Le emergenze e il vizio di ricominciare da zero
Massimo Veltri
L’ennesima testimonianza del degrade di una politica, ben rappresentata dal solito noto, che, pretendendo di rottamare la storia ha cancellato qualunque ragionevolezza nell’agire. Un buona domanda di Massimo Veltri e una ottima risposta, come al solito, di Corrado Augias. La Repubblica, 21 novembre 2014

Lettera di Massimo Veltri

Caro Augias, anni fa sono stato capogruppo Pds in Commissione Ambiente e Territorio del Senato. Credo d’aver svolto una buona attività per la difesa del suolo. Mi chiedo oggi con inquietudine perché, fra gli argomenti toccati in relazione alle frane e alluvioni che ci flagellano, è sempre come se dovessimo partire da capo. 
Dimentichiamo per esempio la Commissione De Marchi dopo l’alluvione di Firenze del 1966, la legge n. 183 del 1989 sulla difesa del suolo, le direttive europee (non ancora recepite). 
Abbiamo derubricato la materia affidandola alla Protezione Civile, cioè vedendola solo in chiave post emergenziale. C’è stata una resa a mani basse di fronte alla miriade di soggetti che hanno titolo in materia, alla molteplicità di permessi e visti contemplati per eseguire un’opera, all’abbandono della pratica della pianificazione. 
Si parla solo di risorse finanziarie, che sono certo necessarie, al pari però della semplificazione, del coordinamento con la comunità scientifica che ha dato interessante risultato in termini di previsione di eventi estremi, del lancio di un “nuovo patto” che chiami a raccolta per questa vera e propria emergenza.

Risposta di Corrado Augias

C’è in questa lettera una domanda chiave: perché ci comportiamo sempre come se fosse la prima volta che succede? Ho sentito in tv esponenti di spicco dei vari partiti, a partire dal Pd, fare dichiarazioni piene di lodevoli propositi: vedremo, faremo, bisognerà, è necessario, si dovrà. Aria fritta. 
Si parla di nuove leggi dimenticando che le leggi ci sono già. Sono andato a leggere che dice la legge 183 del 1989. Il lodevole e inutile testo comincia così: 
«1. La presente legge ha per scopo di assicurare la difesa del suolo, il risanamento delle acque, la fruizione e la gestione del patrimonio idrico per gli usi di razionale sviluppo economico e sociale, la tutela degli aspetti ambientali ad essi connessi. 
2. Per il conseguimento delle finalità perseguite dalla presente legge, la pubblica amministrazione svolge ogni opportuna azione di carattere conoscitivo, di programmazione e pianificazione degli interventi, di loro esecuzione, in conformità alle disposizioni che seguono. 
3. Ai fini della presente legge si intende: a) per suolo: il territorio, il suolo, il sottosuolo, gli abitati e le opere infrastrutturali; b) per acque: quelle meteoriche, fluviali, sotterranee e marine; c) per corso d’acqua: i corsi d’acqua, i fiumi, i torrenti, i canali, i laghi, le lagune, gli altri corpi idrici». 
Tutto previsto, tutto regolato. 
Sono passati venticinque anni, non è successo niente, risultati zero, anzi le cose sono peggiorate. Del resto non chiedeva già Dante (Purg. XVI,97): “Le leggi sono ma chi pon mano ad esse?”. Eterna Italia sempre uguale a se stessa.
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