L’autostrada che rischia di asfaltare i paesaggi di Piero della Francesca
Jenner Meletti
«La storia della Sgc (Strada di grande comunicazione) E78 Grosseto- Fano fa impallidire quella della Salerno-Reggio Calabria. “Inventata” da Amintore Fanfani alla fine degli anni 60, è diventata un’eterna Incompiuta». La Repubblica, 19 ottobre 2013

URBANIA (PESARO URBINO) — Parlano sottovoce, come in un santuario. «Ecco, questo è il balcone di Piero». La valle del Metauro si stende sotto gli occhi e sembra un arazzo. «Questa è la valle e quelle sono le colline dipinte da Piero della Francesca nei Trionfi del dittico di Federico da Montefeltro e Battista Sforza. Fare passare qui una superstrada, anzi un’autostrada, è come sfregiare un quadro. È come cancellare un pezzo di Rinascimento». Non ci sono No Tav, fra le colline che partono da Fermignano, passano da Urbania e arrivano a Mercatello. Ci sono persone che amano la loro terra e la vogliono difendere da inutili offese. «Deve passare qui — racconta l’architetto Antonella Celeschi — la E78, superstrada che deve collegare il Tirreno all’Adriatico. Il progetto iniziale ci andava bene. Ecco, guardi quelle colline che si chiamano Farneto, San Pietro, monte del Pianto delle donne… La strada doveva passare in corte gallerie mentre i tratti all’aperto erano al margine della valle. Da qui, dal Balcone di Piero, non si sarebbe visto nulla. Invece nel nuovo progetto, per risparmiare, le gallerie sono scomparse, la superstrada è diventata un’autostrada a sei corsie e il tracciato taglia la valle proprio nel mezzo».

La storia della Sgc (Strada di grande comunicazione) E78 Grosseto- Fano fa impallidire quella della Salerno-Reggio Calabria. “Inventata” da Amintore Fanfani alla fine degli anni 60, è diventata un’eterna Incompiuta. Dopo cinquant’anni solo 127 dei 270 chilometri previsti, secondo l’Anas, sono «ultimati e in esercizio». Un appalto per 12 chilometri è stato consegnato ad aprile, ma ci sono da finanziare ancora due tratti per una spesa — ancora dati Anas — di 4 miliardi 365 milioni di euro. «Secondo le ultime notizie arrivate dal governo e dalle tre Regioni interessate — raccontano quelli del neo Comitato No allo scempio della Fano-Grosseto — al posto della superstrada ora vogliono costruire un’autostrada a pagamento: il progetto è stato presentato dalla ditta austriaca Strabag, in project financing, che in cambio incasserebbe i pedaggi per 45 anni. Così laspesa scenderebbe di 1 miliardo 300 milioni rispetto a quella prevista ».

Luogo di ritrovo del comitato è l’agriturismo Pieve del Colle, proprio sopra il Balcone di Piero. «Ecco, solo da qui — raccontano l’architetto Antonella Celeschi, lo scenografo Egidio Spugnini che ha lavorato per Monicelli, Montaldo e Scola, e l’informatico Claudio Cerioni — si possono spiegare i nostri no a questa arteria. Là a sinistra, appena fuori dalla visuale del Balcone, si vedono alcune fabbriche. Sono tutte chiuse o in grave crisi. C’era ad esempio l’Allegrezza, che produceva profilati in legno. Negli anni 70 e 80 questa che è chiamata anche la valle di Asdrubale — perché qui i romani sconfissero il fratello di Annibale — era diventata la“valle dei jeans”, con decine di piccole fabbriche e laboratori. La superstrada E78 è stata progettata prima di questo sviluppo ed arriva invece adesso, quando le fabbriche sono chiuse e i jeans sono un ricordo. Lo sappiamo bene, attraversare l’Italia fra i due mari è sempre stato un problema serio. Per questo il nostro non è un no assoluto. Chiediamo che la strada scorra soprattutto in galleria, come previsto nel progetto originale, e che non rovini il territorio. Anche a causa della crisi sta nascendo un nuovo sviluppo economico: dove c’erano le fabbriche adesso ci sono un centinaio di agriturismi. Il paesaggio è il nostro petrolio, il turismo è la nostra miniera».

Le colline ritratte da Piero della Francesca sono state «trovate» da Rosetta Borchia, fotografa e pittrice e Olivia Nesci, docente di geomorfologia a Urbino, diventate «cacciatrici di paesaggi». «Si è sempre pensato — racconta Rosetta Borchia — che i grandi pittori del Rinascimento avessero creato paesaggi immaginari. Ora alcuni di questi sono stati ritrovati. Eranonascosti tra le colline del Montefeltro ».

Si faranno incontri e assemblee, per difendere questi profili fragili e bellissimi. «Quelli che sono nati qui e non si sono mai mossi — dice Claudio Cerioni — quasi non si accorgono della bellezza della nostra terra. Certo, anche qui la voglia di novità e di modernità non è mancata: ci fu quasi una festa, quando a Urbania venne acceso il primo semaforo. Ma quando nel 2009 è stato proposto un impianto eolico, con pale di 120 metri su 20 chilometri di crinale, siamo riusciti a organizzare un referendum, il primo in Italia, e il progetto è stato bocciato. Proporremo un referendum anche per difendere la valle del Metauro». «La nostra valle è stretta — racconta Antonella Celeschi — e la cicatrice dell’autostrada non si risanerebbe più. Per costruirla servirebbero sbancamenti, opere di riporto, zone di stoccaggio dei materiali… Abbiamo purtroppo un esempio concreto. Dieci anni fa è stato costruito un altro pezzo della Fano-Grosseto, con la galleria della Guinza, 2,4 chilometri, che parte da Mercatello ed esce in Umbria. C’è una sola canna con appena due corsie, senza quella di fuga. Adesso non è più a norma. Questa opera ormai inutile insiste sul torrente Sant’Antonio: era una fonte di acqua purissima e adesso è un torrente morto. Vogliamo distruggere anche la valle del Metauro?».


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