Troika sotto accusa: consulenze, insensibilità, errori
Marco Mongiello
Per giustificare il degrado del territorio, della società e della politica proclamano: "E' l'Europa che lo chiede". Guardate un po' quale Europa. Ne vogliamo un'altra. L'Unità, 18 dicembre 2013

Al Parlamento europeo i funzionari della troika di Ue, Fmi e Bce che gestiscono i programmi di salvataggio dei Paesi euro in difficoltà sono finiti sul banco degli imputati. Non hanno valutato le conseguenze sociali delle misure imposte, ha scritto l'eurodeputato socialista spagnolo Alejandro Cercas in una relazione presentata ieri. In questi giorni inoltre iniziano ad arrivare i risultati di un'inchiesta condotta da diversi media europei sulle consulenze milionarie pagate ad un ristretto gruppo di note agenzie internazio- nali, le stesse che hanno contribuito a provocare la crisi internazionale con la finanza creativa dei derivati.

Da parte loro i funzionari della troika temono di diventare il capro espiatorio da dare in pasto ai cittadini infuriati in vista delle elezioni europee, anche se i veri disastri li hanno combinati i governi dei Paesi in crisi, ma il lavoro degli economisti super specializzati di Commissione europea, Banca centrale europea e Fondo monetario internazionale è sempre più aspramente criticato, perfino dalle loro stesse istituzioni.

Il costo dei salvataggi

Eppure all'inizio le intenzioni erano buone. Nonostante l'euro sia nato con la regola che ogni Stato membro è responsabile del proprio bilancio, il principio del «no-bail out», dal 2010 in poi diversi Paesi sono stati salvati dalla bancarotta grazie miliardi di euro di aiuti economici, per la maggioranza tedeschi, in cambio di risanamento dei conti e riforme. I funzionari delle tre istituzioni sono stati chiamati quindi a stilare i programmi e a verificarne l'applicazione. A maggio 2010 è stato varato il programma di salvataggio della Grecia, a dicembre è toccato all' Irlanda, a maggio 2011 al Portogallo e a giugno di quest'anno a Cipro. I programmi, soprattutto in Irlanda e in Portogallo, sono riusciti a riportare i parametri economici in linea con gli obiettivi e nessuno dubita che senza gli aiuti europei i cittadini dei quattro Paesi se la sarebbero passata peggio, ma la conseguenze sociali delle misure imposte sono state comunque catastrofiche e ora sono in molti a prendere le distanze dalla filosofia di quegli interventi.

I primi sono stati gli economisti del Fmi, che hanno ammesso che fare troppi tagli di bilancio con una recessione globale in corso ha effetti più nocivi del previsto. Poi a novembre il presidente del Parlamento europeo, Martin Schulz, ha pubblicato un articolo sul quotidiano greco To Vima e ha ammesso esplicitamente che «la troika ha fatto più danni che bene».

Sempre a novembre il Parlamento europeo ha avviato un'inchiesta basata su questionari e audizioni. Ieri l'eurodeputato Cercas, portavoce del gruppo dei Socialisti & Democratici per le questioni sociali, ha deplorato la «completa marginalizzazione» dell' Assemblea di Strasburgo e ha sottolineato che i programmi «sono stati disegnati senza alcuna stima» delle conseguenze sociali e senza fare valutazioni di impatto o consultare i vari organi specializzati dell'Ue.

Un disastro sociale

Il risultato è stato «il record storico di distruzione di occupazione e precarizzazione delle condizioni di lavoro». I gruppi più vulnerabili, donne e immigrati, sono stati quelli colpiti più duramente mentre la disoccupazione giovanile farà sentire i sui effetti a lungo nel Vecchio Continente. Inoltre molte delle misure imposte, come tagli a pensioni, servizi di base e sanità, hanno aumentato la povertà, anche quella dei minori, e peggiorato il dialogo sociale.

Alle accuse degli eurodeputati si aggiungono poi le notizie che arrivano dalla stampa internazionale che ha avviato varie inchieste sul lavoro della troika. Il sito EuObserver ricorda che tutti i programmi di salvataggio sono stati stilati con l'aiuto di poche società di consulenza «indipendenti» (Alvarez and Marsal, BlackRock, Oliver Wyman e Pimco) pagate in totale 80 milioni di euro. Alcune di queste sono in palese conflitto di interesse perché gestiscono gli stessi fondi di investimento che speculano sui debiti degli Stati e utilizzano in subappalto sempre le stesse quattro grandi agenzie mondiali di certificazione e consulenza (Deloitte, Ernst&Young, Kpmg and Price Waterhouse Coopers). Gli incarichi inoltre sono distribuiti senza gare di appalto trasparenti.

Il risultato, ha spiegato al sito Richard Boyd Barrett, un deputato della sinistra irlandese, è che i consulenti «sono parte dello stesso circolo dorato di banchieri e funzionari che ha provocato la crisi».

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