Quale futuro per l'Arsenale di Venezia?
Paolo Lanapoppi
«Test di mercato tramite affidamento diretto del comune a Nai Global: negozi e ristoranti» quello che il mercato vuole. Tutt'altro emerge nei tavoli di lavoro in cui i cittadini si esprimono, di cui nell'articolo di Elisa Lorenzini (Corriere del Veneto) e dal comunicato stampa di Italia Nostra, firmato da Paolo Lanapoppi  (m.p.r).
Corriere del Veneto, 3 dicembre 2014
TEST DI MERCATO: NEGOZI E RISTORANTI COSÌ L'ARSENALE PIACE ANCHE A DIESEL
di Elisa Lorenzini
Venezia. Negozi di maison di design e moda, con showroom e annessi laboratori di produzione nell'Arsenale sud, vicino alla Biennale. Appartamenti in social housing nella parte ovest, cantieri per yacht di lusso oltre i venti metri a est e a nord abitazioni collettive e strutture ricettive pensate per studenti, ricercatori, lavoratori dell'Arsenale. E poi contenitori culturali, un centro eventi per ospitare concerti e spettacoli, una corte del gusto dedicata a locali e ristoranti. Quattro fasi di interventi, per 237 milioni di euro. Così Nai Global società internazionale, specializzata in attività finanziarie e immobiliari e che fa capo a Island Capital Group, ha disegnato un piano per l'Arsenale da usare come test di mercato. 
Quanti e quali privati sarebbero disposti a investire se queste fossero le attività previste? Un lavoro iniziato lo scorso maggio quando l'Ufficio Arsenale ha commissionato lo studio tramite affidamento diretto a Nai Global. I risultati sono stati presentati ieri alla Tesa 105 durante l'incontro di «Partecipa Arsenale» organizzato dal Comune e hanno scatenato un mare di proteste: sul metodo (come e perché è stata scelta questa società) e sul merito (il tipo di attività), tanto più che nell'ora precedente, ai tavoli di discussione si parlava di ospitare il Centro unico delle maree (Luigi Alberotanza, presidente del Centro Maree) di un polo rappresentativo della ricerca (Pierpaolo Campostrini, Corila). 
Giovanni Smaldone, chairman di Nay Italy ha spiegato tutt'altro di fronte ai 150 cittadini. «Il progetto va sviluppato in quattro fasi. Una prima di infrastrutturazione per creare la rete e rendere la zona accessibile. Una seconda dove si insediano le attività nella parte nord. Una terza con l'arrivo di attività di cantieristica negli ex bacini Actv, social housing e di industria creativa. E la quarta con laboratori artigiani di ricerca e esercizi commerciali a sud». Secondo Nai Global ci sono già 50 brand internazionali ma ancora non presenti in Italia disposti a insediarsi all'Arsenale nella zona dei negozi e dei laboratori. Tra i candidati ci sarebbe anche Diesel
L'incarico a Nai Global termina oggi, la palla torna al Comune quando vorrà partire con le gare pubbliche. Il percorso non sarà facile, almeno a giudicare dai commenti di ieri: il progetto presentato da Nai non è piaciuto al Forum Futuro Arsenale. «Prima va pensato un progetto unitario sull'area — dice secco Stefano Boato — e solo dopo vanno cercati gli investitori». E il portavoce Roberto Falcone: «Siamo perplessi, noi abbiamo idee completamente diverse, chiediamo che sia preservata l'unitarietà dell'area mentre così non lo è. Avevamo intuito questo progetto già durante a maggio, quando sono stati invitati immobiliaristi». 
Neppure la Municipalità sapeva nulla. Il vicepresidente Giorgio Tommasi chiede perché «lo studio è stato affidato a questo soggetto e non ad altri?» E aggiunge: «Questo vuol dire che non è un progetto partecipativo, ma già fatto da altri». Più duro Pasquale Ventrice, presidente del Centro studi Arsenale: «Un pessimo, inadatto, non credo che 50 brand internazionali possano convivere con la Biennale e con il Consorzio Venezia nuova, come si può dirlo senza fare un tavolo di concertazione?». Ventrice ha una sua idea: all'Arsenale possono sopravvivere solo le tecnoscienze. Replica Federica Di Piazza dell'Utfp «Parlare di un piano finanziario è fondamentale, i costi fanno parte di un progetto. Privato non è sinonimo di speculazione se il pubblico è forte». Gli spazi a disposizione del pubblico potrebbero allargarsi ancora. 
Marina Dragotto, direttore dell'Ufficio Arsenale, ha detto ieri il Comune è in una fase «di trattativa avanzata per riportare alla città i bacini medi ma anche gli edifici attigui, come la mensa». Cioè una parte degli spazi oggi del Consorzio. «Noi abbiamo sempre dato la nostra disponibilità», dice Hermes Redi direttore del Consorzio. All'incontro ha partecipato anche il sub commissario Michele Scognamiglio che preme sull'acceleratore: «Se perdiamo tempo ora, non perdiamo solo 4 o 5 mesi ma molto di più perché con la gestione commissariale è più facile concludere percorsi tecnici come questo». L'intenzione è di approvare il documento direttore entro dicembre, dopo un incontro con le categorie. 


