Barbara Spinelli: «Sel da sola sarebbe un suicidio. Né può usare Tsipras come un tram»
Micaela Bongi e Daniela Preziosi
Ancora in bilico SEL tra la sinistra radicale e il renzusconismo in salsa europea. Stasera sapremo se ci potrà esserci una sinistra italiana nel parlamento europeo, oppure se il partito di Niki Vendola avrà scelto quello che la coraggiosa "europeista insubordinata". Il manifesto, 26 gennaio 2014


Il suo cognome signi­fica già, da solo, un’idea di Europa poli­tica delle ori­gini, molto lon­tana per la verità dall’Unione euro­pea di oggi, quella della troika e delle due o più velo­cità. Signi­fica l’Europa del mani­fe­sto di Ven­to­tene imma­gi­nata dal con­fino fasci­sta ma con un pen­siero lungo, lun­ghis­simo, da suo padre, Altiero. In que­sti anni, e con sem­pre più forza e fre­quenza in que­sti mesi, Bar­bara Spi­nelli, intel­let­tuale ed edi­to­ria­li­sta di Repub­blica, è stata l’ispiratrice di un movi­mento per un’Europa diversa da quella del rigore, che in que­ste set­ti­mane è pre­ci­pi­tata nella pro­po­sta (insieme a Camil­leri, Revelli, Gal­lino, Viale e Flo­res d’Arcais) di una lista uni­ta­ria per Tsi­pras, il lea­der della sini­stra greca che oggi si mette alla testa di que­sto movi­mento. A que­sto appello l’altro ieri Ale­xis Tsi­pras ha rispo­sto sì.

Il vostro appello «una lista per Tsi­pras» con­tiene una decisa richie­sta di euro­pei­smo, ma anti­ri­go­ri­sta. In que­sti mesi invece in tutta Europa, e anche in Ita­lia, nella società civile cre­scono pul­sioni anti-euro, in con­trap­po­si­zione al con­for­mi­smo rigo­ri­sta dei «rifor­mi­sti». Cosa vi fa pen­sare che que­sta vostra lista possa rac­co­gliere un vasto consenso?

Me lo fa pen­sare una cer­tezza, innan­zi­tutto: tra gli arrab­biati anti-euro e i con­for­mi­sti dell’austerity non c’è il nulla; non regnano solo la ras­se­gna­zione e la rinun­cia. È quello che vogliono far pen­sare i due gruppi – quello del no e quello del sì – ma ambe­due men­tono. Non è vero che «in tutta l’Europa» esi­stono solo loro, com­plici nell’immobilismo. E tra i com­plici metto anche il Pd. Tra il no e il sì c’è un’Italia che vuole restare in Europa, ma cam­bian­dola radi­cal­mente. Che sof­fre tre­men­da­mente la crisi, ma sa che solo in Europa la sor­mon­terà. Sono gli «euro­pei­sti insu­bor­di­nati», e in fondo i veri euro­scet­tici sono loro. Lo scet­tico non si accon­tenta dell’apparenza, né dello sta­tus quo. Vuol creare un ordine nuovo. E un ordine nuovo in Europa signi­fica una Fede­ra­zione dove nes­sun Stato sia sacri­fi­cato, minac­ciato di espul­sione se non si piega alle ricette, peral­tro fal­li­men­tari, dei para­me­tri di Maa­stri­cht e del Fiscal Com­pact. Anche se non lo dice chia­ra­mente, l’europeista insu­bor­di­nato intui­sce che l’euro è un fal­li­mento se non si costrui­sce attra­verso una nuova Costi­tu­zione fatta dai rap­pre­sen­tanti dei popoli, un’Europa dove non conti più il rap­porto di forze tra sin­goli Stati. Quando conta solo l’equilibrio fra potenze nazio­nali è ine­vi­ta­bile che sarà il più forte a domi­nare, come avve­niva nel nostro con­ti­nente fino al 1945.

Nel vostro appello indi­cate una col­lo­ca­zione nell’europarlamento, la Gue, il gruppo della sini­stra euro­pea. Ven­dola con­si­dera que­sto un limite di «asfis­sia», una ridu­zione della por­tata poli­tica della can­di­da­tura di Tsi­pras, che può ambire a mobi­li­tare anche forze e per­sone fuori del tra­di­zio­nale recinto della sini­stra radi­cale. Qual è il suo parere?

