Gramsci. Uno straniero Made in Italy
Paolo Ercolani
C'è qualcuno, in Italia, che vuole recuperare il ritardo della cultura nostrana rispetto a quella degli altri paesi del Primo e del Terzo mondo, nella ricerca sul lascito del grande intellettuale comunista. Si comincia dalle parole chiave. "ege­mo­nico/subal­terno", "ideo­lo­gia/ege­mo­nia", "società civile".  Auguri di buon lavoro.  Un articolo di Paolo Ercolani e un'intervista a Gianni Francioni. Il manifesto, 9 settembre 2014

Le parole chiave della scuola estiva dedicata a Gramsci
di Paolo Ercolani
Pochi altri autori, al pari di Anto­nio Gram­sci, sono oggi in grado di susci­tare un inte­resse che varca i con­fini nazio­nali e, al tempo stesso, di for­nire validi stru­menti di com­pren­sione per un’epoca, quella della glo­ba­liz­za­zione, che sem­pre più sta sacri­fi­cando intere masse popo­lari sull’altare della teo­lo­gia eco­no­mica. Una teo­lo­gia che, alla stre­gua di tutte le dei­fi­ca­zioni, si serve di sacer­doti illu­sori e dis­si­mu­la­tivi come la dema­go­gia e il popu­li­smo, ben capaci di uni­for­mare menti e corpi sotto l’insegna ruti­lante di un pen­siero unico che mal tol­lera le cri­ti­che.

Ben con­sa­pe­vole che «se i gover­nati ne pos­sono sapere quanto i gover­nanti, le illu­sioni sono rese impos­si­bili», il teo­rico sardo ha saputo coniu­gare il nerbo della pro­pria spe­cu­la­zione (e atti­vità poli­tica) con un mes­sag­gio «peda­go­gico» ben pre­ciso: quello per cui «vera filo­so­fia può essere solo quell’attività politico-intellettuale-morale che met­tendo in campo, in qual­siasi con­te­sto sto­ri­ca­mente deter­mi­nato, il più ampio vet­tore pos­si­bile di uni­ver­sa­liz­za­zione, ha come scopo del suo agire la pro­du­zione della sog­get­ti­vità capace d’iniziativa sto­rica», per usare le parole illu­mi­nanti di Roberto Finelli.

Con que­sti pre­sup­po­sti ha preso ieri il via la prima scuola inter­na­zio­nale di studi gram­sciani (Ghi­larza Sum­mer School, Gss), ad opera della Fon­da­zione isti­tuto Gram­sci, della Casa museo di Anto­nio Gram­sci e dell’«International Gram­sci Society», e su ini­zia­tiva di un corpo docenti di tutto rispetto: James But­ti­gieg (Uni­ver­sity of Notre Dame, Indiana/Usa), Giu­seppe Cospito (Uni­ver­sità di Pavia), Gianni Fran­cioni (Uni­ver­sità di Pavia), Fabio Fro­sini (Uni­ver­sità di Urbino), Mar­cus E. Green (Otter­bein Uni­ver­sity, Usa), Guido Liguori (Uni­ver­sità della Cala­bria), Gian­carlo Schirru (Uni­ver­sità di Cas­sino), Gio­vanni Seme­raro (Uni­ver­si­dade Fede­ral Flu­mi­nense, Rio de Janeiro), Peter D. Tho­mas (Bru­nuel Uni­ver­sity, Lon­dra), Giu­seppe Vacca (Fon­da­zione isti­tuto Gram­sci, Roma).

Resa pos­si­bile da un finan­zia­mento della Fon­da­zione Banco di Sar­de­gna, la Gss si con­clu­derà il 12 set­tem­bre, carat­te­riz­zan­dosi come pas­sag­gio di un pro­getto che aspira a diven­tare per­ma­nente, riu­nendo ogni anno i mag­giori spe­cia­li­sti inter­na­zio­nali (in fun­zione di docenti) e quin­dici allievi sele­zio­nati con un pub­blico bando in tutto il mondo. I quin­dici stu­denti sono com­po­sti da 12 donne e 3 uomini com­presi fra i 23 e i 41 anni. Sette ita­liani, cin­que bra­si­liani, un argen­tino, un inglese e un mes­si­cano, da ieri appro­fon­di­ranno la cono­scenza di un grande inter­prete ita­liano del Nove­cento come Anto­nio Gram­sci.

«La nostra ambi­zione – spiega Fabio Fro­sini, fra i mem­bri del comi­tato docente – è quella di diven­tare il punto di rife­ri­mento mon­diale per gli studi gram­sciani; non sola­mente luogo d’incontro e di col­la­bo­ra­zione dei più impor­tanti stu­diosi di Gram­sci, ma anche lo spa­zio in cui la tra­di­zione storico-filologica ita­liana potrà fecon­da­mente dia­lo­gare con l’approccio teo­rico e ana­li­tico domi­nante nel mondo anglo­fono».

