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Erika Dellacasa
Il territorio fragile della Liguria Cento frane in due giorni di pioggia
19 Gennaio 2014
Consumo di suolo
Inchiesta sul treno deragliato. Il procuratore: le colpe sono umane. Per quanti decenni ancora pagheremo per i guasti provocati al territorio dalla persistenza della credenza del diritto dei privati a trasformare un bene collettivo? Corriere della sera, 19 gennaio 2014
Inchiesta sul treno deragliato. Il procuratore: le colpe sono umane. Per quanti decenni ancora pagheremo per i guasti provocati al territorio dalla persistenza della credenza del diritto dei privati a trasformare un bene collettivo? Corriere della sera, 19 gennaio 2014

GENOVA — Dopo la frana sul treno deragliato fra Cervo e Andora nel Ponente ligure e rimasto paurosamente inclinato sulla scogliera ora si abbattono le polemiche e si cercano le colpe. «Ho visto la frana dall’elicottero — ha detto il procuratore capo di Savona, Gianantonio Granero — e l’impressione è che quanto accaduto sia più opera dell’uomo che del fato». Sequestrato l’ufficio tecnico del Comune di Andora, la magistratura indaga per disastro colposo (ci sono stati 5 feriti) e ha puntato gli occhi sulla schiera di villette da cui si è staccato un terrazzo-parcheggio proprio sopra la ferrovia. La Procura ha sequestrato l’intera area. Le case risalgono agli anni 70 (gli «anni d’oro» della cementificazione del Ponente) ma il terrazzo sarebbe del ‘92. Intanto continua a piovere e la massima allerta è stata protratta alle 15 di oggi. A Castelvittorio, nell’Imperiese, una casa è crollata e le due americane che la abitavano sono riuscite a scappare appena in tempo.
La Regione Liguria non deve far fronte solo alle cento frane che in questi due giorni hanno interrotto l’Aurelia di Ponente in cinque punti e isolato diversi paesi nell’entroterra (200 gli sfollati): la questione più spinosa è il ripristino della Ferrovia a binario unico interrotta dalla frana, il treno deragliato non può essere rimosso, i collegamenti ferroviari con la Francia si fermano a Savona (per gli Intercity) e a Albenga per i regionali, poi ci sono i pullman un po’ in autostrada e un po’ sull’Aurelia dissestata. L’assessore alle infrastrutture Raffaella Paita affronterà nei prossimi giorni il caso del raddoppio ferroviario con il ministro delle Infrastrutture Maurizio Lupi. Intanto però bisogna risolvere il problema della linea e le Ferrovie hanno assunto un atteggiamento duro: il terreno franato non è nostro, dicono in sintesi, e non possiamo mandare persone a lavorare per rimuovere il treno e tanto meno ripristinare la linea se la frana non è messa in sicurezza. Ma chi lo deve fare? I privati proprietari delle villette? Ci vorrebbero anni.
«Il fronte di frana di 300 metri si sta muovendo — dice il sindaco di Andora, Franco Floris — e se collassa c’è il rischio che trascini il treno in mare». Quel complesso di case vacanze a mezzacosta sulla ferrovia riaccende la polemica sull’edilizia selvaggia in Liguria mentre il terreno che frana mette sotto accusa la mancata prevenzione e la cura del territorio. «Ci danno delle Cassandre — dice Santo Grammatico, presidente ligure di Legambiente — perché sono anni che lo diciamo: questa regione deve cambiare progetto di sviluppo. Basta grandi opere che non fanno che rendere ancora più fragile il nostro territorio, bisogna investire nella manutenzione, nel recupero dell’esistente e nella messa in sicurezza. Invece che al Terzo valico dovrebbero pensare a migliorare quello che c’è, ad esempio al raddoppio. Non so se i politici liguri sono in grado di affrontare un simile cambiamento».
I politici rispondono per le rime: «Non è vero che pensiamo solo alle grandi opere — dice Paita —. Il raddoppio della ferrovia è in parte fermo per un contenzioso giudiziario e la tratta Andora-Finale non è finanziata ma noi l’abbiamo messa al primo posto nelle nostre priorità». Ma è una priorità che segna il passo da anni, quaranta per l’esattezza. Il presidente dei geologi liguri Carlo Malgarotto lamenta l’assenza di una mappatura del territorio e la cronica mancanza di fondi per la prevenzione, polemicamente i geologi stanno preparando un convegno sul dissesto idrogeologico dal titolo «Che Dio ce la mandi buona», la frase pronunciata dagli ingegneri quando vennero informati della situazione della diga del Vajont. Si sa come andò a finire. «Dopo tanti anni siamo ancora a quel punto» dice Malgarotto. «L’attenzione ai problemi idrogeologici in Italia è cosa recente, è iniziata dopo la tragedia di Sarno — attenua Riccardo Giammarini, ingegnere ambientale —. Qualcosa da allora fortunatamente è cambiato. La Liguria paga l’urbanizzazione degli anni Settanta e una fragilità determinata dalla sua conformazione con colline ripide e subito il mare». Renata Briano, assessore all’Ambiente, elenca gli interventi fatti negli ultimi anni: «Abbiamo investito in prevenzione 150 milioni. Servirebbero miliardi. Abbiamo tanto territorio fragile, poca popolazione e pochi soldi».

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