La Fillea-CGIL chiede:zero consumo di suolo
Salvatore Lo Balbo
L'intervento del Segretario nazionale della Fillea-Cgil al convegno "Regole per il buon governo. La riforma della legge regionale sul governo del territorio", organizzato dalla Regione Toscana, Firenze, 20 novembre 2023. Il sindacato di lavoratori dell'edilizia chiede lo stop al consumo di suolo, la decementificazione, la rigenerazione delle città e la manutenzione del territorio



Grazie ad Anna Marson e al Presidente Enrico Rossi perl’opportunità che mi danno oggi di parlare a questa qualificata platea.L’iniziativa di oggi rafforza la convinzione che si continuano a fare passi in avanti verso una società e uno Stato che sia in grado di dare piena attuazione ai dettami della Costituzione, a partire dall’articolo 1, “l’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro” e dall’articolo 9, “La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio storico e artistico della nazione”.

Negli anni sessanta del secolo scorso, era il 1966, Adriano Celentano cantava a San Remo “il ragazzo della via Cluck” e negli stessi anni, era il 1963, Francesco Rosi ci regalava il film “Mani sulla città”, Leonardo Sciascia, era il 1961, ci incantava con il libro “Il giorno della civetta”, e Tonino Guerra ci diceva che: “Il nostro petrolio è la bellezza. La bellezza ci fa pensare alto e noi la buttiamo via come se fosse danaro dentro tasche vuote”
Gli anni sessanta sono stati gli anni dove, senza bisogno di grandi approfondimenti, “a naso”, era chiaro quale sarebbe stato il futuro del nostro paese: cemento, cemento e ancora cemento. Se quattro grandi italiani cinquant’anni fa scrivevano, cantavano e ci facevano vedere il futuro, solo una forte motivazione speculativa e criminale poteva corrompere le coscienze e ingrossare i portafogli di milioni e milioni di italiani.

Ovviamente non sono i materiali a essere nemici del suolo, dell’ambiente e dell’Italia (nessuno pensa a un luddismo del terzo millennio) ma i forti interessi di pochi – palazzinari, speculatori fondiari, cattivi e famelici amministratori e burocrati, imprenditori senza scrupoli, mafiosi, ‘ndraghisti e camorristi – che hanno determinato la realtà che abbiamo di fronte ai nostri occhi.

L’ISPRA ci dice che si consumano in Italia circa 80 ettari di suolo al giorno e dagli anni ’50 ad oggi è stata cementificata una superficie equivalente a quella di una regione come la Calabria, pari a 1,5 milioni di ettari. Continuando questo trend, si prevede che tra cinquant’anni scomparirà una superficie pari a quella del Veneto.

Il nostro pensiero va ai cittadini della Sardegna. Oggi “La Repubblica” ci informa che in questa regione dagli anni ’50 al 2001 la popolazione è aumentata del +25%, il territorio urbanizzato del +1.154% e l’urbanizzazione pro-capite del +900%. La stessa cosa, anche se con percentuali leggermente diverse, succede ogni due/tre mesi in tutto il territorio italiano. E’ successo recentemente anche in Toscana.

I contenuti di questo convegno e le notizie della cronaca, mi pongono nella condizione di dire, sempre con maggiore convinzione e forza, “zero consumo di suolo”.

Questa nostra convinzione, frutto di come la filiera delle costruzioni è cresciuta senza sviluppo, l’abbiamo ufficializzata assieme con il nostro Osservatorio Territorio e Aree Urbane, nel convegno nazionale che abbiamo tenuto a Torino il 22 marzo 2013, dove senza tentennamenti abbiamo sintetizzato la nostra posizione con lo slogan “La FILLEA per zero consumo di suolo”

Se la Fillea, malgrado gli oltre 400.000 posti di lavoro persi, ha posto l’asticella della filiera delle costruzioni a un livello alto di tutela e conservazione del “Bel paese”, perché in tanti e attraverso articoli, atti, disegni di legge, etc.... continuano a giocare con le parole, sostanzialmente per dire che con una pennellata di verde, di ecologia e di sostenibilità si può continuare ad impermeabilizzare il suolo?

Essendo questo un dramma mondiale, pari al cambiamento climatico di cui il consumo di suolo è certamente una componente decisiva, e in attesa che ci sia una Kyoto anche per il consumo di suolo, il Parlamento europeo e la Commissione Europea si sono già fatti sentire fin dal 2004 con la Direttiva n. 35. Non è stata ancora varata una nuova direttiva, ma i recenti “Orientamenti della Commissione Europea in Materia di Buone Pratiche per Limitare, Mitigare e Compensare l'Impermeabilizzazione del Suolo” rappresentano un punto di riferimento chiaro e corretto al quale tutti dobbiamo agganciarci. Spero che tanti dei presenti a questa iniziativa li abbiamo letti. Questi Orientamenti sono un punto di riferimento per tutto il continente europeo e ci danno le giuste coordinate per non giocare con le parole e per assumere provvedimenti legislativi o amministrativi in grado di non continuare a impermeabilizzare il suolo, neanche se questa impermeabilizzazione viene fatta con le parole dell’ambientalismo e con gli obiettivi di una economia verde che di verde ha solo il colore dei dollari (gli euro hanno tanti colori).