Le atti­vità della Gss si con­cen­tre­ranno ogni anno su una cate­go­ria del pen­siero di Gram­sci, scelta tra le più rile­vanti e influenti. Al ter­mine di ogni edi­zione della scuola verrà pro­dotto un volume mono­gra­fico che rac­co­glierà i risul­tati più impor­tanti del lavoro svolto. Tema di quest’anno è ege­mo­nico/subal­terno, men­tre nel 2015 si affron­te­ranno i lemmi ideo­lo­gia/ege­mo­nia e nel 2016 società civile.


Antonio Gramsci, lo straniero made in Italyintervista a Gianni Francioni

Anto­nio Gram­sci, con una forza spe­cu­la­tiva e coe­renza esi­sten­ziale dif­fi­cil­mente egua­glia­bili, è stato colui che ha mostrato al mondo come l’individuo che agi­sce pos­se­dendo una teo­ria che sup­porti tale azione (nesso inscin­di­bile e reci­proco di teo­ria e pra­xis), smette per ciò stesso di essere un ingra­nag­gio di ideo­lo­gie, dogmi e super­sti­zioni che vor­reb­bero degra­darlo da fine a mezzo per scopi che non sono i suoi. Qui ritro­viamo anche il suo mes­sag­gio peda­go­gico. Ne par­liamo con Gianni Fran­cioni, sto­rico della filo­so­fia a Pavia e tra i fon­da­tori della Ghi­larza Sum­mer School, la prima scuola inter­na­zio­nale di studi gramsciani.

Quale ritiene sia il metodo oppor­tuno con cui cogliere l’insegnamento essen­ziale del teo­rico sardo, in un con­te­sto così auto­re­vole e ambizioso?
Come per tutti i «clas­sici», anche Anto­nio Gram­sci può e deve essere letto in ogni epoca e da ogni angolo visuale con la mas­sima libertà. Ciò che la Ghi­larza Sum­mer School (Gss) si pre­figge, è di dare un con­tri­buto affin­ché tutto ciò sia rea­liz­za­bile nelle migliori con­di­zioni. Di più: la Gss aspira a diven­tare il punto di rife­ri­mento degli «studi gram­sciani» nel mondo. Si è discusso molto, qual­che anno fa, su come si dovesse «stu­diare» Gram­sci, oscil­lando tra un approc­cio totus poli­ti­cus e uno, quasi per con­trac­colpo, «depo­li­ti­ciz­zato». Ma è un’alternativa sba­gliata: trat­tare Gram­sci come un clas­sico non signi­fica con­fi­narne il lascito in uno spa­zio boni­fi­cato, paci­fi­cato. Al con­tra­rio, nella Gss rite­niamo che stu­diare i testi di Gram­sci e la loro col­lo­ca­zione nel tempo che fu loro, con gli stru­menti della cri­tica filo­lo­gica e della sto­ria del pen­siero, sia una pre­con­di­zione affin­ché la loro poli­ti­cità possa emer­gere con net­tezza, e il let­tore possa oggi avere tutti gli stru­menti per apprez­zarne il signi­fi­cato. Un’operazione demo­cra­tica, anti-retorica e, se vuole, anti-autoritaria.

In que­sti tempi di anni­ver­sari si stanno cele­brando le figure sto­ri­che del comu­ni­smo ita­liano, a par­tire da Togliatti e Ber­lin­guer. Ma la figura di Gram­sci, tra i fon­da­tori del Pci, non è meno impor­tante, tanto che a livello inter­na­zio­nale si mol­ti­pli­cano gli studi sul suo pen­siero e la sua azione politica.
Cer­ta­mente, anche se su que­sto punto pro­ba­bil­mente occorre distin­guere Gram­sci in quanto co-fondatore del PCd’I nel 1921, suo ri-fondatore nel 1923–26 e infine in quanto autore dei Qua­derni del car­cere. Quest’ultimo Gram­sci, come rico­nobbe Pal­miro Togliatti nel 1964, non appar­tiene sola­mente al Pci ma anche alla cul­tura ita­liana (e oggi pos­siamo senz’altro aggiun­gere euro­pea e mon­diale). È neces­sa­rio anche aggiun­gere che gra­zie a Gram­sci pos­siamo oggi rileg­gere le vicende del comu­ni­smo mon­diale dell’età di Sta­lin sfug­gendo alle clas­si­che alter­na­tive tra mar­xi­smo orien­tale o occi­den­tale, tra Sta­lin e Troc­kij, tra dit­ta­tura e demo­cra­zia. Il pro­getto dei Qua­derni fa emer­gere in modo asso­lu­ta­mente impar­ziale gran­dezza e limiti di quella sta­gione. Un fatto, mi pare, straor­di­na­rio, soprat­tutto se con­si­de­riamo la dif­fi­coltà che un com­pito del genere pre­senta agli sto­rici odierni.

