Elogio del posto fisso
Tonino Perna
«La sinistra e i giovani. Con i 10 miliardi spesi da Renzi per gli 80 euro si potrebbero creare subito 250mila posti di lavoro». Il manifesto, 7 novembre 2014 (m.p.r.)



L’articolo di Piero Bevi­lac­qua sulle nuove gene­ra­zioni apre un dibat­tito di grande rile­vanza che non si può fer­mare alla denun­cia, ma spero con­tri­bui­sca a deli­neare delle linee poli­ti­che di inter­vento. In que­sta dire­zione vor­rei offrire un con­tri­buto che parte dall’area del nostro paese dove è più grave la con­di­zione giovanile.

Il Mez­zo­giorno è oggi una grande riserva di forza-lavoro con­ge­lata, inu­ti­liz­zata, desti­nata al macero, come per molto tempo sono state le arance, le cle­men­tine, i pomodori.Una con­di­zione che ricorda da vicino quella cate­go­ria del «pau­pe­ri­smo» defi­nito da Marx come «il peso morto dell’esercito indu­striale di riserva», che si tra­duce oggi, nel XXI secolo, in una con­di­zione para­go­na­bile a quella di una «riserva di indiani» nel nord Ame­rica, dove impera l’alcol ed i casinò, ma la cul­tura locale, l’identità, le aspet­ta­tive di riscatto sono state cancellate.

È noto che in Ita­lia su circa 2,3 milioni di gio­vani “neet” (not employ­ment, edu­ca­tion, trai­ning) circa due terzi risie­dono nel Sud. Meno noto è il fatto che molti gio­vani meri­dio­nali sono stati costretti dalla Lunga Reces­sione a ritor­nare nel pae­sello natio dopo aver spe­ri­men­tato lavoro pre­ca­rio ed alti costi di inur­ba­mento nel Nord-Italia. Così come molte gio­vani cop­pie sono state costrette dalla crisi a lasciare le città meri­dio­nali per tor­nare al paese del padre o del nonno dove pos­sono usu­fruire di una casa in pro­prietà, e magari un appez­za­mento con ani­mali (gal­line, maiali, ecc.). Non c’è niente di buco­lico o roman­tico in que­ste scelte ma una dura neces­sità di soprav­vi­venza. Per­fino nelle Uni­ver­sità meri­dio­nali tro­viamo oggi gio­vani che sono tor­nati dalle più pre­sti­giose uni­ver­sità del Centro-Nord per­ché i geni­tori non li pote­vano più man­te­nere. Ancora di più sono gli stu­denti che si iscri­vono in alcune uni­ver­sità del Mez­zo­giorno per neces­sità in quanto i geni­tori non si pos­sono per­met­tere di man­te­nerli «fuori».
Elogio del posto fisso

Sem­bra siano pas­sati secoli da quando, negli anni ’70, i gio­vani del nostro Sud gri­da­vano nei cor­tei «lot­tare per restare e restare per lot­tare». Era molto di più di uno slo­gan, era una pro­spet­tiva di vita e di impe­gno sociale e cul­tu­rale, una fede nella pos­si­bi­lità di cam­biare la società, un atto di amore per la pro­pria terra. Una spinta vitale che ha pro­dotto lotte sociali, che è con­fluita in una ribel­lione ine­dita con­tro la mafia, la ‘ndran­gheta e la camorra, che ha costruito tante ini­zia­tive nel sfera del sociale, della cul­tura, dell’economia solidale.

Chi resta oggi nel Mez­zo­giorno lo fa o per­ché ha un lavoro (una esi­gua mino­ranza) o per­ché è costretto. Sono gio­vani cari­chi di rab­bia e fru­stra­zione che in mag­gio­ranza hanno votato per Grillo e Renzi, che non gliene frega niente dell’art. 18 , che vivono la loro dispe­ra­zione in soli­tu­dine, che non cre­dono più a niente. Una con­di­zione estrema che ormai col­pi­sce quasi un gio­vane su due e che meri­te­rebbe una rispo­sta poli­tica adeguata. C’è un solo modo, una sola poli­tica che possa fare uscire imme­dia­ta­mente una parte dei gio­vani meri­dio­nali dalla «riserva», che gli possa dare un’alternativa di vita e di lavoro. Si chiama posto pub­blico. Una bestem­mia, lo so, dopo decenni in cui è stato pro­pa­gan­dato il mito della mobi­lità del lavoro come valore, dell’inventarsi un lavoro, dell’essere impren­di­tori di se stessi, del dipen­dente pub­blico come un parassita.
Ma qual è l'alternativa?

L’ideologia neo libe­ri­sta, di cui Renzi è un pala­dino, sostiene che i posti di lavoro si pos­sono e si deb­bano creare solo dando incen­tivi alle imprese, e ridu­cendo la spesa pub­blica. Ma in tutti i paesi in cui que­sta ricetta è stata appli­cata ne è risul­tato un aumento dei posti di lavoro pre­cari e sot­to­pa­gati, men­tre sono peg­gio­rati tutti i ser­vizi pub­blici con danno grave per la mag­gio­ranza della popo­la­zione. Inol­tre, le imprese pri­vate pos­sono assu­mere nuovi gio­vani solo se c’è una domanda cre­scente in quello spe­ci­fico set­tore economico.

