Indipendentismo paesaggistico
Giorgio Todde
Impossibile, in Sardegna, entrare nella questione dei tanti separatismi, sovranismi, indipendentismi, autonomismi, autodeterminazioni e autarchie senza suscitare reazioni... >>>


Impossibile, in Sardegna, entrare nella questione dei tanti separatismi, sovranismi, indipendentismi, autonomismi, autodeterminazioni e autarchie senza suscitare reazioni intemperanti o senza ricevere lezioni di identità. Dunque non lo facciamo. Ma c’è un aspetto preoccupante e pregiudiziale che indebolisce la sostanza delle incalcolabili correnti indipendentiste. Anche di quelle che contengono la sostanza migliore. E’ il pericoloso indipendentismo paesaggistico.

Questa “corrente di pensiero” consisterebbe nel lasciare ai sardi pieni poteri sul loro paesaggio liberi da Roma ladrona, dallo Stato sopraffattore e dall’algida Europa. Ma i fatti – i fatti e non sofistiche teorie – dimostrano in cosa consista il pericolo. Tutti sappiamo che il nostro Piano Paesaggistico, adottato a maggio del 2006, è la conseguenza provvidenziale del Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio.

Però tutti ricordiamo anche come nel 2009, una schiacciante maggioranza di elettori sardi abbia determinato la vittoria dei pasdaran del cemento i quali dichiararono guerra al Piano definito giogo crudele, ostacolo a una indefinita crescita dei sardi i quali fioriscono, si vede, solo se li fertilizzano con il cemento.

Ma il Piano è saldo e resisterà al tentativo sterile, in atto da quattro anni, di cancellarlo. Oggi i fatti – sempre i fatti – dimostrano che senza l’obbligo attuale di modificare il Piano insieme con il Ministero – ossia, se fossimo indipendenti – noi lo avremmo già cancellato per democratica e fiera volontà isolana. Magari avremmo ampliato con molti metri cubi anche nuraghi, domus de janas e tombe dei giganti. Insomma, se fossimo “paesaggisticamente indipendenti” il Piano sarebbe nato e subito morto nella sua culla, la Sardegna.

Però, per fortuna, non esercitiamo nessuna indipendenza paesaggistica. E oggi a difendere il paesaggio dell’Isola c’è il Ministero “lontano”, i suoi uffici “lontani” e leggi concepite “lontano”, imposte dalla tirannide italiana e europea. Mentre i sardi hanno votato per ricoprire d’altri mattoni la loro terra. Lo Stato e l’Europa – i siti di importanza comunitaria andrebbero moltiplicati e rafforzati – costituiscono un sistema imperfetto, d’accordo, ma, nell’attesa vana della “coscienza di chi siamo e dove viviamo”, questa tutela articolata e stratificata esiste ed opera. Dà i brividi l’idea di affidare il paesaggio al capriccio politico di un comune o di una regione, all’estro di sindaci, giunte e consiglieri volatili.

E’ poiché è ovvio che le bellezze e le risorse della Sardegna non sono solo sarde, come Pompei non è dei campani o il Colosseo non è dei romani, poiché è fuori discussione che il patrimonio paesaggistico – e ambientale – non appartiene ad una singola comunità, oggi la temporanea maggioranza politica che governa l’isola non detiene il potere di agire in solitudine su temi che coinvolgono un’intera nazione.

Cosa sarebbe accaduto al paesaggio sardo senza lo Stato negli ultimi settant’anni? Nessuna legge Bottai, nessuna legge Galasso, nessun Codice del paesaggio. Non avremmo avuto il Piano paesaggistico e, se anche lo avessimo prodotto, lo avremmo cancellato dal 2009 quando vinse la mistica del mattone libero.

Lo Stato sarebbe “invasivo” su questi temi? Altre, altre sono le invasioni.
I sardi che sognano di diventare emiratini, le migliaia di ettari nelle mani di società lontane, spesso adorate dalle nostre devote comunità locali, le vicende di ogni singola speculazione – ancora fatti – dimostrano come la collettività e i suoi rappresentanti siano fragili, come tanti isolani creduli approvino quei progetti. E sono la prova che una vera indipendenza non è nell’animo dei nostri trecentottanta comuni perché un accettabile autogoverno passa per la difesa tenace della propria terra, metro per metro, particolare per particolare. Qua, invece, la vendiamo.



Sullo stesso tema
Giorgio Todde
Un giornalista di vero talento, Alberto Statera, inventò per Cagliari un definizione eterna. La chiamò città delle tre Emme. Massoneria, Medici e Mattone. Logge, ospedali e imprese formicolano ...
Giorgio Todde
La parola nostalgia ha poco più di tre secoli. Nel 1688 uno studente di medicina di Basilea, Johannes Hofer, osserva che alcuni soldati
Giorgio Todde
Sul Blog di Grillo guerra senza quartiere al consumo di suolo: “Ogni giorno il cemento sommerge un’area di suolo vergine pari a 100 campi di calcio… non c’è più tempo da perdere… concretizzare sul territorio una grande battaglia… proposta di legge... (segue)
Ultimi post
Eddyburg
Sono passati due anni dalla scomparsa di Edoardo Salzano. Un urbanista che non ha mai smesso di analizzare le trasformazioni urbane. Un intellettuale libero e coraggioso che con determinazione guardava avanti e non si arrendeva davanti alle ingiustizie. Un maestro. Lo ricordiamo ripubblicando uno dei suoi scritti, ancora profondamente attuale, sul mestiere dell'urbanista.
Eddyburg
Un iniziativa per ragionare sulla questione della casa a cinquant’anni dall’approvazione della prima legge per l’edilizia residenziale pubblica. Il progressivo abbandono delle politiche di edilizia residenziale ha determinato nuove disuguaglianze, aggravato i problemi pregressi, amplificato i divari territoriali, che il Covid ha accentuato e reso ancora più evidenti. Vogliamo discuterne in questo seminario organizzato in due sessioni, che riprende le vertenze che portarono all’approvazione della legge, racconta la parabola inversa delle politiche pubbliche fino al loro sostanziale azzeramento, per poi ricollegarsi all’attualità toccando attraverso alcuni casi emblematici della questione della casa in Italia.
Eddyburg
Cliccando nella barra in alto potete accedere a tutti gli articoli inseriti in oltre diciotto anni di attività e impegno per una cultura dell'abitare fruire e governare il territorio che sia suscettibile di assicurare condizioni di vita soddisfacenti sotto il profilo dell'equità e della libertà di accesso ai beni comuni, della capacità e possibilità di partecipare al governo della cosa pubblica. E' ancora una versione provvisoria del sito, perciò alcune cose funzionano male o presentano degli errori. Ci stiamo adoperando per sistemare tutto nel più breve tempo possibile.
Eddyburg
Il programma definitivo della prima edizione dei seminari di eddyburg
Redazione di eddyburg
Nell’anniversario della scomparsa di Eddy Salzano il 23 settembre abbiamo organizzato un’iniziativa per ricordare l’importanza e l’attualità del suo pensiero e della sua attività. Qui le videoregistrazioni della I Sessione del convegno “Eddy Salzano: le tappe di un percorso politico e culturale per una città più giusta” con gli interventi di Mauro Baioni, Giulio Tamburini, Vezio De Lucia, Paolo Berdini, Roberto Camagni, Anna Marson, Maria Pia Guermandi, Giancarlo Storto, Giancarlo Consonni, Paolo Baldeschi.
CopyrightMappa del sito
© 2021 Eddyburg