Perpetuare il fallimento. Lupi e Morassut uniti
Paolo Berdini
In un'intervista l'ex assessore romano Morassut  plaude alla proposta di legge di Maurizio Lupi e afferma che “per rendere più equa la distribuzione della rendita tra pubblico e privato occorre prendere a modello il piano urbanistico romano del 2008. E' proprio ciò che Lupi ha fatto.

In una breve intervista, pubblicata dal Sole 24 Ore del 5 agosto scorso, Roberto Morassut, capogruppo del Pd in commissione territorio della Camera dei deputati, prende posizione a favore della proposta di riforma urbanistica del ministro per le infrastrutture Maurizio Lupi. Afferma infatti che “è sicuramente un fatto positivo” che sia stata depositata la proposta, e dice testualmente che “va bene eliminare il DM 1444/68”, posizione questa che immaginiamo non sia condivisa dal suo gruppo politico e si limita soltanto a chiedere genericamente maggiori benefici per le pubbliche amministrazioni in modo da “migliorare la qualità e la quantità dei servizi”. Dunque, per l’esponente democratico va bene abolire per legge le quantità minime di standard urbanistici ma nel contempo bisogna “aumentare la loro quantità. Quando si dice gli scherzi del caldo romano.

Morassut non ha neppure criticato la stesura dell’articolo 1 della proposta in cui c’è scritto che la pianificazione appartiene alla pubblica amministrazione insieme “ai proprietari di immobili”: una formulazione palesemente incostituzionale. Afferma infatti la Costituzione l’uguaglianza dei diritti di tutti i cittadini: in Italia esistono dodici milioni di persone che non posseggono immobili e vengono conseguentemente discriminati rispetto a chi un immobile lo possiede.

Ma il breve pastoncino pubblicato dal Sole serviva soltanto per rilanciare stancamente il modello dell’urbanistica romana. Morassut dice infatti che “per rendere più equa la distribuzione della rendita tra pubblico e privato occorre prendere a modello il piano urbanistico romano del 2008” che ha introdotto maggiori oneri per i promotori edilizi. La storia ci insegna che chi è stato protagonista di una stagione –e Morassut è stato assessore all’urbanistica di Roma dal 2001 al 2008- non ha mai l’atteggiamento migliore per compiere un esame equilibrato di quanto è avvenuto. Ma un minimo di onestà intellettuale forse poteva manifestarla. Proviamo dunque a ricordargli alcuni –l’’elenco è sterminato- episodi in cui il tanto mitizzato piano del 2008 è stato il suggello del trionfo della rendita speculativa fondiaria.

Uno degli scandali dell’urbanistica contrattata romana, è il caso delle “Terrazze del Presidente”ad Acilia (quadrante sud di Roma), un mostruoso insieme di cemento che era nato per ospitare uffici privati e che l’amministrazione pubblica volle generosamente trasformare in più preziose residenze in cambio “di maggiori oneri” da utilizzare nella costruzione di un indispensabile svincolo protetto sulla via Cristoforo Colombo. Le case sono abitate da dieci anni e dello svincolo non c’è traccia. Il costruttore Pulcini ha fatto festa e gli abitanti delle sue case sono incolonnati per andare al lavoro.

A Bufalotta (quadrante nord) un gigantesco quartiere privato di tre milioni di metri cubi doveva essere realizzato nell’equilibrio definito dalla pianificazione urbanistica: 33% residenziale e stessa quota per il commercio e per gli uffici. L’amministrazione di Veltroni, ergo Morassut, cambiò quest’ultima funzione in residenziale ed oggi il quartiere è una desolata periferia urbana con al centro solo un immenso centro commerciale, a proposito della qualità dei servizi urbani.

E infine, Morassut sa bene che grazie alla scellerata stagione dell’urbanistica contrattata Roma ha contratto un debito di bilancio di 22 miliardi di euro (certificati dal commissario governativo al debito comunale). Paghiamo venti anni di espansione edilizia incontrollata cui il Comune ha dovuto garantire la realizzazione dei servizi pubblici. La capitale sarebbe fallita se non fosse stata creata una sorta di bad company (il vecchio comune di Roma) e istituito il comune di Roma capitale con gli stessi confini, le stesse funzioni e lo stesso personale. Un trucco per cancellare il debito sperimentato ad esempio nella vicenda Alitalia e per scaricare i costi della mala gestione urbanistica su tutta la collettività.

Non riusciamo dunque a comprendere quali successi Morassut attribuisca al suo modello urbanistico. A Roma hanno trionfato solo gli interessi privati portando al fallimento proprio la città pubblica che apparentemente gli sta tanto a cuore. Ma evidentemente si sente appagato dal fatto che Lupi ammette generosamente la supremazia derogatoria dell’urbanistica romana perché inserisce nella sua proposta il concetto di “diritti edificatori” tanto cari a Morassut quanto inesistenti sul piano giuridico nazionale. Ma forse è questo l’unico scopo della legge: stabilire per la prima volta l’esistenza di diritti edificatori incancellabili.

Ci sarà tempo a settembre –la finzione della partecipazione on-line aperta dal ministro scade infatti alla metà del mese, per un confronto con altre proposte di legge che mettono al primo posto gli interessi pubblici e il recupero delle città. Allora si vedrà chi ha le proposte migliori e non sarà la schiacciante maggioranza vantata sulla carta dal governo Renzi-Berlusconi a garantire l’approvazione di una proposta sbagliata che rischia di far fallire tutte le città italiane allo stesso modo con cui ha portato al fallimento di Roma.

Riferimenti

Sul PRG di Roma vedi su eddyburg, archivio della vecchia edizione, l'amplissimo dossier nella cartella Roma, in particolare dalla pagina 7 alla 12. Sulla nuova proposta del ministro Maurizio Lupi vedi gli articoli di Mauro Baioni , di Paolo Baldeschi e di Ilaria Agostini. . Sui diritti edificatori ha scritto su eddyburg Edoardo Salzano E’ confermato: non esistono “diritti edificatori” né “vocazioni edificatorie” di suoli non ancora edificatiSulle vecchie edizioni della leggi Lupi si veda sul vecchio archivio di eddyburg Tutto sulla legge Lupi,.



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