Dal Magnete al Village. Ecco gli anti Milan
Giampiero Rossi
Inizia a ricomporsi in uno schema più articolato la discussione attorno alla proposta di nuovo stadio per l'area di riqualificazione del Portello, con certo altrettanto discutibili progetti. Corriere della Sera Milano, 10 febbraio 2015 (f.b.)

Il Magnete, pieno di tecnologia e musica. Il Village, grande «oratorio laico» dove incontrarsi e praticare sport d’ogni sorta. Oppure il chilometro verde della «Milano alta», con l’annessa offerta di benessere e ristoranti. Altro che stadio. Ci sono buone probabilità che nel futuro del Portello ci sia una di queste proposte. Perché sebbene il progetto presentato dal Milan e Arup abbia innescato suggestioni urbanistiche, sogni di grandeur rossonera e apprensioni dei residenti, chi ha più dimestichezza con planimetrie, cantieri, business plan , regolamenti comunali e compatibilità ambientali è pronto a scommettere che, alla fine, il bando per la riqualificazione degli ex padiglioni 1 e 2 della Fiera se lo aggiudicherà uno degli «altri» tre progetti. Perché uno stadio è comunque una presenza ingombrante, in una zona dove già gli abitanti delle nuove case devono fare i conti, per esempio, con l’assenza quasi totale di negozi, e anche perché l’operazione pensata dal Milan comporterebbe l’abbattimento totale delle strutture esistenti, con costi e disagi notevoli. In quegli spazi, quindi, è più facile che trovi casa uno degli altri progetti in gara, diversi tra loro, ma che hanno in comune hotel, ristoranti e spazi per la salute o il benessere. Il verdetto del Comitato esecutivo di Fondazione Fiera è atteso per la fine di marzo.

La proposta presentata dal Gruppo Prelios si chiama Magnete, ed è (faticosamente) riassumibile nell’immagine di un parco tecnologico e musicale, con una sorta di museo digitale, negozi con articoli ad alta tecnologia (dalla robotica ai droni): «L’idea è quella di creare in quello spazio un luogo per fare attività — spiega Luca Turco, che si occupa dei nuovi progetti di Prelios —. Non sarà un’offerta non profit ma neanche una specie di Mirabilandia della tecnologia». Cioè, per intendersi, si paga ma non per una semplice passeggiata tra effetti speciali. Il
progetto prevede anche un hotel da 250 camere (pensato in sinergia con il vicino centro congressi Mico), una struttura medica per prestazioni ambulatoriali e in day hospital, un negozio di alto livello dedicato alla bicicletta che vorrebbe proporsi come «polo della cultura delle due ruote» e, anche, una serie di spazi per la musica, con il coinvolgimento delle scuole musicali di tutta Milano». Il tutto alimentato e illuminato dal sole.

C’è un albergo (140 camere low cost) anche nel progetto del consorzio creato appositamente da Cile, Arcotecnica e Pkf. Secondo la dittatura anglofona, si chiamerebbe Community hub, «ma a me piace pensare a una specie di grande oratorio laico — dice Paolo Viola di Arcotecnica —, cioè a uno snodo di incontro di interessi diversi, soprattutto dei giovani tra 15 e 30 anni, in un’area ben collegata alla città ma anche ben accessibile per chi arriva da fuori». Un biglietto d’ingresso consente di accedere a una vasta area riservata allo sport indoor: free climbing, skateboard, vasche con onde artificiali per il surf e altri sport d’acqua, simulatore di Formula Uno curato direttamente alla Ferrari. Lungo le balconate, negozi dedicati alle stesse attività sportive, bar e ristoranti. Al piano superiore, invece, un’area dedicata «per il benessere del corpo e dello spirito», con area termale, Spa, fitness center, un centro di medicina sportiva, spazi per lo studio, il gioco, la musica e corsi.

Il tratto che caratterizza il progetto depositato da Vitali Spa è una linea verde che scorre longitudinalmente accanto alla struttura del Portello. Per ora si chiama Green street, ma è destinata a essere ribattezzata «Milano alta», e rappresenta un chilometro di percorso ciclopedonale sopraelevato
(a 7 metri di altezza) lungo viale Scarampo, che scavalcando viale Teodorico e via Colleoni collega l’area di CityLife e del MiCo con il Portello, cioè piazza Gino Valle. All’interno, anche in questo caso, il progetto prevede un albergo (da 350 camere), ristorazione, attività per il tempo libero e uno spazio per l’insediamento di start up ad alto contenuto di innovazione. «Per realizzare tutto questo ci sono pronti 100 milioni di euro — spiega l’amministratore delegato Cristian Vitali — noi e il nostro partner Stam, cioè un grande investitore internazionale, ci crediamo molto. Il business plan è dettagliato e considerando che manteniamo quasi intatte le strutture architettoniche esistenti, contiamo di riuscire a realizzare tutto in meno di due anni».
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