Borgo Berga a Vicenza: il grande inganno della riqualificazione urbana
Francesca Leder
A poche centinaia di metri dalla Rotonda palladiana «un pesantissimo progetto di riqualificazione urbana che sta producendo un abnorme insediamento edilizio, brutale esempio di sopraffazione politico-affaristica ai danni di un paesaggio»  8 Luglio 2014

In una mia precedenteriflessione(Veneto 2014: il sacco del territorio e il silenzio della cultura),dedicata all’incapacità delle istituzioni culturali di farsi argine rispettoalla distruzione del territorio e del paesaggio, ho dato per nota la vicendalegata ad un pesantissimo progetto di riqualificazione urbana che hainteressato la città di Vicenza producendo un abnorme insediamento edilizio,brutale esempio di sopraffazione politico-affaristica ai danni di un paesaggioche è un tutt'uno con il delicato quanto straordinario contesto nel qualeAndrea Palladio ha progettato e poi costruito per conto del canonico PaoloAlmerigo Capra, la sua villa più famosa: La Rotonda (1566).

Riprendo allora il filo delragionamento cercando di sintetizzare questo caso che mi sembra rappresenti uncapitolo essenziale e paradigmatico della discussione apertasi in queste ultimesettimane sul rapporto distorto tra affari, politica e trasformazione delterritorio.

Vicenza è una cittàambiziosa. I panni del capoluogo di provincia le stanno stretti e perquesto, con ostinata determinazione, senza sostanziali cambiamenti di rotta traamministrazioni di centrodestra e centrosinistra, mira a ritagliarsi il ruolodi piccola capitale della cultura. Gli interventi promossi in cittàdall’Amministrazione comunale grazie al sostegno economico di vari privati (trai quali spiccano molti dei protagonisti delle cronache giudiziarie di questigiorni riguardanti l’Expo e il MoSE) confermano questa sua attitudine. Pocoimporta se la gran parte di questi stessi interventi, finalizzatiprevalentemente a costruire (la sottolineatura non è casuale) nuovispazi per eventi culturali, non sono sostenuti da politiche culturaliconcepite, anzitutto, come legante sociale e poi come volano economico. E' deltutto chiaro che si preferisce sposare l’idea di un prodotto culturale di tipoturistico da consumare senza particolari difficoltà, altamente "digeribile" come lo sono le megamostre a firma di Marco Goldin, veicolato daimmagini-cartolina (tra le più rappresentative quella della Basilica palladianacon terrazza affacciata sulla scenografica Piazza dei Signori, perfetta per gliafterhours), con ampio corredo di proposte per un uso del patrimonioculturale rigorosamente effimero, al servizio di un scontato "mordi-e-fuggi".

Al contrario, se osservatadall’interno, Vicenza mostra situazioni che poco hanno a che fare con questavisione edulcorata ed effimera della realtà.

A poche centinaia di metridalla Rotonda, «icona universale delle ville palladiane», così descritta in unascheda del CISA (Centro Internazionale di Studi di Architettura AndreaPalladio), alla confluenza deidue principali fiumi che attraversano la città, il Bacchiglione e il Retrone,ai margini del centro storico, è infatti in costruzione un complesso ediliziototalmente fuori scala, precariamente aggrappato ad un lembo di terra (unapenisola di circa 100 mila metri quadrati) che sino al maggio 2005 ospitava ilvecchio complesso industriale del Cotorossi, gloriosa icona dell’industriatessile vicentina travolta, alla fine degli anni ’70, da una pesante crisi delsettore.

