Perfino lo "Zingarelli"...
Vezio De Lucia
Perfino gli eredi del grande filologo Nicola Zingarelli , fondatore   del rigoroso Vocabolario della lingua italiana  che da lui prende nome, tradiscono il buon senso e la cultura per accodarsi al senso comune. Il tarlo della falsa "modernità ha davvero scavato a fondo



Il vocabolario Zingarelli 2013 è sicuramente un’opera di gran pregio. Oltre 143.000 voci, 72.000 etimologie, 5.400 parole dell’italiano fondamentale, 9.000 sinonimi. Più di 1.000 schede illustrano le sfumature di significato che esaminano gruppi di parole analoghe definendone l’uso e il contesto più appropriati. Poi ci sono 3.000 parole da salvare, per esempio intrepido, ineffabile, rigoglio, sfarzo, pavido, nitido, che tendono a essere dimenticate perché televisione e giornali privilegiano coraggioso, indescrivibile, grande sviluppo, lusso, pauroso, chiaro, sinonimi più comuni ma meno espressivi. Queste e altre qualità dell’opera si leggono nella quarta di copertina dello Zingarelli 2013.

Benissimo. Invece no. No perché la prima pagina di copertina e il dorso del vocabolario sono occupati da una foto a colori del Colosseo di notte illuminato, e l’immagine è attraversata dalle scie fosforescenti di veicoli in movimento sulla via dei Fori Imperiali. Mi pare evidente che si tratta di un insulso tentativo di rappresentare l’incontro fra il nuovo e l’antico, la dinamica modernità delle automobili con la solenne fermezza del più celebre monumento dell’antica Roma. Ma dalle parti dello Zingarelli lo sanno che da più di trent’anni, e non solo a Roma, si discute dell’eliminazione della via dei Fori Imperiali? La sottrazione del Colosseo dall’indecorosa funzione di spartitraffico è una delle battaglie sostenute da Antonio Cederna per tutta la vita. Com’è possibile che tutto ciò sia ignorato da uno strumento fondamentale e tradizionale della cultura italiana come il vocabolario Zingarelli?
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