Per esem­pio l’hanno già fatto nei call cen­ter, con salari da fame, stress mici­diali e pre­ca­rietà asso­luta, ave­vano creato fino a cin­que anni fa quasi 80.000 nuovi posti di lavoro. Poi, hanno sco­perto che era meglio far svol­gere que­sto ser­vi­zio in Alba­nia o in Roma­nia, con salari ancora più bassi e con­di­zioni di lavoro estreme.

Proposte credibili e immediate

Per­tanto, se è vero che la con­di­zione gio­va­nile nel Mez­zo­giorno è dispe­rata, come sosten­gono tutti gli ana­li­sti e gran parte delle forze poli­ti­che, allora diciamo basta con il lamento e pro­viamo a dare delle rispo­ste cre­di­bili ed immediate.

Se pen­siamo che gli 80 euro distri­buiti a chi aveva già un lavoro ed un red­dito infe­riore ai 1500 euro costano al bilan­cio dello Stato circa 10 miliardi l’anno, e non creano un solo posto di lavoro in più , allora diciamo che con la stessa cifra si pote­vano e si pos­sono creare circa 250.00 posti di lavoro a tempo inde­ter­mi­nato nella Scuola, Uni­ver­sità, Sanità, tra­sporti locali, ser­vizi sociali, ecc. Baste­rebbe tagliare la spesa mili­tare pre­vi­sti per gli F35 o per qual­che grande opera per tro­vare que­ste risorse, lasciando immu­tato il bilan­cio dello stato.

Si tratta sem­pli­ce­mente di ripren­dersi una parte dei 450.000 posti di lavoro can­cel­lati nella Pub­blica Ammi­ni­stra­zione bloc­cando il tur­no­ver negli ultimi sei anni. Se la Cgil e la Fiom voles­sero dav­vero diven­tare un punto di rife­ri­mento per i gio­vani meri­dio­nali inoc­cu­pati, pre­cari, sot­to­pa­gati, dovreb­bero aprire una seria ver­tenza con il governo — a par­tire dal pros­simo scio­pero gene­rale — chie­dendo che ven­gano ripri­sti­nati que­sti posti di lavoro che sono oggi asso­lu­ta­mente neces­sari per avere una Scuola decente, una Uni­ver­sità dove si inve­sta sui gio­vani ricer­ca­tori e docenti, il ripri­stino delle fer­ro­vie e del tra­sporto pub­blico nelle aree esterne all’asse Milano-Napoli, ser­vizi sociali per gli ina­bili, i non auto­suf­fi­cienti, anziani, ecc.

Il vec­chio, fami­ge­rato, posto fisso nella Pub­blica Ammi­ni­stra­zione, che intere gene­ra­zioni di meri­dio­nali hanno sem­pre sognato per i pro­pri figli, è oggi una neces­sità – per avere ser­vizi essen­ziali digni­tosi — e anche una oppor­tu­nità. Non solo per rispon­dere al biso­gno impel­lente di occu­pa­zione sta­bile, ma per­ché ci potrà essere una rina­scita del nostro Sud solo se Stato ed Enti Locali saranno in grado di offrire ser­vizi che in parte sono stati pri­va­tiz­zati e devono tor­nare sotto l’egida pub­blica, anche per­ché costano meno di quelli privati!

Certo, nella Pub­blica Ammi­ni­stra­zione, spe­cie nel com­parto delle strut­ture regio­nali, ci sono sac­che di paras­si­ti­smo che pos­sono e devono essere rimosse. Ma, non è più accet­ta­bile la cri­mi­na­liz­za­zione del pub­blico impiego, dove esi­stono sog­get­ti­vità che si spen­dono per il bene comune, spesso mar­gi­na­liz­zate e pena­liz­zate. E senza ser­vizi pub­blici effi­cienti non ci può essere nes­suna ripresa eco­no­mica, ma solo nuove ondate migratorie.

Que­sto non signi­fica non bat­tersi per una ridu­zione dell’orario di lavoro, un red­dito minimo garan­tito ai gio­vani inoc­cu­pati, come sostiene da tempo Piero Bevi­lac­qua, o spen­dersi per un piano di sal­va­guar­dia dal dis­se­sto idro­geo­lo­gico, o rinun­ciare all’indispensabile ricon­ver­sione eco­lo­gica della nostra strut­tura pro­dut­tiva (Guido Viale), o accet­tare che il governo Renzi tagli 8 miliardi alle regioni meri­dio­nali obiet­tivo 1, come ha giu­sta­mente denun­ciato Andrea del Monaco su que­sto gior­nale (dome­nica scorsa). Tutte scelte e obiet­tivi più che con­di­vi­si­bili, ma che richie­dono un tempo inde­fi­nito e non rispon­dono al biso­gno imme­diato di un lavoro utile e garantito.

Se un giorno risor­gerà una forza poli­tica di sini­stra in que­sto paese senza memo­ria, se vorrà dire qual­cosa di com­pren­si­bile ai gio­vani meri­dio­nali, non potrà non par­tire da que­sta proposta. Se si vuole uscire dalla mar­gi­na­lità poli­tica biso­gna avere obiet­tivi chiari e rag­giun­gi­bili nel breve periodo, all’interno di un qua­dro più gene­rale di cam­bia­mento radi­cale di que­sto modello di impo­ve­ri­mento sociale e culturale.
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