PIRUEA Ex Cotorossi: vedutaaerea prima della demolizione 
fonte: Comune di Vicenza,Forum Center

Al volgere del decennio, nei primi anni ‘80, comincia perl’ex Cotorossi, così come per altre aziende tessili del Nord, una penosamigrazione societaria. L'azienda passa di mano in mano nell’intento dicancellare dalla sua memoria l’originaria funzione produttiva: liquidati gliultimi operai rimasti e forzate ogni logica urbanistica e regola ambientale (ilsito era ed è ancora profondamente inquinato) la nuova proprietà intende farlevestire i panni di area strategica dove collocare importanti funzionipubbliche di interesse nazionale quali il nuovo tribunale circondato da altriconsistenti volumi destinati ad attività terziarie, commerciali e soprattuttoresidenziali. Del resto il futuro dell’exCotorossi se non proprio scritto, era già pienamente intuibile negli attinotarili dei primi anni ’90 quando si decise che la proprietà sarebbe passatada mani vicentine a quelle di una società milanese la FIN.VI che le numeroseinchieste giornalistiche condotte da giornali locali e nazionali – e non soloquelle – riconducono alla galassia berlusconiana.

A dar man forte allariconversione dell’area, da industriale senza alcun futuro a redittizio sitoper nuove funzioni urbane, concorre il Ministero dei Lavori Pubblici il quale,verso la fine di quello stesso decennio - siamo nel 1998 - promuove i PRUSST(Programmi di Riqualificazione Urbana e Sviluppo Sostenibile del Territorio)puntando al rilancio dell’economia e allo svecchiamento degli strumentiurbanistici. Vicenza, come altre città, concorre al bando mettendo sul tavolodella negoziazione con i privati tutti i suoi pezzi più pregiati: areeindustriali dismesse, aree verdi degradate, ambiti ferroviari sotto utilizzatie piazze centrali incorniciate da palazzi palladiani, fulcro turistico attornoai quali si vuole ruoti l’effetto moltiplicatore del riconoscimento UNESCOottenuto nel 1994. 

Vicenza città ambiziosa, sidiceva, quanto drammaticamente incapace, di gestire in modo moderno einnovativo la propria agenda urbana coinvolgendo i cittadini nei processi diriqualificazione urbana che si stavano per attuare.

Il dispositivo urbanisticoutilizzato dall’Amministrazione comunale per dare forma concreta agli scenaridi trasformazione proposti è il cosiddetto PIRUEA (Piano Integrato diRiqualificazione Urbana Edilizia Ambientale), strumento promosso dalla RegioneVeneto nel 1999 sulla falsariga dei PRUSST e creato nell’intento di attuare convie espeditive, come fortemente chiede il mercato, la riconversione e lavalorizzazione di aree dismesse, per lo più industriali. Pochi, al tempo, compreseroin cosa si sarebbe tradotto l’imponente progetto previsto per l’area della exCotorossi a Borgo Berga. Non è facile per un occhio inesperto (di un cittadinocomune, per intenderci) immaginarsi a quanti edifici costruiti possacorrispondere una superficie utile di circa 60.000 mq. Recandosi sul posto,però, lo si capisce benissimo.

Giungendo da sud, lasciatala Rotonda a sinistra, in una manciata di minuti si raggiunge Borgo Berga, unpiccolo nucleo di case in linea, sorto in prossimità di un antico portofluviale di epoca veneziana, densificatosi nel tempo col crescere dellefunzioni urbane. Il centro storico di Vicenza e la  collina di Monte Berico, corpo centrale delriconoscimento UNESCO, sono a un passo. Proprio in questo punto,tanto bello quanto delicato sotto il profilo ambientale e paesaggistico,l’arroganza della speculazione edilizia pare essersi accanita con particolarecrudeltà e stupida tenacia. Per quanto noto possa essere questo itinerario(soprattutto ai vicentini), ogni volta che si arriva in prossimità di BorgoBerga si rimane senza fiato: scheletri di edifici residenziali alti 4 o 5 pianiche in modo sbilenco (forse anche solo per un effetto ottico) piegano verso lapunta della penisola dove un tempo si trovava il complesso industriale.