Alcune inter­pre­ta­zioni recenti, a dire il vero sol­tanto ita­liane, hanno pro­po­sto un Gram­sci in forte con­tra­sto con Togliatti e con l’ortodossia comu­ni­sta in genere. Fino a par­lare di un approdo del pen­sa­tore sardo alla teo­ria libe­rale, con tanto di un Qua­derno ine­dito, sapien­te­mente nasco­sto dalla diri­genza comu­ni­sta, in cui egli avrebbe mani­fe­stato tutto il pro­prio dis­senso. Lei cosa ne pensa?
Sul pre­teso mistero del qua­derno scom­parso mi sono pro­nun­ciato pub­bli­ca­mente in un arti­colo pub­bli­cato dal quo­ti­diano l’Unità il 2 feb­braio 2012. Lì chia­rivo che il salto di nume­ra­zione dei qua­derni da parte di Tatiana accade per un suo errore mate­riale nel momento in cui, dopo la morte di Gram­sci, intra­prende la cata­lo­ga­zione del suo lascito. Pre­fe­ri­sco non tor­nare sui det­ta­gli di quella spie­ga­zione. Del resto, si può dispu­tare solo se tra i dispu­tanti – come ben sape­vano Ari­sto­tele e dopo di lui gli sco­la­stici – esi­stono comuni pre­sup­po­sti meto­do­lo­gici. In ogni caso, la com­mis­sione per lo stu­dio dei qua­derni gram­sciani, nomi­nata dalla Fon­da­zione Isti­tuto Gram­sci e della quale ho fatto parte insieme a Franco Lo Piparo, Luciano Can­fora, Giu­seppe Cospito, Fabio Fro­sini e Giu­seppe Vacca, è giunta ad accer­tare cir­co­stanze mate­riali che avva­lo­rano la mia tesi: Tatiana com­mette nume­rosi errori nell’etichettatura, torna indie­tro, rinu­me­rando vari qua­derni e finendo per aumen­tare la con­fu­sione. Al di là di que­ste con­sta­ta­zioni, non vedo come si possa soste­nere scien­ti­fi­ca­mente qual­che altra posizione.

Il tema por­tante di que­sto primo anno acca­de­mico riguarda due lemmi cen­trali nel pen­siero di Gram­sci: egemonia/subalternità. Quanto mai attuali in que­sta epoca di ritorno del popu­li­smo e della dema­go­gia. Come li affronterete?
È fon­da­men­tale con­si­de­rare il popu­li­smo e la dema­go­gia «gram­scia­na­mente», cioè come feno­meni impor­tanti, addi­rit­tura cen­trali nella poli­tica del XX e del XXI secolo (per come finora lo cono­sciamo). Come feno­meni, oso aggiun­gere, che richie­dono tutta la nostra ener­gia men­tale per affer­rarne la novità, il signi­fi­cato di novità (come Gram­sci fece negli anni Trenta dello scorso secolo). Detto ciò, non credo che nes­suno di noi imma­gini facili scor­cia­toie che con­du­cano dal testo dei Qua­derni a que­sto nostro mondo «grande e terribile».

In ambito inter­na­zio­nale (area anglo-indiana e anglo-americana) si è andata costruendo un’immagine del pen­sa­tore sardo che fini­sce col resti­tuir­celo for­te­mente cam­biato rispetto a come lo abbiamo cono­sciuto e stu­diato. Come vi col­lo­cate, voi della Scuola, rispetto a que­sto «Gram­sci glo­bale» che sem­bra emer­gere dagli studi stranieri?
Cre­diamo che gli studi gram­sciani deb­bano essere posti su di una base scien­ti­fica: di ciò vi è urgente biso­gno, anche per aiu­tare il «Gram­sci glo­bale» che oggi ritorna in Ita­lia dalle tra­du­zioni inglesi a cam­mi­nare su gambe più solide, e nutrirsi cioè di rife­ri­menti sto­rici meno super­fi­ciali ed estem­po­ra­nei. Ma cre­diamo anche che ciò possa acca­dere se i due ver­santi – sto­rico e teo­rico – sono por­tati a dia­lo­gare e a con­trarre obbli­ghi reci­proci. L’obiettivo che ci pre­fig­giamo è esat­ta­mente questo.

Su quali lemmi vi impe­gne­rete nei pros­simi anni e quali sono, in genere, gli argo­menti e le que­stioni su cui rite­nete che occorra con­cen­trare gli studi rispetto a un pen­sa­tore così cen­trale e con­tro­verso della sto­ria poli­tica e filo­so­fica internazionale?
Gram­sci è senza alcun dub­bio un pen­sa­tore cen­trale nel dibat­tito filo­so­fico e poli­tico inter­na­zio­nale, anche se l’Accademia ita­liana, sem­pre più chiusa nel suo orti­cello con­chiuso, sem­bra non riu­scire ad accor­ger­sene. Abbiamo pre­vi­sto di dedi­care il pros­simo anno alla que­stione dell’ideologia e il suc­ces­sivo alla società civile. Sono argo­menti di cui si dibatte, spesso con scarsa cogni­zione di causa. For­mando i gio­vani ricer­ca­tori di tutto il mondo, la nostra «offi­cina» intende get­tare i semi di una discus­sione e soprat­tutto di ricer­che future che squar­cino il velo delle frasi fatte, e inau­gu­rino, a par­tire dalle nuove forze, una sta­gione anch’essa nuova, all’insegna della sobrietà e dell’antiretorica
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