Un patrimonio culturale per happy few
Maria Pia Guermandi
Se i crolli di Pompei, con la loro inaudita ripetitività, ci consegnano una devastante conferma >>>
Se i crolli di Pompei, con la loro inaudita ripetitività, ci consegnano una devastante conferma dell’impotenza e dell’incapacità degli organi di tutela del nostro patrimonio a garantirne persino la sopravvivenza, altri episodi ormai fin troppo diffusi sottolineano fenomeni di degrado diversi solo all’apparenza.

In questi ultimi giorni si è riaccesa una discussione sull’uso – o meglio abuso – del nostro patrimonio architettonico scatenata dalle notizie relative a Palazzo Spada. L’edificio è una grandiosa costruzione manieristico-barocca nel centro storico di Roma, voluta dal cardinal Girolamo Capodiferro come propria residenza, poi acquistata dal cardinal Spada che la fece modificare dal Borromini il quale creò, nell’androne di accesso al cortile, la famosissima prospettiva trompe-l’oeil.Il Palazzo fu acquisito dallo Stato in epoca fascista e divenne da quel momento sede del Consiglio di Stato: dal 1927, quindi, un capolavoro dell’architettura romana, è inaccessibile al pubblico, tranne che per gli spazi della Galleria d’arte antica che ripropone ciò che è sopravvissuto della collezione di Bernardino Spada.

Non paghi del privilegio, i signori Consiglieri si sono attivati, già da moltissimi anni, per dotare l’edificio di un parcheggio interrato a loro uso e consumo. Agli organi di tutela tale richiesta – ci troviamo nel cuore del centro storico a due passi da Piazza Farnese e via Giulia - è parsa perfettamente plausibile: sono quindi stati eseguiti gli scavi che hanno portato alla luce – ma guarda un po’ – importanti resti di due domus. Nonostante questi ritrovamenti i lavori sono proseguiti e, terminata la sezione archeologica, interessano ora il giardino storico interno che, a quanto appare dalla documentazione, ha nel frattempo subito uno sconvolgimento totale: anche in questo caso gli organi di tutela non hanno sollevato obiezioni di sorta.A questo punto, di fronte allo scandalo provocato dai video che testimoniavano l’impatto delle ruspe nel giardino, i Consiglieri hanno provato a giustificare l’episodio sostenendo che comunque le spese dei lavori e dei restauri dell'edificio erano a carico del Consiglio di Stato e che il giardino sarebbe stato ripristinato nello stato quo antea (risultato peraltro quasi impossibile).In tutto questo non si è comunque sentita l’esigenza da parte di nessuna delle amministrazioni coinvolte, tutte pubbliche, - Consiglio di Stato, Soprintendenza Archeologica, Soprintendenza ai beni architettonici, Direzione Regionale – di un doveroso atto di trasparenza nei confronti dei cittadini che protestavano, ovvero sia la divulgazione sia dei risultati degli scavi che del progetto del parcheggio nel suo insieme (rampe e griglie comprese, ancora da costruire e inevitabilmente di forte impatto sul contesto urbano e architettonico).

Nella conferenza stampa tenuta dal Segretario Generale del Consiglio di Stato Forlenza due giorni fa, solo dopo la denuncia di Associazioni (fra le quali eddyburg) e comitati, non è minimamente messa in discussione l’opportunità di un’operazione di questo tipo, pagata con i soldi pubblici (tale è, a tutti gli effetti, il budget del Consiglio di Stato), con l’impiego di risorse pubbliche (tempo e personale delle Soprintendenze, entrambi estremamente scarsi) per soddisfare le esigenze private di pochi, per di più non connesse all’espletamento delle loro funzioni. Caso gemello rispetto a quello del Circolo ufficiali che per decenni ha paralizzato la costruzione di una Galleria d’Arte Antica degna di una capitale a Palazzo Barberini, l’episodio di Palazzo Spada ripropone il tema dell’abuso del nostro patrimonio culturale a vantaggio di pochi privilegiati. Si tratta di un atteggiamento ormai così connaturato da non suscitare più remore nemmeno in rappresentanti della legge, quali i Consiglieri di Stato, del resto ben noti alle cronache per i benefit particolarmente vantaggiosi connessi ai loro incarichi.

Così come per altri beni comuni, dal territorio all’acqua, il patrimonio culturale viene percepito come res nullius di cui può impadronirsi, con piena legittimità, scarsa trasparenza ed evidente danno alla collettività, chi si trova in posizione di potere.
Con arrogante ipocrisia la costruzione del parcheggio è stata definita "restyling sotterraneo" e si cerca di far passare come atto di liberalità il pagamento di alcuni restauri, tacendo che si tratta - comunque, sempre, ad ogni livello - di risorse dello Stato, quindi della collettività: anche in questo caso, alla fine dei conti, paga Pantalone.
Che poi siano uomini di legge a dimostrare questa sprezzante indifferenza nei confronti degli interessi dei cittadini è ulteriore sintomo della spirale di decadenza in cui si è avvitata, forse irrimediabilmente, la classe dirigente di questo paese.

I Comunicati di denuncia di Comitato della Bellezza, Associazione Bianchi Bandinelli, eddyburg:
1 marzo 2014
7 marzo 2014

L'articolo è pubblicato contemporaneamente su L'Unità on-line, "nessundorma"
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