PIRUEA Ex Cotorossi: vista dell’area da sud in occasione della mancata alluvione del 17 maggio 2013. A sinistra il fiume Retrone e a destra il Bacchiglione. Fonte: F. Leder


Il nuovo insediamento multifunzionale, è costruito su uno zoccolodi due piani destinati ai parcheggi. Il basamento è stato goffamente interratocosì da essere considerato parte del piano campagna, dunque sottratto aglioneri di urbanizzazione. Sui contrafforti inverditi di questa improbabilemoderna fortezza urbana, sfidando le leggi di gravità, sono stati piantatialcuni giovani alberi forse per compiacere alla richiesta della Soprintendenzache chiedeva di considerare la riqualificazione dell’area come occasione per“rinaturalizzare” le sponde fluviali. Tutt’attorno corre un percorso ciclabiledirettamente affacciato sul fiume. Avvicinandosi al centro storico, dal conovisuale del Retrone, emerge la sagoma del bisonte sgraziato del nuovo tribunale

PIRUEA Ex Cotorossi: vista del nuovo tribunale dal cono visuale del Retrone (ottobre 2012) 
fonte: Salviamo il Paesaggio

visivamente stretto da anonimo volume che corrisponde all’edificiocommerciale che ospita un supermercato, una grande palestra, unristorante-pizzeria e uno sportello bancario. Quest’ultimo edificio, inparticolare, incombe con i suoi accessi ai parcheggi, la zona di carico-scaricomerci e soprattutto con le sproporzionate insegne pubblicitarie, sul nodo dasempre critico di Piazzale Fraccon, segnato dall'Arco delle Scalette di MonteBerico altra opera attribuita al Palladio (http://www.palladiomuseum.org/veneto/opera/2),in corrispondenza dell’innesto di due strade di attraversamento del centrostorico sempre molto trafficate. Sul lato est, affacciata sul Bacchiglione, sierge, invece, una cortina di edifici destinati a negozi e a uffici offerti sulmercato, questi ultimi, per andare incontro all’auspicato - ma mai avvenuto -esodo dal centro degli studi legali generato dallo spostamento del tribunalenella nuova sede. Fino a questo momento le vendite degli immobili sembranosaldamente ferme complice il protrarsi della crisi immobiliare. Per questaragione qualcuno, in città, maligna che gli immobili destinati ad ufficipotranno tornare utili qualora il nuovo edificio del tribunale dovesse risultare– come già sembra – insufficiente.

Guardata da diversi puntil’operazione di riqualificazione urbana lascia sul tappeto pesantissimi quesitie dubbi. Perplessità sull’operazione erano già state sollevate all’epocadell’approvazione del progetto, in Consiglio comunale, quando le opposizioniespressero critiche sugli aspetti legati alla bonifica, alle trasformazionid’uso, all’impatto edilizio. Il limite di questa azione va in primo luogocercato nell'incapacità di tradurre l’atto politico in azioni di verocoinvolgimento della cittadinanza dal quale sarebbe potuto scaturire undibattito pubblico e forse un po’ di sano dissenso. Non va dimenticato, però,che per Vicenza questi sono anni critici: tutta l’opinione pubblica è impegnatanell’opposizione all’insediamento della nuova base americana Ederle 2.Un’azione popolare senza precedenti che fece muovere l’intera città dando alcaso un giusto rilievo nazionale e internazionale.

Vicenza "città distratta",dunque, da altre difficili questioni urbanistiche che ancora oggi non hannotrovato adeguata soluzione. Distratta ma non al punto da non riuscirenell’intento di portare a casa, con l’azione congiunta di Lega e Popolo delleLibertà (il ticket Berlusconi-Castelli), un finanziamento da 23 milioni di europer la realizzazione del nuovo tribunale e di conseguenza per l’avvio dellagrande trasformazione di Borgo Berga.

L’operazione vera e propriaprende avvio nel 2002, con la variante al PRG. Prosegue nel 2003, conl’approvazione del progetto per l’intera area da parte del Consiglio comunalegiungendo sino ai  primi del 2004, conl’approvazione definitiva da parte della Giunta Regionale. Nel 2009 si ha invece ladecisiva variante deliberata dall’Amministrazione Variati quella che haprodotto lo scempio della parte bassa della penisola. A questi passaggiamministrativi fanno seguito gli interventi di demolizione degli edificiesistenti e la costruzione per stralci dei nuovi manufatti così come oggi noitutti li conosciamo.

