Landini non fare l’onesto
Eddyburg
«Come media amici di Renzi hanno trasformato in arma politica l’infelice battuta strappata a Landini durante un corteo dei metalmeccanici». Ecco ciò che Landini ha detto, e come la stampa ha distorto e strumentalizzato. Il regime c'è, bisogna combatterlo. Il manifesto, 23 novembre 2014

Non vede­vano l’ora. Le tele­vi­sioni e i gior­nali in ami­ci­zia con Renzi hanno tra­sfor­mato in un’arma poli­tica l’infelice bat­tuta «strap­pata» a Lan­dini durante un cor­teo dei metalmeccanici.
Un boc­con­cino pre­li­bato per col­pire una delle voci più rap­pre­sen­ta­tive della sini­stra, per­fino troppo ghiotto per per­dere tempo a inse­rirlo nel con­te­sto in cui veniva pro­nun­ciato. Poco male se biso­gnava stru­men­ta­liz­zarne il senso per farla diven­tare «Renzi non ha il soste­gno degli one­sti», men­tre Lan­dini diceva «Il pre­mier dovrebbe ren­dersi conto che oggi il con­senso di chi lavora, dei gio­vani che stan cer­cando lavoro, delle per­sone one­ste, in que­sto Paese lui non ce l’ha». Il Paese in quel momento rap­pre­sen­tato da decine di migliaia di lavo­ra­tori, stu­denti, pre­cari che mani­fe­sta­vano per le strade di Napoli sotto le ban­diere della Fiom. Per­sone one­ste che pagano lo scio­pero sul magro sala­rio, per­ché com­bat­tono la poli­tica del governo che can­cella tutele e diritti, ridu­cendo donne e uomini a forza lavoro e il lavoro a sem­plice merce.
«Togliti il mega­fono» intima il Cor­riere della Sera. «Lan­dini è un mora­li­sta» sen­ten­zia La Stampa, pro­prio come se al solo pro­nun­ciarla la parola «one­stà» pro­vo­casse l’orticaria. Tito­loni e com­menti in prima pagina sugli stessi quo­ti­diani che il giorno prima, quando Renzi aveva dura­mente stig­ma­tiz­zato la pro­cla­ma­zione dello scio­pero del 12 dicem­bre, soste­nendo che «i sin­da­cati pas­sano il tempo a inven­tarsi ragioni per fare scio­pero», si erano invece distratti, deru­bri­cando il pro­vo­ca­to­rio e medi­tato attacco come fatto secon­da­rio. Titoli pic­coli, quasi invi­si­bili, e zero commenti.
Eppure quello di Renzi era un affondo inse­rito in una stra­te­gia di con­trap­po­si­zione fron­tale con le rap­pre­sen­tanze sin­da­cali, escluse da ogni spa­zio di con­fronto sulla poli­tica eco­no­mica del governo. Era dun­que un inter­vento a gamba tesa meri­te­vole almeno di altret­tanta atten­zione. Ma tant’è.
Quanto stampa e tv siano schie­rate a soste­gno del governo è evidente.

Ora, dopo il pol­ve­rone alzato intorno a Lan­dini e al sin­da­cato che si oppone, lo vedono tutti.
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