La sfida del Papa: «No al dio mercato»
Domenico Rosati
«Questa economia uccide e gli esclusi diventano rifiuti e avanzi». Una “rivoluzione gentile la prima “esortazione apoostolica di Papa Francesco. Una lezione politica. L’Unità, 27 novembre 2013



È racchiusa in 224 pagine la «rivoluzione gentile» di Papa Francesco. La sua Esortazione apostolica «Evangelii Gaudium» rappresenta un vero manifesto del suo pontificato. Formalmente è dedicata alla «nuova evangelizzazione» al termine dell’Anno della Fede e a come annunciare il Vangelo al mondo di oggi, ma nei suoi cinque capitoli Papa Francesco non solo indica un modello preciso di Chiesa «aperta», «gioiosa», che sappia incontrare i lontani, fedele al Vangelo e con un rapporto preferenziale per i poveri. Che sappia uscire dalla sua autoreferenzialità, dal rischio della mondanità e sia aperta al cambiamento.

Esprime un punto di vista preciso sulla crisi globale e su come rispondere alla domanda di vera giustizia e di pace. La sua «Esortazione» non è un documento politico, ma richiama un punto di vista preciso verso ciò che offende la dignità dell’uomo e dei Popoli. Alle questioni sociali Bergoglio dedica due dei cinque capitoli del documento, il secondo e il quarto. Si coglie l’esperienza vissuta nella sua Argentina colpita duramente dalla crisi economica internazionale nella sua critica esplicita al «feticismo del denaro» e «alla dittatura di un’economia senza volto e senza scopo veramente umano», nuova e spietata versione dell’«adorazione dell’antico vitello d’oro». Stigmatizza l’attuale sistema economico che «è ingiusto alla radice» (59), «questa economia che uccide» perché prevale la «legge del più forte». Torna sulla cultura dello «scarto» che ha creato «qualcosa di nuovo» e drammatico: «Gli esclusi, che non sono “sfruttati” ma rifiuti, “avanzi”» (53). Finché non si risolveranno radicalmente i problemi dei poveri, rinunciando «all’autonomia assoluta dei mercati e della speculazione finanziaria e aggredendo le cause strutturali della “inequità” insiste non si risolveranno i problemi del mondo e in definitiva nessun problema». E indica proprio nell’«inequità», la radici dei mali sociali.

La Chiesa non può restare indifferente a tali ingiustizie. «L’economia non può più ricorrere a rimedi che siano un nuovo veleno, come quando si retende di aumentare la redditività riducendo il mercato del lavoro e creando un tal modo nuovi esclusi». Dedica pagine alla denuncia della «nuova tirannia invisibile, a volte virtuale» in cui si vive è quella a «un “mercato divinizzato”, dove regnano “speculazione finanziaria”, “corruzione ramificata”, “evasione fiscale egoista”» (56). Ricorda come il possesso privato dei beni si giustifica «per custodirli e accrescerli», ma «in modo che servano meglio al bene comune». Le rivendicazioni sociali, che hanno a che fare con la distribuzione delle entrate, l’inclusione sociale dei poveri e i diritti umani osserva non possono essere soffocate con il pretesto di costruire un’effimera pace «per una minoranza felice».

Chiede giustizia vera e non fa sconti il «vescovo di Roma». Invita ad avere cura dei più deboli: «i senza tetto, i tossicodipendenti, i rifugiati, i popoli indigeni, gli anziani sempre più soli e abbandonati» e i migranti, per cui esorta i Paesi «ad una generosa apertura» (210). Parla delle vittime della tratta e di nuove forme di schiavismo: «Nelle nostre città è impiantato questo crimine mafioso e aberrante, e molti hanno le mani che grondano sangue a causa di una complicità comoda e muta» (211). Ricorda il dramma delle donne doppiamente povere che «soffrono situazioni di esclusione, maltrattamento e violenza» (212). In questa difesa della dignità della vita umana il Papa conferma la condanna dell’aborto. «Non è progressista pretendere di risolvere i problemi eliminando la vita umana». Aggiunge che però si è «fatto poco per accompagnare le donne che si trovano in situazioni molto dure, dove l’aborto si presenta loro come una rapida soluzione alle loro profonde angustie».



Rivendica il diritto dovere della Chiesa ad intervenire su questi temi e chiede a Dio «che cresca il numero di politici capaci di sanare le radici profonde e non l’apparenza dei mali del nostro mondo, più politici che abbiano davvero a cuore la società, il popolo, la vita dei poveri».
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