Una pericolosa spirale
Franco Cordero
“Esista ancora o no Silvius Magnus, persona fisica, il berlusconismo costituisce ormai impronta genetica con i relativi effetti: contagio nel campo avverso e convulsioni utili al pifferaio». La Repubblica, 30 novembre 2013


Date da segnare in nero nell’affareCancellieri. Domenica sera 18 novembre una nota dal Colle (quante ne piovono)loda «rigore » e «chiarezza» della Procura torinese, perché manda il fascicoloa Roma senza indicare ipotesi delittuose: ovvio, era incompetente ratione loci,essendo avvenuto nell’Urbe l’ipotetico reato (dichiarazioni false o reticential pubblico ministero); qualunque atto d’indagine sarebbe irrituale (art. 54,c. 1, c. p. p.). Importa poco che vi siano o no reati: la signora deveandarsene perché nessun guardasigilli serio parla come lei nel dialogotelefonico del 17 luglio, né sono compatibili con l’ufficio gli sfondifamiliari emersi poi; lo capisce chiunque abbia barlumi d’orientamento etico. 

Lunedì sera Letta nipote viene a ribadire lo ukase quirinalesco nell’assembleaPd: madame va difesa all’ultimo sangue; atto fuori d’ogni logica; e non stupisceche rispondano sull’attenti i berluscones annidati in vari dicasteri, docilelobby. Rex Neapolitanus, inventore nonché assiduo patrono delle “largheintese”, se l’era scelta e la impone, contro l’elementare decoro. Sia dettochiaro, qualunque cosa proclamino persone en place, quando anche stiano alposto più alto: finché l’Italia sia repubblica democratica con una Carta (erosadagl’insofferenti), sarà machiavellismo volgare presupporre scelte politicheinsindacabili; anche lì hanno corso equazioni morali, talvolta dissonanti dallaprassi, e chi abbia in sesto l’organo pensante se le formula. 

L’assurdoitaliano configura una relazione transitiva (i termini vengono da BertrandRussell): Pd è solidale con quaglie- colombe centrodestrorse; i quali pennutirendono servizi all’Olonese; a gioco lungo, anche il Pd lavora pro pirata. Conqualche molto spiegabile eccezione (vedi l’eterno Bicamerista intrigante), iparlamentari Pd volevano disfarsi della impresentabile ma l’oracolo ha parlato:obtorto collo ubbidiscono; voteranno contro la mozione Cinquestelle, sebbenenessuno capisca perché un voto positivo suoni sfiducia al governo; se mail’accredita. 

Se poi compariamo i due casi, appare feroce l’espulsione sei mesifa inflitta in materia veniale a Iosefa Idem, ministro per le pari opportunità.Dignitosamente non aveva fiatato, mentre costei strepita. Mercoledì mattina 20novembre Montecitorio ospita l’Opera italiana da due soldi, mai a corto d’idee.Madame viene «a testa alta», affermandosi ineccepibile, salvo un minuscolo«rammarico» sulle effusioni nella telefonata del 17 luglio. Non discutiamol’arringa, sarebbe inutilmente crudele. 

Poche ore dopo erompe l’ultimofamilismo: don Salvatore Ligresti era intervenuto presso l’amico premierBerlusconi, affinché l’interessata, commissario prefettizio a Bologna, virestasse; lo racconta al pubblico ministero; lei nega, ma niente mette indubbio la parola del narrante. Pare meno credibile il mendacio persecutorio:«vuol vendicarsi »; di che cosa? Dal retroscena, qualunque sia, affioramalcostume politico. 

Mala tempora e la diagnosi non richiede analisiparticolarmente fini. Dopo l’equivoca scissione nel Pdl le cose restano qualierano: Forza Italia rinata e Nuovo Centrodestra sono gemelli: in tutt’e duecomanda lui; l’unica differenza sta nella gestione interna del potere tracolonnelli. Rifulgono almeno tre obiettivi comuni: ante omnia gl’interessi suoi,onnipresenti; poi patrocinio d’affari parassitari (P2, 3, 5, finché vi sia darodere); e giustizia riformata nel senso cancellieresco, rispettosa dellegerarchie, morbida o dura secondo le persone, al qual proposito è requisitocapitale “ricondurre” la magistratura ai vecchi valori (il verbo era caro aLicio Gelli), ossia pubblico ministero sottomesso all’esecutivo, privacyermetica (quindi telefoni sicuri), giudici sensibili al vento. 

Entrambi ipartiti hanno penchant clericofilo, accentuato nel nuovo, dove l’enfasi cattolico-militanteannovera cantori pronti all’urlo (vedi caso Englaro: «non è morta, l’aveteuccisa!»). L’esito naturale delle “larghe intese” è un’immobilità garrula.L’abbiamo sotto gli occhi da sette mesi. S’imponevano scelte indifferibili inmateria elettorale ed economica: rien de rien; l’osceno Porcellum viene comodoall’oligarchia politicante; né il governo tocca grovigli d’interessi a sfondospesso delittuoso; vi osta la lobby berlusconiana. 

Inutile dire chi neapprofitti: stando dentro e fuori, accumula rendite elettorali; gli costanopoco esche verbali allucinatorie (fisco lieve, affari grassi, lavoro comodo,vita allegra). Non è ancora nato chi gli tenga testa nell’imbonimento da fiera.Ora, solo chiromanti governativi annunciano un invisibile 2014 fausto: némiseria, disgusto della politica, disordine favoriscono i buoni consigli; staquindi nel vago possibile che a Palazzo Chigi torni lui, riqualificato daCamere servili, e stavolta (quarta in vent’anni rovinosi) non crescerebbe piùl’erba. 

L’ipotesi meno funesta è un’Italia mezza viva, non importa sotto qualeinsegna. Esista ancora o no Silvius Magnus, persona fisica, il berlusconismocostituisce ormai impronta genetica con i relativi effetti: contagio nel campoavverso e convulsioni utili al pifferaio; saremmo un paese povero, sologeograficamente europeo, perché l’autentico sviluppo economico richiede intellettisvegli e anime vive. Ancora una volta ha vinto l’Olonese, decaduto manient’affatto innocuo, nel cui programma l’affare Cancellieri è fieno incascina. Lo speaker delle colombe centrodestre, infatti (ex piduista, da annimonotono declamante contro «l’uso politico della giustizia»), ora improvvisoautonomista, definiva «cristallina» l’azione della guardasigilli. Circola delriso amaro: l’Italia sta in una spirale pericolosa finché sul Colle sieda lostratega delle famigerate intese, i cui ordini Letta nipote esegue, né possiamosperare l’atto spontaneamente abdicativo
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