Forte perplessità, e unvelo di tristezza, hanno accompagnato la demolizione quasi integrale (si è salvata solo la ciminiera) dell'ex Cotorossi avvenuta

PIRUEA Ex Cotorossi: areatotalmente demolita (autunno 2005) fonte: Il Giornale diVicenza


nel 2005 in parziale violazionedelle prescrizioni della Soprintendenza (aprile 2003) che, al contrario, chiedevano la conservazione delle testimonianze di archeologia industriale,cioè di quelle parti del complesso industriale sopravvissute al terribilebombardamento del 1944 che aveva provocato danni ingentissimi alla città, soprattuttoin quella zona, lungo la linea della ferrovia Venezia-Milano.

PIRUEA Ex Cotorossi:testimonianze di archeologia industriale vincolate dalla Soprintendenza(02.04.2003) fonte: Alberto Graziani

Indignazione ha provocato,nel 2006, il lento erigersi del nuovo tribunale, mastodontico edificio dalleforme sgraziate, più simile ad un altoforno che ad un’architettura civile diquell’importanza e di quel significato simbolico, progettato dall’architettoromano Michele Valentini e realizzato dalla Codelfa, società che fa capo aMarcellino Gavio (più volte indagato in scandali finanziari), specializzatanella costruzione di opere pubbliche. Il tribunale, com’è documentato dai fattie dalle inchieste giornalistiche (si vedano Francesco Erbani sul sito web di LaRepubblica e Giulio Todescan – con altri – su quello di La Nuova Vicenza),è stato finanziato dal governo presieduto da Berlusconi con uno stanziamento,come già detto, di 23 milioni di euro (maggio 2003).

Le cronache giornalisticheci dicono che le aree su cui sorge l'intero complesso immobiliare erano diproprietà della FIN.VI, presieduta all’epoca da Riccardo Ciardullo (figura  al centro di molte operazioni di questa portata), la quale, nel frattempo, avevaprovveduto a cederle al Comune in cambio di consistenti premi volumetrici e dinuove destinazioni d’uso da realizzarsi nella restante parte del sito. Ilpassaggio immediatamente successivo (siamo nel 2005) è costituito dalla venditada parte della stessa società milanese dell’area destinata alle operazioniimmobiliari private. Ad acquistarla per 25 milioni di euro è la neonata“Sviluppo Cotorossi”, società sorta alla fine del 2004 con il preciso scopo dipromuovere interventi immobiliari nell'area di Borgo Berga. Tra i soci spiccanoancora la Codelfa e Maltauro Immobiliare s.r.l. (gruppo Maltauro). La “SviluppoCotorossi” cambierà assetto societario nel 2008 mantenendo però buona partedelle componenti originarie. Il timone passa da Luigi Boscato, commercialistavicentino (presente in operazioni societarie dove si ritrova il nome diCargiullo), a Paolo Dosa (responsabile Divisione Immobiliare e grandi progettidel gruppo Maltauro).

Infine reazioni decise ecorali, tradotte in esposti, diffide, denunce alla stampa, si sono levate, dal2012 ad oggi, per opera di associazioni ambientaliste (Civiltà del Verde,Italia Nostra, Legambiente riunite in OUT, Osservatorio Urbano Territoriale diVicenza) e da comitati di cittadini (Comitato Anti Abusi, anzitutto) all’avviodella costruzione degli ultimi manufatti, quelli cosiddetti di corredo, checontemplano, come abbiamo già visto, un centro commerciale, inteso comefunzione integrante del nuovo tribunale (edificio progettato dallo studio vicentino degli architetti Paolo eChiara Balbo) e una consistente serie di edifici destinati ad uffici, residenzee parcheggi disegnati invece da due noti architetti portoghesi, Gonçalo SousaByrne e João Ferreira Nunes, oramai di casa a Vicenza, coadiuvati da alcuniprofessionisti locali (tra tutti lo studio “Architetti Associati GiorgioBaldisseri, Lorenzo Marchetto, Massimo Zancan”). 