Le proposte della Fillea, pertanto, partono dalla condivisione degli orientamenti e dalla chiarezza dei contenuti che abbiamo definito a Torino lo scorso 22 marzo, nel già richiamato Convegno nazionale, e cioè:

1°) Consumo di suolo:
è l’attività umana che “separa il suolo dall’atmosfera, impedendo l’infiltrazione
della pioggia e lo scambio di gas tra suolo e aria”. 
2°) Impermeabilizzazione del suolo: è la "costante copertura di un’area di terreno e del suolo con materiali impermeabili artificiali”.
3°) “limitazione del consumo di suolo”: vuol dire “impedire la conversione di aree verdi” (o naturali) “e la conseguente impermeabilizzazione del loro stato superficiale o di parte di esso.
4°) “mitigazione del consumo di suolo”: vuol dire che “Laddove si è verificata un’impermeabilizzazione sono”... “adottate misure”... “ tese a mantenere alcune delle funzioni del suolo e a ridurre gli effetti negativi diretti o indiretti significativi sull’ambiente e sil benessere umano”.
5°) “compensazione del consumo di suolo”: vuol dire che “Qualora le misure di mitigazione adottate in loco siano state ritenute insufficienti”, si passa “facendo altro altrove”. Il termine “compensazione” può essere fuorviante: non significa che l’impermeabilizzazione può essere compensata o monetizzata. Inoltre “Le misure di compensazione sono progettate per recuperare o migliorare le funzioni del suolo evitando gli impatti deleteri dell’impermeabilizzazione”.

Il confronto di queste definizioni, presenti negli Orientamenti della Commissione Europea, con il contenuto dei tanti disegni di legge presentati in Parlamento, rafforza la nostra convinzione che corriamo il rischio di una nuova colata di cemento e di un ingrossarsi dei portafogli di speculatori e mafiosi. Ovviamente il tutto condito come ha scritto Salvatore Settis il 1° giugno u.s. su “La Repubblica”: “La strana alleanza in salsa verde”.

A queste cinque azioni né aggiungo una sesta: la decementificazione . In essa si identifica la volontà di chi amministra per togliere il cemento da dove non doveva essere posto dai precedenti amministratori.
Detto ciò, la Fillea ritiene che esistano due livelli di azione: una da sviluppare sul territorio e l’altra da sviluppare nazionalmente. La prima, nelle mani degli amministratori del territorio, e la seconda, nelle mani dei parlamentari e del governo. Chiaramente, in entrambi i livelli, un ruolo importante è svolto dai cittadini, dalle associazioni, dal sindacato, dai partiti, etc...

Non esiste solo il livello nazionale, sarebbe un grave errore pensarlo. Gli articoli 9, 41, 44, e 137 della Costituzione ci danno il perimetro entro il quale i soggetti del governo e della gestione del territorio si devono muovere. Al parlamento spetta il compito di salvaguardare il “Bel Paese” e alle istituzioni locali spetta il compito di far convivere il “Bel Paese” con le necessità economiche, civili e di convivenza dei cittadini.

Pertanto, anche senza una legge nazionale sulla riduzione o azzeramento del consumo di suolo, gli amministratori locali possono assumere decisioni per limitare, mitigare e compensare il consumo di suolo. Basta fare le opportune scelte politiche e amministrative. Per questo ritengo che sia importante il fermento culturale e amministrativo sulla riduzione del consumo di suolo che sta attraversando gran parte delle regioni e dei comuni, e prima tra tutte la regione Toscana.

Noi ci aspettiamo che i prossimi giorni servano a diradare le tante nebbie ancora presenti sull’argomento. Chi può decidere senza una legge nazionale lo faccia senza aspettarla, chi deve fare una legge nazionale la faccia per la riduzione del consumo del suolo e non per salvaguardare interessi “presumibilmente” eterni o per proteggere, direttamente o indirettamente, gli interessi dei personaggi di Sciascia o Rosi.

Evitiamo di prestare tanta attenzione ai diritti di edificazione (ma perché sono eterni o non annullabili?) e poniamo l’attenzione sulla creazione di spazi non impermeabilizzabili, per avere la certezza che gli interessi saranno riversati sull’impermeabilizzato.Bisogna vietare l’impermeabilizzazione per rigenerare i quartieri e i comuni e per ricostruire e valorizzare i luoghi già edificati.

Questa nuova edilizia richiede lavoratori, tecnici e imprese che abbiamo professionalità e competenze oggi poco presenti sul mercato. Per questo pensiamo che un ruolo possa e debba essere svolto dalla contrattazione sindacale, dalla bilateralità e dalla formazione.

Le imprese che finalizzano il proprio interesse nell’avere “lavoretti” semplici, con lavoratori poco qualificati e professionalizzati, con conoscenzesufficienti a realizzare una soletta a cottimo, non hanno un futuro e spesso sono strumenti di illegalità anche mafiosa.

La Fillea ritiene che ancora qualche milione d’italiani possano e debbano continuare a vedere la filiera delle costruzioni come uno dei settori primari dell’economia italiana. Muratori, carpentieri, piastrellisti, installatori, lavoratori del cemento, lapidei, cavatori, geometri, ingegneri, architetti, restauratori hanno ancora un futuro nelle costruzioni. Questa volta non per distruggere il “Bel paese”, ma per valorizzarne la bellezza.

Vedi qui la presentazione della legge da parte dell'assessore Marson e il link al resto della proposta approvata dalla Giunta regionale
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