Italicum, un rimedio da strapaese
Michele Prospero
«Uno Stato che sull’orlo della tomba fa una riforma elet­to­rale, ha diritto ad essere descritto da un mar­rano della sto­ria del mondo» Non solo volgarità, ma demolizione della democrazia rappresentativa. Il manifesto, 17 novembre 2014, con postilla

«Un vin­ci­tore certo la sera delle ele­zioni», que­sta è la filo­so­fia vaga­mente cre­pu­sco­lare che ispira l’accordo del Naza­reno e ora riba­dita nel testo finale siglato dopo l’ennesimo incon­tro. Già qui, nel rie­cheg­giare come cul­tura isti­tu­zio­nale i versi di Ed è subito sera, sor­gono pro­blemi enormi di inter­pre­ta­zione poli­tica. Il nome Ita­li­cum è appro­priato al con­ge­gno in via di per­fe­zio­na­mento per­ché trat­tasi di un rime­dio da stra­paese. In nes­sun sistema poli­tico, di antica o nuova costi­tu­zione, la volontà di pre­de­ter­mi­nare un vin­ci­tore per­viene ad esiti così grotteschi.

La gover­na­bi­lità come mito assume al Naza­reno inquie­tanti tinte cre­pu­sco­lari. Ed è la sera della demo­cra­zia rap­pre­sen­ta­tiva quella che si annun­cia con l’apporto crea­tivo di due simili rifor­ma­tori. Nes­sun sistema elet­to­rale al mondo attri­bui­sce la vit­to­ria certa per­ché è solo attra­verso la defi­ni­zione della rap­pre­sen­tanza che si espri­mono le forme di governo.

Se entro la scelta della rap­pre­sen­tanza nes­suno ce la fa ad otte­nere la mag­gio­ranza asso­luta dei seggi, si fa ricorso a coa­li­zioni. Avviene così in tutta Europa. In Ger­ma­nia ci hanno fatto ormai il callo. E per­sino nel pre­teso uni­verso del bipar­ti­ti­smo per­fetto, che è l’Inghilterra, vige un governo di coalizione.

Un vin­ci­tore certo si ha solo con l’elezione diretta di una carica mono­cra­tica. Ma, in un regime par­la­men­tare, non può esi­stere la simu­la­zione di una ele­zione diretta del governo senza con ciò pro­cu­rare pro­fonde distor­sioni e palesi for­za­ture isti­tu­zio­nali. L’Italicum con­ti­nua invece a mar­ciare nella via fal­li­men­tare di un pre­si­den­zia­li­smo di fatto. E, a sor­reg­gere que­sto pre­si­den­zia­li­smo masche­rato, risulta del tutto fun­zio­nale la scom­parsa delle cir­co­scri­zioni uni­no­mi­nali e il mal­trat­ta­mento delle pre­fe­renze. I nomi­nati sono privi di auto­re­vo­lezza e auto­no­mia poli­tica, per­ché nel dise­gno dei rifor­ma­tori pro­prio così ser­vono: sem­plici numeri a fare da con­torno. Essi com­pa­iono come equi­va­lenti degli eletti alle con­ven­tion nei regimi pre­si­den­ziali. Fanno cioè da accom­pa­gna­mento sce­no­gra­fico ad un capo che pre­sume (e nel caso ita­liano si tratta solo di pre­sun­zione) di avere un con­tatto mistico con il popolo.

Il con­ge­gno del Naza­reno, che pre­vede 100 cir­co­scri­zioni con altret­tanti capi­li­sta bloc­cati, è l’espediente mal­de­stro per con­sen­tire al capo di affi­darsi a per­sone ad ele­vata fedeltà e com­pro­vato spi­rito di ser­vitù. Que­sta logica di un domi­nio a base pri­vata peral­tro non risponde in alcun modo alle obie­zioni che hanno indotto la Con­sulta alla pro­nun­cia di inco­sti­tu­zio­na­lità della vec­chia legge elet­to­rale Cal­de­roli. Infatti, con il ritro­vato delle 100 cir­co­scri­zioni, si per­viene, sulla base degli attuali rap­porti di forza, a nomi­nare senza alcuna scelta degli elet­tori circa 450 depu­tati (300 per i tre grandi par­titi, circa 60 per la Lega e tutti gli eletti dei cespu­gli che var­cano la soglia del 3 per cento).

Le pre­fe­renze rein­tro­dotte riguar­de­reb­bero, nel migliore dei casi, non più di 200 depu­tati. Va aggiunto poi che il ricorso a micro cir­co­scri­zioni non incen­tiva in alcun modo il rap­porto diretto tra il ter­ri­to­rio e il sin­golo par­la­men­tare. Infatti sem­bra che nel con­ge­gno in gesta­zione non è dalla vit­to­ria nei ter­ri­tori che si aggiu­dica il seg­gio, deter­mi­nando dal basso la gover­na­bi­lità. Ma è dalla quota nazio­nale spet­tante a cia­scuna lista che si per­viene poi alla ripar­ti­zione nei vari col­legi plu­ri­no­mi­nali dei seggi spet­tanti. E que­sto attri­buire i seggi dall’alto è dav­vero para­dos­sale. Manca ogni col­le­ga­mento tra la volontà dell’elettore e l’esito della com­pe­ti­zione nella sua circoscrizione.

Un can­di­dato potrebbe per­sino rag­giun­gere la mag­gio­ranza asso­luta dei voti nel pro­prio col­le­gio e però non agguan­tare il seg­gio se la sua lista poi non supera lo sbar­ra­mento nazio­nale. E ci sareb­bero cir­co­scri­zioni con un eser­cito di eletti ed altre con il rischio di risul­tare sot­to­rap­pre­sen­tate. Insomma, un guaz­za­bu­glio. Un con­cen­trato così informe di filo­so­fie elet­to­rali cre­pu­sco­lari e di improv­vi­sa­zione tec­nica che si spinge ai limiti del dilet­tan­ti­smo terrà bloc­cata la poli­tica per altri mesi ancora.

Un afo­ri­sma di Kraus rende bene il senso dell’occupazione ren­ziana dell’agenda poli­tica con obiet­tivi fasulli di riforma isti­tu­zio­nale (dal senato a costo zero all’Italicum). «Uno Stato che sull’orlo della tomba fa una riforma elet­to­rale, ha diritto ad essere descritto da un mar­rano della sto­ria del mondo»

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