Comunicato Stampa Italia Nostra Venezia, 5 dicembre 2014

L’ARSENALE DIVENTERÀ UN CENTRO COMMERCIALE?
di Paolo Lanapoppi Vicepresidente, Italia Nostra, Sezione di Venezia

Il subcommissario Michele Scognamiglio, che agisce per incarico del commissario Zappalorto, sembra avere molta fretta di formulare un piano per il destino dell’Arsenale prima che scadano i termini del suo mandato. Il piano dovrà poi essere confermato da sindaco e giunta che usciranno dalle elezioni di primavera; ma per qualche ragione, forse puro di puro zelo burocratico, i due
commissari intendono chiuderlo e approvarlo prima della metà di aprile. Così hanno autorizzato, e anzi incoraggiato, l’Ufficio Arsenale istituito dall’ex sindaco Orsoni a proporre un Piano direttore,
che indica molto chiaramente la direzione nella quale intendono muoversi. Essa consiste principalmente nella ricerca di aziende private disposte ad accollarsi i costi di restauro e manutenzione  dei moltissimi edifici disponibili. Il complesso è stato diviso in lotti, ognuno dei quali è oggetto di una scheda illustrativa che ne descrive la destinazione d’uso e i costi di
ristrutturazione (il totale è di circa 240 milioni di euro). Per tutte le tese, nelle quali i veneziani
costruivano le loro navi, è prevista l’introduzione di solai che aggiungeranno un piano di calpestio:
forse un modo per rendere più appetibili degli edifici così maledettamente scomodi per chi
volesse installarvi dei centri commerciali.

Tra qualche tempo, a quanto è stato comunicato, verranno lanciati dei bandi per le concessioni
dei singoli lotti. E’ presumibile che essi verranno ceduti ai migliori offerenti, anche se il
subcommissario Scognamiglio ha dichiarato in una riunione con alcune associazioni che dovrà
contare molto anche la qualità dei prodotti aziendali trattati. In un incontro con la cittadinanza il subcommissario ha illustrato il suo piano e poi ha ceduto la parola all’azienda che il Comune ha assunto (per ora non si sa a quali costi) per reperire gli “investitori”. Il rappresentante di quell’azienda (specializzata nel settore immobiliare e nella ricerca di investitori professionali) si è anche sbilanciato ad accennare al tipo di attività che vorrebbe vedere installate nel nostro Arsenale: “fashion (si cerca sempre l’inglese per essere più moderni), arti visive, musica, etc.” Alla stampa ha dichiarato che ci sarebbero già 50 brand (vuol dire marchi) internazionali disposti a insediarsi nell’Arsenale.

Ciò che interessa non è dunque una testimonianza della storia navale, civile e artistica del nostro
Paese e dell’Europa intera, ma una serie di contenitori per brand e fashion. Sarà praticamente
impossibile leggere negli edifici rimaneggiati, rivestiti, trasformati la solennità e bellezza
dell’antichissima fabbrica navale. Contro queste proposte la comunità veneziana si è già levata
con molta forza: non solo le associazioni, ma anche individui singoli stanno protestando sia nelle
sedi ufficiali sia nei social network. Sta nascendo così un’idea unitaria dell’uso da fare del
compendio, tale da esaltarne insieme la bellezza, la storia e il messaggio di vita: farne un polo della
civiltà del mare, che comprenda la testimonianza dell’antico e una visione del presente e futuro,
forse anche un centro per gli studi sulla laguna e per la produzione e il restauro di barche antiche e
moderne. Invece che agenzie immobiliari, il Comune dovrebbe affidarsi all’esperienza e sapienza
dei nostri grandi storici dell’arte e dei direttori dei grandi musei marittimi del mondo.

Il meraviglioso Arsenale di Venezia è una grande opportunità e una forte responsabilità, di fronte
non solo ai residenti ma a tutto il mondo civile: chi verrà a visitarlo dovrà uscirne più ricco, più
completo come uomo e come cittadino del mondo. A questo serve la bellezza, non a incassare
profitti.
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