; non rea­gi­sce né influi­sce sul governo, non sente biso­gno di auto­no­mie, non lotta per la pro­pria libertà».

Se poi dal Comune di passa alla Regione, il giu­di­zio sugli indi­rizzi per­se­guiti nell’attuale sta­gione varia di poco. Sem­pre è stata viva, a sini­stra, la pre­oc­cu­pa­zione che l’istituto regio­nale si con­fi­gu­rasse come una som­ma­to­ria di buro­cra­zie mera­mente sovrap­po­ste a quelle dello Stato cen­trale. Per ovviare a que­sti rischi, la bat­ta­glia regio­nale fu da subito legata da un lato a quella per la pia­ni­fi­ca­zione eco­no­mica e ter­ri­to­riale — fu in que­sto senso il Pli di Mala­godi il più aspro e con­se­guente avver­sa­rio del varo delle regioni; dall’altro ad una esi­genza di mag­giore par­te­ci­pa­zione popo­lare — è signi­fi­ca­tivo che alle regioni si arrivi al cul­mine del “secondo bien­nio rosso” (1968–1969). Il rove­scia­mento a cui oggi assi­stiamo in que­sti campi è totale: i con­si­gli regio­nali ridotti a casse di com­pen­sa­zione per un ceto poli­tico iper­tro­fico e desi­de­roso di ban­chet­tare sulle spo­glie dello Stato; dere­gu­la­tion eco­no­mica ed urba­ni­stica pro­mossa in con­certo tanto dallo Stato cen­trale quanto dalle ammi­ni­stra­zioni peri­fe­ri­che; leggi elet­to­rali regio­nali che in molti casi mor­ti­fi­cano la libera espres­sione della volontà elet­to­rale, ben oltre i limiti già scan­da­losi del modello nazio­nale su cui ven­gono ricalcate.

Non basta tut­ta­via ispi­rarsi alla let­tera della lezione della sto­ria per inver­tire le attuali ten­denze regres­sive; né denun­ciare mora­li­sti­ca­mente lo stato di cose esi­stente. E’ la stessa rifles­sione cri­tica sul pas­sato del nostro movi­mento ope­raio a con­se­gnarci una duplice ere­dità, da tener di conto ora più che mai. Gli avan­za­menti del potere popo­lare a livello locale, infatti, sem­pre sono stati in con­nes­sione con lo svi­luppo delle grandi mobi­li­ta­zioni sociali, e con l’emergere di gruppi diri­genti nuovi in sim­biosi con le aspi­ra­zioni emerse dal con­flitto. E sem­pre si sono rile­vati assai fra­gili, in assenza di una stra­te­gia nazio­nale al cui interno potes­sero essere inqua­drati.

Ancor oggi, i rischi dell’irrilevanza poli­tica e del rifu­gio nel loca­li­smo pro­ce­dono di pari passo. La dia­let­tica tra il momento locale e quello nazio­nale nella sfida poli­tica di alter­na­tiva può assu­mere però con­torni vir­tuosi, a patto che si incarni in una serie di can­di­da­ture legate a movi­menti di resi­stenza con­cre­ta­mente dispie­gati sui ter­ri­tori, ed allo stesso tempo uni­fi­cate da un dise­gno com­ples­sivo di cam­bia­mento politico.
Sullo stesso tema
Gianni Ferrara
Una visione ottimistica della proposta di "modifica ragionevole" della Costituzione. Se son rose fioriranno, e a noi le rose piacciono.
Stefano Rodotà
«Il premier Renzi governa come se ci fossero già l’Italicum e la nuova Costituzione. Il presidente Mattarella non distoglierà lo sguardo da questa situazione. Il bipolarismo crolla ma non c’entra il populismo. I partiti non sanno più leggere la società» Intervista di Andrea Fabozzi.
Alfonso Gianni
Tra le cose nelle quali Renzi eccelle, e supera di gran lunga i suoi predecessori, è l'arte di sparare balle. I picchi della menzogna sono più alti. Ma più profonde ci sembrano le valli della credulità. Qualcuno che sa vedere dietrio il fumo per fortuna c'è ancora: gli auguriamo lunga vita
Ultimi post
Eddyburg
Un iniziativa per ragionare sulla questione della casa a cinquant’anni dall’approvazione della prima legge per l’edilizia residenziale pubblica. Il progressivo abbandono delle politiche di edilizia residenziale ha determinato nuove disuguaglianze, aggravato i problemi pregressi, amplificato i divari territoriali, che il Covid ha accentuato e reso ancora più evidenti. Vogliamo discuterne in questo seminario organizzato in due sessioni, che riprende le vertenze che portarono all’approvazione della legge, racconta la parabola inversa delle politiche pubbliche fino al loro sostanziale azzeramento, per poi ricollegarsi all’attualità toccando attraverso alcuni casi emblematici della questione della casa in Italia.
Eddyburg
Cliccando nella barra in alto potete accedere a tutti gli articoli inseriti in oltre diciotto anni di attività e impegno per una cultura dell'abitare fruire e governare il territorio che sia suscettibile di assicurare condizioni di vita soddisfacenti sotto il profilo dell'equità e della libertà di accesso ai beni comuni, della capacità e possibilità di partecipare al governo della cosa pubblica. E' ancora una versione provvisoria del sito, perciò alcune cose funzionano male o presentano degli errori. Ci stiamo adoperando per sistemare tutto nel più breve tempo possibile.
Eddyburg
Il programma definitivo della prima edizione dei seminari di eddyburg
Redazione di eddyburg
Nell’anniversario della scomparsa di Eddy Salzano il 23 settembre abbiamo organizzato un’iniziativa per ricordare l’importanza e l’attualità del suo pensiero e della sua attività. Qui le videoregistrazioni della I Sessione del convegno “Eddy Salzano: le tappe di un percorso politico e culturale per una città più giusta” con gli interventi di Mauro Baioni, Giulio Tamburini, Vezio De Lucia, Paolo Berdini, Roberto Camagni, Anna Marson, Maria Pia Guermandi, Giancarlo Storto, Giancarlo Consonni, Paolo Baldeschi.
Redazione di Eddyburg
L'incontro ha come scopo la presentazione della versione italiana del toolkit anti-gentrification di Sandra Annunziata, e vedrá la partecipazione di esperti e rappresentanti dei movimenti di lotta per la casa che discuteranno assieme del manuale e della sua applicazione nel contesto italiano. Sarà possibile seguire l'evento in streaming live sulla pagina facebook di ETICity
CopyrightMappa del sito
© 2021 Eddyburg