Come prima cosa, non mi pare ci sia una­ni­mità sulle posi­zioni di Ven­dola: Sel è divisa, molti sono desi­de­rosi di ade­rire alla nostra lista. Nell’appello si parla di col­lo­ca­zione nella Gue per­ché l’iniziativa, aggre­gan­dosi attorno alla figura emble­ma­tica di Tsi­pras, ha tenuto conto del fatto che il lea­der di Syriza è parte della Sini­stra uni­ta­ria euro­pea, ed è stato scelto come can­di­dato da quest’ultima nel con­gresso di dicem­bre a Madrid. Ma invito a leg­gere atten­ta­mente la let­tera in cui Tsi­pras appog­gia l’iniziativa ita­liana. Viene a cadere ogni rife­ri­mento alla col­lo­ca­zione nel gruppo Gue. L’obiettivo è stare con Tsi­pras in Europa, aprire le porte a coa­li­zioni ine­dite a Stra­sburgo, non con­dan­narsi alle lar­ghe intese anche lì. Lo stru­mento per rag­giun­gere quest’obiettivo è chia­ra­mente indi­cato, nella let­tera: «Solo se fac­ciamo tutti insieme un passo indie­tro, com­pi­remo tutti insieme molti passi avanti». La parola chiave, che usa nel mes­sag­gio al Con­gresso Sel, è «umiltà». Que­sto apre nuovi spazi di ade­sione a tutti i movi­menti, cit­ta­dini, par­titi, indi­vi­dui, che non si rico­no­scono neces­sa­ria­mente in Gue. È la mia opi­nione per­so­nale: io, per esem­pio, non mi rico­no­sco in Gue. Al tempo stesso, se scelgo Tsi­pras, non posso usare il suo nome come piace a me, per poi andare in gruppi par­la­men­tari che saranno avver­sari del can­di­dato che ho scelto.

E comun­que per Sel sarebbe impra­ti­ca­bile, visto che ha chie­sto non da oggi di entrare nel Pse e di por­tare li den­tro la bat­ta­glia con­tro il rigore, in coe­renza con la sua - per ora con­ge­lata -
 col­lo­ca­zione poli­tica nel cen­tro­si­ni­stra. C’è una pos­si­bi­lità di fare un passo di avvi­ci­na­mento, fra voi e Sel?

Per­ché impra­ti­ca­bile? A mio parere Sel va a sbat­tere con­tro un muro se fa una sua lista sepa­rata dalla nostra, in favore di Schulz e spe­rando di entrare nel gruppo socia­li­sta al Par­la­mento euro­peo. Primo per­ché Schulz ha visioni non inno­va­tive sull’austerità, e punta a una Grosse Koa­li­tion – a Stra­sburgo – simile a quella con­clusa in Ger­ma­nia. Secondo per­ché in Ita­lia esi­ste una soglia di sbar­ra­mento abba­stanza alta (4%), che pur­troppo nes­sun par­tito intende met­tere in que­stione. Que­sto signi­fica che fal­lirà la lista Sel e anche la nostra, visto che su molti punti siamo con­cordi. Bel risul­tato sarebbe. La lista Sel alle euro­pee è una forma di omicidio-suicidio.

All’opposto, lei non vede il rischio che la lista per Tsi­pras, per le per­so­na­lità e le aree poli­ti­che che fin qui coin­volge, ripro­ponga lo schema della Rivo­lu­zione Civile, la lista per Anto­nio Ingroia, che ha rac­colto un risul­tato ben al di sotto delle aspettative?

Non vedo que­sto peri­colo se riu­sciamo a stare attenti, e se restiamo fedeli a quel che chie­dono migliaia di fir­ma­tari. La lista è volu­ta­mente indi­pen­dente dai par­titi, che non sono fra i soci cofon­da­tori né sie­dono nella cabina di regia. Ade­ri­scono al pro­getto e al mani­fe­sto, e la loro diver­sità è garan­zia del fatto che l’esperienza di Rivo­lu­zione Civile non si ripe­terà. Noi ci rivol­giamo a tutti gli euro­pei­sti scon­tenti dello sta­tus quo: agli indi­vi­dui, ai movi­menti e comi­tati di base, alla vasta cul­tura fede­ra­li­sta, agli eco­lo­gi­sti, e anche alla sini­stra radicale.

Ma dovrete anche affron­tare la con­cor­renza sedut­tiva, in Ita­lia, di un movi­mento anti euro­peo ma non di destra come quello dei 5 stelle.
Sono con­vinta che nel M5S ci siano ambe­due le cor­renti: la cor­rente che vuol uscire dall’Europa e col­tiva sogni del tutto illu­sori di ritorno alle sovra­nità nazio­nali asso­lute, e una cor­rente molto più simile alla nostra, fatta di euro­pei­sti insu­bor­di­nati. Non posso pen­sare che 5 Stelle sia un mono­lite: cosa che Grillo sa perfettamente.

Come sce­glie­rete i nomi della lista?

Ter­remo conto, imma­gino, della gran­dis­sima varietà di movi­menti e opi­nioni che ho appena elencato
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