Io non c'ero...
Luigi De Falco
La farsa di Bagnoli e della Città della Scienza a Napoli sottolinea spietatamente la nullità della classe politica nazionale e locale. E' ora di cominciare a compilare la lista dei "dormienti" in tutte le città d'Italia, :non li vorremmo rivedere nelle liste. La Repubblica, ed. Napoli, 5 settembre 2014 

Per discolparsi di pasticci compiuti i bambini dicono: Io non c’ero, se c’ero dormivo e se dormivo sognavo di non esserci… . Il detto ormai caratterizza il modo di partecipare alle decisioni più nefaste di una classe dirigente che si dice “di sinistra”.

L’Accordo per Città della scienza. Renzi firma il testo così come scritto in prima battuta, mai emendato di una virgola dai componenti il tavolo interistituzionale. Tra loro (forse dormiva…) il vice sindaco Sodano, mandato dal sindaco (che non c’era e pure lui dormiva sognando di non esserci…). Entrambi noncuranti che nemmeno tanto prima –ottobre 2011- la (prima) giunta de Magistris aveva votato e fatto votare al Consiglio comunale un netto “no” a stravolgimenti dell’urbanistica, e poi ancora nel 2012, sollecitata da 14 mila firme, per la spiaggia a Bagnoli libera, di tutti, senza intasamenti né occupazioni privilegiate a favore di una pseudocultura prevaricante sulle istanze del paesaggio e della gente.

Non c’era, dormiva e sogna ancora di non esserci, pure l’assessore all’Urbanistica, partecipazione e beni comuni (siamo in tanti ormai a sognarli…) che agli incontri delle associazioni arriva a sostenere, con fanciullesco candore, che Città della scienza si sposta dalla spiaggia. E Renzi infine lascerà dormire sindaco, vice e assessore affidando al Commissario Bagnoli tutta e facendo risvegliare invece quelli che, in buona pace, Bassolino e De Lucia avevano messo a dormire.

Non c’era, dormiva e certamente sognava di non esserci anche la sinistra del Consiglio regionale. Ha finto di opporsi al Collegato alla finanziaria della Campania che riapre i condoni edilizi e per l’occupazione abusiva degli immobili pubblici, cassa vincoli di tutela e le salvaguardie impresse dai piani paesaggistici anticipandone la soppressione in vista dell’approvazione del fantomatico “Piano Paesaggistico Regionale” che con i promessi condoni e gli ostacoli frapposti con legge alle demolizioni, promuoveranno altri aspiranti a scranni politici nazionali, regionali e metropolitani. Quella sinistra dormiva pure ai tavoli delle commissioni che hanno predisposto il testo anticostituzionale della norma, accorgendosi dei “pasticci” del centrodestra solo al voto.

Certamente non c’era al tavolo per l’Accordo di Città della scienza nè a quello per l’approvazione del Collegato regionale, il Ministero per i beni culturali, che però c’era (dormiva?) al Consiglio dei ministri d’agosto. Ci si augura che non finga di non esserci davanti ai contenuti dell’Accordo Idis contra leges (decreto di vincolo dello stesso Ministero, legge per la bonifica, piano regolatore), a quelli della pianificazione urbanistica, ai poteri del Commissario e davanti a una legge regionale in contrasto col Codice per i beni culturali, ricordando invece che il Codice ha esautorato la Regione, inadempiente ormai da cinque anni, dai suoi compiti sulla pianificazione dei siti tutelati.

Non ci conforta che nemmeno il Ministero adempia a sostituire l’inerzia della Regione, e piuttosto, oltre che compartecipare alla distruzione del paesaggio per decreto legge, continui inerte a guardare il proliferare di iniziative legislative di un’istituzione che imperterrita calpesta il dettato costituzionale dell’art. 9 che sancisce il primato del paesaggio, sovraordinato a qualsiasi interesse di parte, sistematicamente soddisfatto invece da chi c’era.
E pure da chi sognava di non esserci… .
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