Toscana, i tecnici bocciano la riforma della legge urbanistica
Giovanni Carbone
Sì al contenimento del consumo di suolo, no al divieto assoluto di costruire in zona agricola. Questa è la posizione dei liberi professionisti, non degli speculatori. La differenza non sembra poi molta. Edilportale, 3 dicembre 2013, con postilla


Una proposta di legge “centralistica e inutilmente complicata”. Così, gli Ordini professionali della Toscana definiscono la riforma della legge urbanistica regionale.
 
Con un documento unitario sottoscritto dai rappresentanti di oltre 40 mila professionisti, gli Ordini degli Architetti, Ingegneri, Geometri, Agronomi e forestali, Periti agrari e Periti industriali e della Toscana hanno duramente criticato la proposta di legge 282/2013 che sostituirà la LR 1/2005 sul governo del territorio. A detta dei tecnici, si tratta di uno strumento non adeguato a sostenere la riqualificazione delle città, la tutela delle aree di pregio paesaggistico, il rafforzamento delle funzioni agricole e la prevenzione dei rischi naturali.

Uno degli obiettivi della legge riguarda il contenimento del consumo di suolo attraverso la riqualificazione delle aree dismesse e il divieto assoluto di nuova edificazione residenziale fuori dai territori urbanizzati (zone agricole).

I tecnici approvano il freno al consumo di suolo, ma sottolineano come occorra evitare di definire il confine tra zone urbanizzate e territorio perché “una legge di sistema non può essere confusa con un piano urbanistico”.

A parere degli Ordini professionali, dividendo esclusivamente l’esistente tra zone urbane e zone agricole la proposta di legge dà un’indicazione semplicistica del territorio che non considera le miriadi di situazioni differenziate come, ad esempio, lo sprawl, la cosiddetta città diffusa, per le quali non vengono messe in campo efficaci strategie di riqualificazione. Secondo i professionisti, l’intero quadro procedimentale è estremamente macchinoso e può creare un’imponente e costosa struttura burocratica penalizzante per i settori imprenditoriali, l’edilizia e l’agricoltura

Oltre a nuovi strumenti di pianificazione più snelli, infatti, i tecnici suggeriscono il ricorso alla rigenerazione urbana attraverso l’abbattimento degli ingenti oneri di urbanizzazione e meccanismi di premialità nei casi di riqualificazione energetica e di adeguamento sismico. Si denota, inoltre, come nella proposta di legge sono poco considerati gli aspetti relativi alla sicurezza statica degli edifici, quelli energetici e di sostenibilità, oltre alla pianificazione di interventi sul patrimonio in ambito di rischio idrogeologico. Ricordiamo che la proposta di riforma della legge urbanistica è già approvata della Giunta e ora all’esame della Commissione consiliare Territorio e Ambiente

Postilla

Da decenni è aperto un dibattito sulla neutralità o meno della scienza e della tecnica rispetto agli interessi economici. La mia posizione è che lascienza debba essere libera di contribuire alla ricerca della verità, e che latecnica, costituendo sostanzialmente un “servizio”, debba, appunto, essere“serva”. Il problema è: serva di chi, di quali interessi?  Nel caso degli ordini professionali che si sonoespressi con quel documento (sul quale non so quanti degli  «oltre 40mila» abbia partecipato all’analisidella legge e al giudizio su di essa: certamente, a conclusione di un ampiodibattito, ci sarà stato un referendum di cui siamo all’oscuro) non mi pare checi siano dubbi.  La morale della favola si comprende a  partire dall’invocazione della “premialità”(cioè dellapossibilità di regalare metri cubi indipendentemente dal calcolo dei fabbisognieffettivi),  e di alleggerire gli oneri di urbanizzazione (cioè ad accollare alla collettività le spese per l'aumento degli insediamenti) fino alla critica aberrante della definizione di un  «confine tra zone urbanizzate e territorio perché «una legge di sistema non può essere confusa con un piano urbanistico».Già, deve spettare a noi “liberi professionisti", nell’interesse dei nostricommittenti, decidere dove si mura e  dove non si mura, e quanto, e come. Perché mica siamo al serviziodel popolo e dei suoi rappresentanti
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