Piano Casa: poco lavoro e paesaggio devastato
Antonietta Mazzette
Ancora una denunciadelle devastazioni perpetrate dalla giunta Cappellacci. Ma restano confinate sui mass-media dell’Isola, mentre dietro l'alibi dell'"aggiornamento" tentano di distruggere le tutele del "piano Soru". La NuovaSardegna, 30 agosto 2013


Gli effetti perversi e previsti del Piano Casa (nelle suediverse edizioni) sono ormai visibili anche ai più distratti, compresi ifrequentatori stabili della Costa Smeralda. Manufatti improbabili sono sorticome funghi lungo le coste, così come negli insediamenti urbani vi sono statinumerosi abbattimenti di edifici, tanto di quelli degradati quanto di quelli dipregio, sostituiti da costruzioni sovradimensionate. Manufatti prevalentementevuoti perché, checché se ne dica, non c’è popolazione sufficiente che possaoccuparli e le persone che hanno bisogno di una casa, continuano a non vederesoddisfatto il loro bisogno primario perché non si possono permettere diaccendere i mutui per acquistare queste nuove residenze. A quanto pare anchegli sceicchi utilizzeranno lo strumento del Piano Casa per ampliare gli stazzi.E poco importa che ciò venga fatto con gusto (il nostro) oppure no. Di sicuropotranno permettersi architetti che faranno di tutto per assecondare i gusti dichi paga le loro parcelle. La responsabilità è degli architetti o dei nuoviproprietari? Direi di no, ma di chi ci amministra (male) regionalmente direi disì. Il Piano Casa ha risolto qualcuno dei problemi sociali ed economici deisardi, così come avevano promesso i promotori e sostenitori di questostrumento? Neppure uno. Si è creato un po’ di lavoro qua e là, pocoqualificato, a termine e sottopagato. Lavoro scarso e povero a fronte di unaltissimo costo in termini di aggressione al territorio e senza una qualsiasiidea di riqualificazione complessiva. Rispetto al Piano Casa poco hanno potutofare gli amministratori locali, giacché sono stati esautorati dal governoregionale e non hanno potuto impedire – anche se lo avessero voluto – i troppiscempi che si sono perpetrati in questi ultimi anni. I frequentatori abituali diCosta Smeralda (le Marzotta in prima fila) si sono accorti di questi effettiquando davanti alle loro ville immerse nella macchia mediterranea sono sortiedifici sovrastanti le colline che si affacciano sul mare e che impedisconoloro la bella vista di cui hanno goduto finora. Questo fatto ci rende solidalicon detti frequentatori? Neanche un po’, è ciò che è già accaduto ad Alghero,Castelsardo e via dicendo a persone che, magari, hanno investito la loroliquidazione per acquistare una casa al mare, che hanno pagato un sovraprezzoper i piani più alti e che all’improvviso si sono visti defraudare del bene (mail paesaggio non è un bene pubblico?) acquisito a caro prezzo. Ma avremmosolidarizzato anche con i frequentatori della Costa Smeralda se avesseroprotestato contro le politiche del presidente Cappellacci, così come ha fatto(inutilmente e per senso civico) una manciata di persone all’indomani delleprime dichiarazioni. Probabilmente, se avessero protestato anche loro, vista lasensibilità dei nostri governanti verso chi ha denaro e “conta”, a detta dellecronache mondane, forse saremmo riusciti ad evitare alla Sardegna uno strumento“fuori luogo” come il Piano Casa, così tanto voluto dall’allora presidenteBerlusconi e acquisito in tutta fretta dalla nostra Regione, la prima che haadottato il Piano Casa e che, almeno per questo, si colloca ai vertici dellagraduatoria.
Qualcuno dei fautori del Piano Casa ha pensato di fare unavalutazione costi/benefici delle loro decisioni? Ho paura di no. In Italia nonsi usa mai lo strumento della valutazione degli interventi proposti e adottati,né pre e né post.  Eppure, sul PianoCasa  non sono mancati i pareri degliesperti (dai giuristi ai sociologi ed economisti) e anche degli imprenditoripiù attenti e lungimiranti, e tutti hanno espresso pareri negativi. Inoltre,dar conto degli effetti equivarrebbe a dire che di affari se ne sono fattimolti in termini di speculazione, ma ciò non si è tradotto in ricchezza per lapopolazione e, tanto meno, in occupazione. Chi pagherà i danni prodottiall’ambiente e al territorio dal Piano Casa? Nessuno dei responsabili. Eppure,mi piacerebbe che anche in Italia e in Sardegna qualcuno iniziasse a pagare ilconto, magari bonificando a proprie spese quei territori che ha contribuito adegradare, oppure rendendosi utile ai servizi sociali.


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Fausto Martino
Sotto attacco in Sardegna quanto resta della svolta impressa 14 movimento Progetto Sardegna, per difendere della tutela le qualità del paesaggio minacciati dagli interessi affaristici dei cementificatori dello coste. Con commento (e.s.)
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Il Fatto Quotidiano, 5 maggio 2018. Imbrogli, imbroglietti e imbroglioni per tentar di cancellare il piano di Renato Soru per la difesa delle coste della Sardegna. Da che parte sta l'attuale presidente della Regione?
Costantino Cossu
il manifesto, 20 aprile 2018. Niente da fare. Da quando Renato Soru non c'è più le coste della Sardegna sono governate dagli "sviluppisti", più o meno aggressivi: il paesaggio è una variabile subordinata. con postilla
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