“Un tunnel sotto le ville del Palladio” Rivolta a Vicenza
Francesco Erbani
«La vigilia di Natale Vicenza scopre un progetto che ne altererà il volto. In bene, secondo Camera di Commercio, Confindustria e Comune. In male, nelle denunce dei comitati»; e nel buon senso. La Repubblica, 2 gennaio 2015 (m.p.r.)

C’era una volta il paesaggio palladiano. Ora, appena fuori dal centro storico di Vicenza, sotto Monte Berico, che di quel paesaggio è un emblema, dovrebbe essere aperto un tunnel. Ha forma ovoidale, è lungo poco meno di un chilometro e mezzo, alto sedici metri, largo quattordici. È diviso in due sezioni, quella superiore servirà per le auto, quella inferiore ospiterà un canale scolmatore che, in caso di piena, agevolerà il deflusso delle acque dal fiume Retrone. Tutt’intorno le strade verranno ridisegnate e sarà costruito un ponte. A questo frastuono di opere pubbliche dovranno adattarsi la Rotonda e la Villa Valmarana “Ai nani”. La Rotonda è il capolavoro di Andrea Palladio (1566), modello di architetture fino a tutto l’Ottocento, ed è a qualche centinaio di metri dall’imboccatura del tunnel. La Villa “Ai Nani”, completata nei primi decenni del Settecento, affrescata dai due Tiepolo, Giambattista e Giandomenico, è proprio sopra l’uscita del tunnel.

Il tunnel andrà in discussione in Consiglio comunale il 9 gennaio. La giunta di Achille Variati (centrosinistra) stringe i tempi per portare a casa un’opera che figura come complementare a un’altra opera: il passaggio a Vicenza del Tav Padova-Verona. Tempi da record: lo studio di fattibilità è stato presentato l’11 dicembre e poi letto ed esaminato fra panettoni e cenoni.

Ma le proteste in città montano. Si muovono Italia Nostra e Legambiente. Fra i più attivi Out, Osservatorio urbano territoriale, e Civiltà del verde, due associazioni di cittadini. Preoccupati i proprietari della Villa “Ai Nani”: nei giorni scorsi hanno manifestato direttamente al sindaco Variati l’ansia per la statica dell’edificio, un rischio di inimmaginabile gravità visto il patrimonio di affreschi custodito. Una lettera allarmata è stata inviata all’Unesco affinché salvaguardi un bene – il paesaggio palladiano – che la stessa Unesco tutela dal 1994.

Alla vigilia di Natale, dunque, Vicenza ha scoperto un progetto che ne altererà il volto. In bene, secondo la Camera di Commercio, la Confindustria – grandi patrocinatori sia del Tav che delle opere complementari – e il Comune. In male, stando alle denunce dei comitati, preoccupati del definitivo peggioramento di un paesaggio già compromesso da un mastodontico insediamento ancora in costruzione di fronte all’imboccatura del tunnel: intorno al nuovo tribunale, definito un pugno nello stomaco persino dal sindaco Variati, sono sorti enormi palazzi per residenze e uffici a Borgo Berga, nel punto di confluenza dei fiumi Retrone e Bacchiglione e non rispettando, secondo un esposto dei comitati, le distanze di legge dagli argini (anche il tribunale sarebbe dunque abusivo). La storia va avanti da anni, coinvolge la famiglia Berlusconi, per un certo periodo proprietaria dell’area, un tempo occupata dal cotonificio Rossi. Sotto accusa anche la Soprintendenza, che non avrebbe vigilato sul mancato rispetto delle sue prescrizioni. Artefice dell’operazione il gruppo Maltauro, il colosso delle costruzioni finito nel gorgo delle tangenti Expo.

Ma non bastava. Al cazzotto di Borgo Berga si aggiunge, protestano i comitati, il tunnel, ritenuto dal sindaco “la conditio sine qua non” del Tav, indispensabile a fluidificare il traffico. Ma il tunnel non è previsto da nessuno strumento urbanistico vigente ed è invece voluto da un consorzio privato, Iricav Due, posseduto al 27 per cento dalla Salini Impregilo, e general contractor di Rfi, la società delle Ferrovie dello Stato che realizza l’alta velocità da Verona a Padova (4 miliardi il costo, cantieri a dicembre 2015, ma nel tratto vicentino non sarebbe alta velocità: da Vicenza a Milano si risparmieranno una manciata di minuti). Due nuove stazioni, inoltre, sono previste in zone che il Piano di assetto idrogeologico stima a rischio di allagamento. Una di queste è dietro al tribunale, l’altra nella zona della Fiera: ed è proprio per evitare qui le esondazioni che sarebbe necessario il canale scolmatore nel tunnel.

Un’ultima questione. Progettista del tunnel è Gianmaria De Stavola, un tempo esponente della Margherita, la stessa formazione dalla quale proviene il sindaco Variati. Alla cui campagna elettorale De Stavola risulta abbia contribuito. Non con una gran cifra, 3 mila euro, ma ha pur sempre contribuito.

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