Colosseo: il simbolo dell’Impero e la provincia italiana
Maria Pia Guermandi
E così, in extremis, l’ennesimo “caso” Colosseo ha trovato una soluzione>>>
E così, in extremis, l’ennesimo “caso” Colosseo ha trovato una soluzione: il monumento simbolo dei nostri beni culturali, della capitale e del paese tutto parteciperà alla “notte dei musei” e sarà aperto, seppure per numeri di visitatori contingentati, per l’evento a carattere europeo di promozione delle istituzioni museali. Rispettando in pieno l’italica prassi, il dramma riacciuffa, a tempo quasi scaduto, l’happy end, rivelando, una volta in più, l’amarognolo sapore della farsa che connota le nostre politiche culturali o meglio quella congerie estemporanea di provvedimenti ed eventi che testimoniano impietosamente, da troppi anni ormai, il provincialismo con cui gestiamo il nostro patrimonio culturale.

La notizia era rimbalzata sulle cronache da qualche giorno, lanciata dallo stesso Ministro Franceschini: il Colosseo sarebbe rimasto chiuso in occasione della “Notte Europea dei Musei”, sabato 17 maggio 2014, perché non si trovavano 5 custodi “volontari” disponibili ad assicurare il minimo di personale necessario per la sicurezza del pubblico. Apriti cielo: si è scatenata a quel punto una ridda di prese di posizione, dichiarazioni, anatemi, deprecazioni, provenienti in massima parte dal mondo politico ed istituzionale – sindaco e assessori in forze, per dire - ispirate alla più totale ignoranza delle regole in ballo.
Solo dopo che si era un po’ diradato il comico arrembaggio di “volontari” estemporanei (nel giro di poche ore si è parlato di studenti in beni culturali, neolaureati disoccupati, carcerati, mentre persino alcuni rappresentanti della stessa classe politica, evidentemente non indaffaratissimi, si sono offerti in prima persona per salvare l’onore della patria) si è cominciato a capire che il termine di “volontari”, assume in questo contesto una precisa connotazione.

In ossequio a quanto stabilito in sede di contrattazione nazionale, in casi di aperture straordinarie, è comunque richiesta la presenza di una certa percentuale di personale non esterno che però non può essere obbligato: precetto che soddisfa ad elementari regole di sicurezza, in quanto solo chi conosce bene una struttura - e il Colosseo è, come noto, struttura molto complessa - ne può garantire un accesso sicuro.
Fraintendimenti a parte, il tono di disappunto e spesso e non velatamente di stigma nei confronti del personale Mibact che con inspiegabile pervicacia attentava all’onorabilità del paese peggio di un crollo a Pompei, ha dilagato per giorni su tutti i media (fra le pochissime eccezioni, il blog di Storie dell’Arte, Tomaso Montanari e Luca Del Fra) con i politici in questo ruolo autoassegnato di impotenti di buona volontà.

Ora che l’onore è salvo, anche se a prezzo di uno stravolgimento dei calendari a Roma (peraltro ancora indisponibili ad oggi sul sito del Mibact…), può essere il momento per alcune considerazioni a commento. L’iniziativa della notte dei musei, inventata nel 2005 dal Ministero della Cultura francese e ora promossa dal Consiglio d’Europa, consiste nell’offrire, ad un prezzo simbolico, l’accesso per una notte a musei e siti dei paesi aderenti, e alle molte diverse iniziative e spettacoli organizzati per l’occasione.
Un evento, nato per avvicinare l’istituzione museale ad un pubblico in particolare giovanile, ben conosciuto in tutta Europa, consolidato, non certo inaspettato: eppure l’adesione ufficiale del Mibact e quindi dei musei statali c’è stata solo pochi giorni fa a ulteriore testimonianza dell’approssimazione organizzativa che caratterizza l’azione del Collegio Romano.
Magari con qualche settimana in più di tempo a disposizione, la preparazione dell’evento e quindi anche la concertazione coi sindacati sarebbe stata vissuta con meno pathos; non che questi ultimi – i sindacati – siano esenti da colpe nella vicenda complessiva della gestione dei nostri monumenti.

Quest’ultimo episodio ribadisce le modalità da “prova di forza” che governano i rapporti di lavoro all’interno del Mibact, modalità incancrenitesi nel tempo a esclusivo vantaggio di alcune fasce di lavoratori e a danno, in particolare, dei visitatori- utenti e di un precariato giunto al limite del dramma sociale. Anche queste distorsioni, del resto, hanno potuto perdurare e ingigantire sull’inettitudine e la mancanza di un progetto complessivo sul nostro patrimonio dimostrata dalla dirigenza Mibact negli ultimi lustri.

E’ su questa mancanza di visione, infine, che si è innestato anche questo “caso” dell’anfiteatro flavio, un monumento iperconosciuto, ipervisitato e sottoposto ad una pressione antropica fortissima. Invece di utilizzare l’evento della notte europea come un’occasione per far conoscere ad una platea più allargata le decine di musei e siti pochissimo conosciuti (e le statistiche al riguardo sono drammatiche), ci si è concentrati, ministero, politica e media, sulla star Colosseo che di turisti e di pubblicità proprio bisogno non ha. L’episodio ha finito così per sottolineare impietosamente l’angustia culturale con cui il Mibact affronta il tema del ruolo dei musei, quasi del tutto ignaro, a livello centrale, delle riflessioni della new museology, dei programmi di long-life learning e di inclusione sociale che nella maggioranza dei paesi europei stanno trasformando radicalmente – e felicemente – funzioni e identità di queste istituzioni culturali.
E pensare che quelle istituzioni ce le siamo inventate qui, nel Bel Paese, tanto tempo fa.

L'articolo è pubblicato, contemporaneamente, su L'Unità on-line, "nessundorma"
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