Toscana otto anni dopo: il remake di Monticchiello
Paolo Baldeschi
Agosto, anno 1996, Toscana. Alberto Asor Rosa denuncia la costruzione di un complesso di villette in "stile rustico" prontamente ribattezzato "ecomostro", 21.000 metri cubi ai piedi del borgo medievale di Monticchiello.....>>> 10 giugno 2014
Agosto, anno 1996, Toscana. Alberto Asor Rosa denuncia la costruzione di un complesso di villette in "stile rustico" prontamente ribattezzato "ecomostro", 21.000 metri cubi ai piedi del borgo medievale di Monticchiello. L'allora assessore al territorio Riccardo Conti riconosce che “il nuovo insediamento fa schifo”. Ma era proprio la nuova legge urbanistica voluta dall'assessore che lasciava ai Comuni le mani completamente libere nelle scelte edificatorie. Il presidente della Regione, Claudio Martini, dichiarava: “Noi non condividiamo quell’opera, ma non possiamo farci niente. Possiamo solo rafforzare gli strumenti perché in futuro un caso Monticchiello non accada più”.

Sono passati otto anni e in località Pavicchia, nel territorio di San Giovanni d'Asso, a poche centinaia di metri da Montisi, splendido castello medievale circondato da oliveti e vicino al'altrettanto splendido borgo di Trequanda, è annunciato un nuovo caso Monticchiello: 29.000 mc. di nuova edificazione comprendente un albergo, diverse residenze turistico-alberghiere e un centro benessere. Da un punto di vista urbanistico il "progetto Pavicchia" rappresenta il contro-esempio di quanto sarebbe opportuno fare. Si vogliono realizzare nuovi volumi in aperta campagna, in un paesaggio prezioso e delicato, ben in vista dai due centri etrusco-medievali di Montisi e Monterifré, prevedendo lo spaventoso rapporto di copertura territoriale del 40%. Ma se da un punto di vista urbanistico il progetto è completamente sbagliato, da un punto di vista architettonico supera ogni limite di bruttezza. Un'ammucchiata confusa di case, un'edilizia caricaturale che il progettista evidentemente crede in tipico stile rurale toscano: ovverosia, intonaci con paramenti a vista in pietrame, tetti (ci si immagina coperti in cementegola) con aggetti a pagoda; e, immancabilmente, archi ribassati, logge che evidentemente sono un "must" cui non si può rinunciare. Difficile concentrare in così poco spazio tanti errori urbanistici e tante nefandezze architettoniche.

I sostenitori del progetto annunciano la creazione di ben dieci posti lavoro che dovrebbero alleviare la disoccupazione della zona. Ma si dimenticano che nel territorio di Montisi ("magica Montisi", per riconoscimento internazionale) vi sono già attività che valorizzano le risorse del territorio, alberghi, agriturismi, vendite di prodotti tipici, ristoranti, attività escursionistiche, itinerari culturali. Meglio dieci nuovi imprenditori (e forse più), piuttosto che dieci nuovi dipendenti fra camerieri, addetti alle pulizie, cuochi e inservienti. Aggiungendo che a l'area di Pavicchia è priva di sorgenti e ha, in estate, problemi di rifornimento idrico, mentre molto più logica sarebbe, la realizzazione di un centro benessere a Bagnacci, località dotata di un'antica fonte termale in travertino, gore, mulini e un sistema idrico storico da recuperare; un'area di cui il Regolamento Urbanistico vigente prevede "la riqualificazione, il restauro paesistico e la valorizzazione attraverso il suo sviluppo a fini termali e turistici".

Nella legislatura vigente, la Regione Toscana, per iniziativa dell' assessore al territorio Anna Marson, ha elaborato una nuova legge urbanistica e un nuovo piano paesaggistico, che, insieme, impedirebbero il "progetto Pavicchia". Ma entrambi i documenti, dopo un'approvazione da parte della Giunta sembrano arenati nelle secche del Consiglio regionale. Dove ancora dominano gli (ex) amministratori locali, ignari di quanto sta accadendo nel mondo (da un punto di vista economico) e in Italia (anche da un punto di vista politico). In attesa che qualcuno di questi amministratori, assunto alla carica di presidente della Regione, si stracci le vesti per uno scempio abbondantemente annunciato.
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