Torniamo però per un attimoindietro, alla fine del 2008 e l’inizio del 2009.
Se è noto che dobbiamo all’amministrazioneHüllweck (centrodestra) l’approvazione del PIRUEA e la realizzazione del nuovotribunale, è utile sapere che dobbiamo a quella retta da Variati(centrosinistra, eletta nel 2008) l’approvazione dell’ultima variante delprogetto, votata in Consiglio comunale nel novembre 2009. C’è la fondataconvinzione che questo secondo decisivo passaggio urbanistico, se fosse statopreceduto da una seria e corretta istruttoria tecnica, magari rafforzata dalparere di esperti di altri settori e discipline (si pensi, ad esempio,all’apporto che avrebbe potuto dare il qualificatissimo comitato scientificodel CISA oppure la prestigiosa compagine dell’Accademia Olimpica) avrebbepotuto indirizzare il progetto in modo diverso riducendo, almeno in parte,l’impatto paesaggistico e il danno al contesto territoriale nel quale insistel’“icona universale delle ville palladiane”. Ma le istituzioni scientifiche eculturali hanno preferito tacere. Del resto nessuno si è preoccupato di andarea disturbare la loro quiete per chiedere cosa ne pensassero di quanto stavaaccadendo. Una condizione vantaggiosa per entrambe le parti, in perfetto stileconsociativo.

Le violazioni di leggecitate negli atti presentati dalle associazioni e dai comitati nel corso degliultimi mesi sono numerose e pesanti. Riguardano, come riassume un dossierpubblicato di recente da Legambiente Veneto: la Valutazione AmbientaleStrategica (VAS), il mancato rispetto delle distanze fluviali previste dalRegio decreto del 1904, la non ottemperanza delle prescrizioni del PAI (PianoAssetto Idrografico del Bacino Brenta-Bacchiglione), il mancato rispettodell’invarianza idraulica dell’area, la demolizione – come si è già detto –delle testimonianze di archeologia industriale vincolate dalla Soprintendenza edalle norme di salvaguardia delle leggi urbanistiche regionali ( http://www.osservatorioambientelegalitavenezia.it/il-tribunale-di-vicenza-lecomostro-padano/). Tutte queste, sommate alle considerazionisull’opportunità urbanistica di collocare proprio in quel luogo tali e tantenuove destinazioni d’uso, portano a considerare questo intervento, a dispettodi quanto generosamente pubblicizzano i promotori, uno dei più dannosi e graviscempi inferti al patrimonio culturale e paesaggistico di Vicenza.

Sappiamo per certo che glieffetti di questo reiterato atto di arroganza politico-amministrativa produrràcosti ingenti per la comunità locale, e non solo a quella, tanto in terminieconomici ma anche e soprattutto culturali e sociali. Ci saranno generazioni, dopodi noi, che cresceranno con l’idea che simili obbrobri facciano parte, dasempre, del paesaggio urbano vicentino e li considereranno ne più ne meno chela soglia da cui partire. Questo è quanto è stato denunciato in un documentofatto pervenire agli uffici centrali dell’UNESCO a Parigi e al Ministero deiBeni culturali, informando direttamente il Ministro: in quelle lettere siaffermava che la cultura è materia viva e che si rinnova grazie alla capacitàdi riconoscere il valore del passato e di proiettarlo con sensibilità,intelligenza e freschezza verso il futuro.

Nulla di tutto ciò ha a chea fare con quanto accaduto a Borgo Berga.

La “Città nella città”,accattivante slogan pubblicitario studiato a misura da una agenzia dipubblicità locale in rapida ascesa, rimarrà lì, incastonata tra collina efiumi, segno indelebile della miope ambizione di una arrogante città diprovincia decisa ad autoincoronarsi capitale della cultura, legittimata da un parterredi cortigiani che non hanno voluto né saputo far sentire la loro voce,stregati, chissà?, dalle suadenti parole di uno dei due “blasonati progettistidi fama internazionale” Gonçalo Sousa Byrne, il quale nel descrivere il suoprogetto (Il Giornale di Vicenza, 22 ottobre 2013) commentava austero econvinto: «Oggi si vede il cemento, ma alla fine sarà bello». Chissà quantivicentini, risvegliati dal lungo e pericoloso torpore, facendo appello prima diogni altra cosa ad un po’di sano orgoglio civico, saranno ancora disposti acredergli.
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