Case mobili, 4 senatori PD ci riprovano
Anna Maria Bianchi
La solita manina si è infilata di nuovo dentro un decreto legge in conversione.  Un gruppo di senatori PD interviene sul decreto Expo (d.l. n. 47/2014) e modifica la parolina incriminata in "salvo che", e la magia è fatta, a suon di fiducia. 16 maggio 2014

Nonostante varie sentenze stabiliscano che i posizionamenti di case mobili siano da considerare interventi di nuova costruzione se non sono "diretti a soddisfare esigenze meramente temporanee”, un emendamento infilato nel "Decreto EXPO" in approvazione oggi alla Camera, interviene sulla precedente formulazione inserita nel "Decreto del fare", per consentire l' installazione di casette e bungalow senza permesso di costruire, necessario, ad esempio, anche per realizzare una semplice tettoia in una casa di campagna.

Racconta Emanuele Montini, avvocato e urbanista, consigliere di Italia Nostra di Roma: «La solita manina si è infilata di nuovo dentro un decreto legge in conversione per risolvere un problema alle associazioni di campeggiatori che, nel Decreto del Fare, erano riuscite a fare il colpo gobbo: far passare per opere precarie le case mobili. Ma non tutte le ciambelle riescono con il buco, e i lobbisti che avevano scritto l'emendamento avevano bisticciato con le parole, e anzichè scrivere che le case mobili non erano più soggette a permesso di costruire, con un “ancorchè” avevano introdotto esattamente il contrario: “[sono interventi edilizi] l'installazione di manufatti leggeri, anche prefabbricati, e di strutture di qualsiasi genere, quali roulottes, campers, case mobili, imbarcazioni, che siano utilizzati come abitazioni, ambienti di lavoro, oppure come depositi, magazzini e simili, e che non siano diretti a soddisfare esigenze meramente temporanee, ancorche' siano installati, con temporaneo ancoraggio al suolo, all'interno di strutture ricettive all'aperto, in conformita' alla normativa regionale di settore, per la sosta ed il soggiorno di turisti (art. 3 lett. e.5 del DPR 380/2001) A nulla erano valse le grida dei campeggiatori, che si volevano trasformare in novelli affittacamere a costo zero (ricordiamo che le case mobili non pagano una lira nè di oneri concessori nè di TASI), in quanto l'italiano è (per ora) una scienza esatta e gli uffici tecnici degli enti locali (e le procure) in questi mesi hanno contestato la loro lettura "elastica" dell'articolo, che essi stessi avevano fatto inserire. Ma ecco che un gruppo di senatori PD interviene sul decreto EXPO (d.l. n. 47/2014) e modifica la parolina incriminata in "salvo che", e la magia è fatta, a suon di fiducia».

I promotori dell'emendamento sono Stefano Collina, primo firmatario, Mario Morgoni e Andrea Marcucci e Manuela Granaiola, entrambi firmatari, nel novembre scorso, di un emendamento che aveva l'obiettivo di vendere le aree demaniali agli stabilimenti balneari, sinora in concessione, per "contribuire al risanamento dei conti pubblici" e "offrire agli attuali concessionari il diritto di prelazione all'acquisto”;emendamento poi ritirato tra le polemiche (lo stesso Marcucci aveva tolto la firma).

Adesso luoghi naturalistici di pregio potranno riempirsi di casette prefabbricate, con buona pace dell'articolo 9 della Costituzione ma anche della nutrita giurisprudenza che è sempre andata esattamente nella direzione opposta dello sciagurato emendamento: ancora nell'ottobre scorso la Cassazione si è pronunciata a proposito di un campeggio di Alghero, stabilendo che se l’insediamento è stabile e ha concreta incidenza sul territorio, non si può prescindere da autorizzazioni espresse sul piano urbanistico-edilizio e sul piano paesaggistico. E sulla stessa linea si sono espresse numerose sentenze del TAR e del Consiglio di Stato.

Il Decreto, con tutti gli emendamenti, è già passato in Senato grazie alla fiducia. Oggi è arrivato alla Commissione Ambiente della Camera, ma a quanto pare il Presidente Ermete Realacci (PD) non ha concesso la discussione degli emendamenti abrogativi della norma sui campeggi in nome della necessità di chiudere la votazione entro oggi per dare ai partiti il tempo di fare la campagna elettorale per le europee. Pensare che lo stesso Realacci pochi mesi fa, a proposito di un altro provvedimento, fortunatamente poi decaduto, tuonava: «Non c’era francamente bisogno, oltre alle tante norme del tutto estranee al testo iniziale [del decreto legge 126/2013], che venisse inserita anche una sanatoria indifferenziata per case in legno, cabine, bungalow, roulotte o altri manufatti non previsti dalle concessioni e realizzati in aree demaniali senza nessuna valutazione nel merito e a fronte di una aumento del canone francamente irrisorio. Non è così che si fanno gli interessi dell’ambiente, del turismo, del Paese. E’ un autogol per l’Italia che punta ad un futuro migliore ed è stato realizzato, per quanto mi risulta, senza coinvolgere il ministero dell’Ambiente. Non è così che si fanno buone leggi».

Evidentemente il clima preelettorale spinge ad altre valutazioni, ma a nostro avviso, visto che ormai tutte le forze politiche indistintamente fanno a gara nei proclami per la tutela dell'ambiente, la fiducia degli elettori ormai si conquista solo con i fatti, cioè con scelte legislative a favore dell'interesse generale, e non con gli emendamenti infilati dove non c'entrano niente per fare favori a qualche categoria. E forse una riflessione in più, in questi casi, converrebbe farla...


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